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Un ospedale pediatrico in Sudan

Inaugurata la struttura all’interno di un progetto di Aics/Maec, Aispo e Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Sassari

OspedalepediatricoSudan1Sudan. Inaugurato nel mese di ottobre l’Ospedale Pediatrico di Port Sudan. Ristrutturati anche il Maternity Hospital e l’Accademy of Health Sciences, nell’ambito di un progetto triennale di cooperazione finanziato dall’Agenzia Italiana Cooperazione allo Sviluppo e implementato dal Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Sassari, in collaborazione con la Ong Aispo.

Sono stati inaugurati lo scorso 20 ottobre i laboratori Centrali e l’Ospedale Pediatrico di Port Sudan, nel quadro di un progetto triennale di cooperazione finanziato dall’Agenzia Italiana Cooperazione allo Sviluppo/Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e implementato dal Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Sassari, in collaborazione con la Ong Aispo, Associazione Italiana per la solidarietà tra i popoli.

Il progetto, che ha il coordinamento scientifico del professor Salvatore Rubino, docente di Microbiologia e Microbiologia clinica dell’Università degli studi di Sassari, ha previsto anche la ristrutturazione e l’equipaggiamento del Maternity Hospital e dell’Accademy of Health Sciences della città sudanese e numerose attività di assistenza tecnica e di formazione portate avanti da medici, infermieri, microbiologi in lunga e breve missione, tra i quali le dottoresse Antonella Santona e Maura Fiamma.

OspedalepediatricoSudan2Presso il Maternity Hospital, a seguito dell’intervento, c’è stato un aumento tra il 10% e il 25% delle visite e delle nascite: a titolo di esempio, ad agosto 2019 sono stati registrati 323 parti mentre nello stesso mese del 2016 se ne registravano 250. All’interno dell’Ospedale Pediatrico è stata ristrutturata Pediatria generale (con un settore dedicato alle malattie respiratorie) e Neonatologia (con un settore dedicato ai prematuri e i neonati di peso inferiore ai 2 kg) per un totale di 44 letti. Ogni anno circa 6100 pazienti vengono ricoverati, il 20% dei quali non ha compiuto un mese di età.

«Nei laboratori centrali di Port Sudan – spiega il professor Rubino – non esisteva un servizio di microbiologia in grado di elaborare la diagnosi batterica. Grazie al progetto è stato introdotto il Microscan Autoscan 4, un apparecchio semi automatico che consente in contemporanea l’identificazione delle specie batteriche e il loro antibiogramma».

OspedalepediatricoSudan3«Inoltre – continua – l’introduzione della Polimerasi Chain Reaction (PCR) e degli strumenti ad essa associati, necessari per l’estrazione e la visualizzazione del Dna amplificato, permetteranno l’identificazione molecolare di quei batteri difficili da coltivare e di virus direttamente dai campioni clinici. Il nuovo laboratorio molecolare è stato costruito seguendo le linee guida WHO (3 stanze adiacenti) necessarie per evitare le contaminazioni molto più probabili in un paese in via di sviluppo. Una tecnologia, questa, che consentirà di individuare i patogeni presenti a livello locale e i meccanismi d’azione legati all’antibiotico-resistenza diffusa nella regione. Un beneficio, dunque, per tutta la popolazione».

«Il progetto – conclude Salvatore Rubino – ha inoltre migliorato le conoscenze professionali tecnico-pratiche di circa 800 insegnanti e studenti dell’AHS, tutor, mentor, ostetriche, infermieri, medici, pediatri, tecnici di laboratorio e ricercatori universitari. Le formazioni si sono tenute presso le nuove strutture ospedaliere ristrutturate. Dettaglio non trascurabile per il Sudan, paese poverissimo e di forte migrazione, con infrastrutture estremamente fatiscenti, in particolare nel settore pubblico».

Il progetto si inserisce in un quadro più ampio della Cooperazione Italiana negli stati dell’est del Paese e si è svolto in stretta collaborazione con Il Ministero della Sanità locale.

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