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Un bel Trovatore al Teatro Comunale

La Stagione lirica dell’Ente Concerti “De Carolis” ha proposto l’ultimo titolo in cartellone. Un allestimento che ha convinto. Ottima la regia

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Sassari. Una bella edizione del Trovatore ha chiuso la Stagione lirica 2019 dell’Ente concerti “Marialisa De Carolis”. Manca, a dire il vero, l’ultimo appuntamento in programma, il concerto di Francesco Demuro. Una tripla serata, dal 13 al 15 dicembre, per il grande tenore portotorrese, ormai star internazionale, sempre al Teatro Comunale di Cappuccini. Ma la stagione si è di fatto chiusa con “Il Trovatore”, quarto titolo di un calendario che quest’anno ha davvero soddisfatto i melomani sassaresi.

Tutto bene allora per la rappresentazione sassarese del capolavoro verdiano, libretto di Salvadore Cammarano, tratto dal “Trovador” di Antonio Garcia Gutierrez? Sì, bisogna ammetterlo. Si è trattato di un allestimento che ha convinto sotto tutti i punti di vista. A cominciare dalla regia. E possiamo dirlo almeno stavolta: finalmente una vera regia, moderna ma antica al tempo stesso, senza stravolgimenti e con soluzioni scenografiche di grande intelligenza. A cominciare dalla falsa quinta, solo disegnata, con le linee di fuga che ricordavano certi disegni visti al liceo sui manuali di storia dell’arte. Fondali che richiamavano capolavori dei maestri italiani ma anche i progetti degli architetti di oggi. Tutto all’insegna del bianco e del nero, grande luce (l’amore tra Leonora e Manrico) e tenebre più oscure che mai (l’odio di Azucena e la negatività del Conte), per non parlare della cenere, a memoria del rogo in cui morirono la madre e il figlio della zingara, presente in diverse scene e nel finale d’opera, quando la cenere stessa cala sul Conte a suggellare il tratto negativo del personaggio ma anche la vendetta di Azucena. Tutte soluzioni pensate e realizzate dal giovane regista siciliano Roberto Catalano, insieme allo scenografo Emanuele Sinisi, alla costumista Ilaria Ariemme e a Fiammetta Baldiserri al disegno luci.

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Azucena e Manrico

Qualche nota in più andrebbe invece dedicata alle voci. Ma si rischierebbe di mettere in evidenza quelle che sono in realtà solo sbavature, più che perdonabili. Bene allora il tenore Antonio Corianò (Manrico), che ha eseguito da manuale (nel senso di “come piace al pubblico”) la celebre cabaletta “Di quella pira”; altrettanto il baritono Dario Solari (Il Conte di Luna). In crescendo invece sia il soprano Chiara Isotton (Leonora) sia il mezzosoprano Silvia Beltrami (Azucena). Soprattutto la seconda è apparsa a tratti poco incisiva nella celebre “Stride la vampa” – strappando però i rumorosi applausi di un gruppo di fan – per poi riprendersi dando una magistrale interpretazione della perfida zingara. Applausi meritati anche per il giovane basso Francesco Leone (Ferrando), per il soprano Maria Bagalà (Ines) e per gli altri interpreti, Enrico Zara (Ruiz), Stefano Arnaudo (Un vecchio zingaro) e Claudio Deledda (Un messo). Benissimo ancora una volta, e va rimarcato, il coro dell’Ente Concerti guidato da Antonio Costa. Ottima l’Orchestra diretta da Alberto Maniàci.

La Stagione, come detto, si concluderà con i tre concerti del tenore Francesco Demuro accompagnato dall’Orchestra dell’Ente venerdì 13, sabato 14 (fuori abbonamento) e domenica 15 dicembre.

Luca Foddai

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