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Zona Franca, un nuovo statuto fiscale

Quali i vantaggi e i limiti per la Sardegna? Sabato scorso incontro-dibattito promosso dal movimento civico Sassari Libera

ZonaFrancaSassari. Sabato scorso sì è svolto a Sassari, nella sala Angioy del palazzo della Provincia, un affollato incontro-dibattito promosso dal movimento civico Sassari Libera per analizzare le molteplici problematiche connesse alla realizzazione della zona franca in Sardegna. È stato infatti rilevato dagli organizzatori che si tratta di una delle grandi incompiute nel cammino autonomistico della Sardegna. Prevista inizialmente dallo statuto della Regione, la zona franca ha trovato riconoscimento in varie disposizioni normative e in alcuni pronunciamenti giurisprudenziali anche da parte della Corte Costituzionale. Tuttavia non ha trovato finora applicazione concreta né vi è uniformità di vedute circa la sua reale portata e utilità.

Alla Zona Franca riferita all’ambito regionale si collega poi l’attuazione delle zone franche urbane, volte a favorire gli investimenti economici nei quartieri degradati e obiettivamente svantaggiati tramite la leva delle esenzioni fiscali. «In entrambi casi – ha sottolineato il presidente di Sassari Libera Luigi Satta – è evidente che tali strumenti potrebbero dar luogo a nuove opportunità di sviluppo economico da non trascurare. Occorre quindi uscire dall’impasse e mettere in atto i passaggi tecnico-istituzionali per rendere finalmente operativa la zona franca a tutti i livelli».

SassariLiberaSimboloIl primo dei relatori, l’avvocato Francesco Scifo, che supporta da anni la causa della zona franca, ha tracciato il quadro della vertenza ancora in atto per rivendicane l’attuazione. Questa è perfino approdata nelle aule della Corte di giustizia dell’Unione europea. Secondo Scifo, non mancano le premesse giuridiche per la realizzazione della zona franca. Basterebbe applicare le disposizioni vigenti, ma tutto si arena di fronte all’inerzia e perfino all’ostruzione finora riscontrate a livello amministrativo. Scifo, in particolare, punta il dito contro la Regione, cui spetta a suo avviso il compito di assumere un atteggiamento meno ambiguo e più propositivo. A sua volta, il costituzionalista Omar Chessa, ha analizzato i profili giuridici della materia. Partendo dalle disposizioni della Costituzione che legittimano a pieno titolo le eventuali agevolazioni atte a colmare il gap economico e infrastrutturale della Sardegna, circa la zona franca Chessa ha illustrato i passaggi istituzionali, finora trascurati. Partendo dal disposto del decreto legislativo n. 75 del ’98, che in attuazione dello statuto sardo prevede l’istituzione delle zone franche in Sardegna, il relatore sostiene che debba essere la Regione a delimitare le zone franche e a proporre quindi allo Stato anche le disposizioni necessarie per la loro operatività. A ciò dovrebbe far seguito un accordo politico tra Stato e Regione, da sancire infine con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Solo in tal caso la zona franca diverrebbe pienamente operativa. Sta di fatto che la Regione non si è mai attivata in tal senso.

Hanno poi riscosso interesse tra i numerosi presenti le relazioni dell’avvocato Paolo Aureli e del dottor Carlo Sardara, che hanno analizzato rispettivamente le disposizioni concernenti le zone franche urbane e i vantaggi che ne derivano. Essi consistono in una serie di agevolazioni concernenti tra l’altro le imposte sui redditi, l’Irap e le imposte municipali. L’intento è ovviamente quello di contribuire alla rivitalizzazione economica e sociale dei quartieri urbani più svantaggiati e degradati.

Tra i successivi interventi si segnalano quelli dei consiglieri regionali Gaetano Ledda (PSd’Az) e Antonello Peru (Forza Italia), i quali hanno messo in evidenza la necessità di un atteggiamento più propositivo e meno arrendevole della classe politica regionale nei confronti del Governo centrale, oltre all’esigenza di cogliere tutte le opportunità in grado di innescare nuovi impulsi di sviluppo. Sono stati seguiti con molta attenzione anche gli interventi dei Sindaci di Santa Giusta, Antonello Figus e di Tortolì, Massimo Cannas, che hanno esposto le iniziative adottate per l’istituzione della zona franca negli ambiti portuali di rispettiva competenza.

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