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Voci di donna, giovedì “Jana” al Teatro Verdi

Nel testo di Cosimo Filigheddu il declino di una città raccontato dalle sue rovine. Con Teresa Soro, Marta Pedoni e Andrea Garrucciu

Teresa Soro

Sassari. Dopo il successo dei primi due concerti il terzo appuntamento della Rassegna “Voci di Donna” organizzato da Teatro e/o Musica è una nuova produzione dedicata al teatro ed affidata all’interpretazione della attrice Teresa Soro su un testo di Cosimo Filigheddu. Lo spettacolo in scena al Teatro Verdi giovedì 17 alle 21 può essere considerato la prosecuzione del precedente lavoro di Filigheddu “Julia” ambientato tra le rovine del castello di Sassari e presentato nel 2014 all’interno della rassegna dedicata all’universo femminile. «Sono stato molto contento di proseguire la collaborazione con “Voci di donna’ – dice Filigheddu – in questo nuovo progetto ho voluto raccontare il declino di una città: Sassari e al tempo stesso il ruolo della donna come elemento di superamento di questo declino». I luoghi della storia di Sassari diventano protagonisti di in un testo teatrale che ha la forza di un grido e di una denuncia.

Il titolo rimanda alla cultura sarda: “Jana” un nome proprio che in sardo ha anche il significato di ninfa, divinità protettrici di boschi, fiumi e altri luoghi naturali.

Interpretata da Teresa Soro, Jana racconta il declino di una città in un percorso tra le rovine tristi e affascinanti del passato di Sassari e tenta di strapparla al suo destino, affermando che la predominanza del maschio e il suo egoismo sono la cifra con la quale leggere la storia della decadenza dell’isola e della città. Accanto a Teresa Soro altri due personaggi interpretati da Marta Pedoni e Andrea Garrucciu dialogano tra loro in un percorso narrativo di grande fascino che attraverso le riprese video di Eugenio Unida porta lo spettatore fuori dal palcoscenico nei luoghi della Sassari dimenticata. «Teresa Soro oltre ad aver interpretato Jana con grande sensibilità e coinvolgimento – conclude Filigheddu – ha realizzato anche una magnifica regia ricca di spunti originali». Il pomeriggio di Jana è arrivato improvvisamente nel giro di un secolo, un battito di ciglia rispetto alle migliaia di anni lungo i quali lei si è aggirata nella natura sarda e nelle opere umane. Non trovando più luoghi in cui la natura intatta le dia la forza di vivere, Jana si è ridotta a dimorare in edifici abbandonati e in rovina dove però, proprio perché abbandonati dall’uomo che li ha costruiti, si riforma a poco a poco l’illusione di una armonia con l’ambiente naturale. Sino a un finale sconvolgente e inaspettato dove è messa in discussione ogni apparente certezza. Fonica e luci Marcello Cubeddu, riprese video Eugenio Unida, coordinamento scenico Teresa Soro.

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