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“Un ballo in maschera”, Verdi nella Guerra civile americana

Secondo titolo in cartellone della stagione lirica del De Carolis. Nella rilettura del regista Pier Francesco Maestrini compare anche Lincoln. Ottimi Cellia Costea e Alessandro Liberatore

 

 

BalloMaschera1Sassari. Manca qualcosa. “Un ballo in maschera” che convince ma non entusiasma e che strappa applausi solo dalla fine del primo atto. Eppure la versione proposta dell’Ente Concerti “Marialisa De Carolis” non è certamente da confinare negli angoli della memoria. Secondo titolo del cartellone 2016, venerdì scorso ha sancito il ritorno a Sassari di un titolo che ha fatto la storia della musica. Nel bene – belle melodie, con un fugato tema ricorrente, e ottima partitura di un Giuseppe Verdi degli anni migliori – e anche nel male, per le vicissitudini incontrate con la censura. Anzi, le censure, prima quella borbonica, poi quella pontificia. Ma le note del Cigno di Busseto, su libretto di Antonio Somma, alla fine si sono imposte, tanto che fin dalla prima, al Teatro Apollo di Roma il 17 febbraio 1859, fu un successo.

Applausi anche al Teatro Comunale di Cappuccini. Meritati, sia chiaro. Perché sul piano musicale le note positive ci sono state tutte. A cominciare dal tenore Alessandro Liberatore, per la settima volta a Sassari, nei panni del conte Riccardo, e dal soprano Cellia Costea, lo scorso anno Aida e adesso un’ottima Amelia. Bene – anche se ogni tanto ha fatto capolino qualche incertezza – il giovane baritono Ernesto Petti nel ruolo di Renato, amico fidato del conte fino alla scoperta dell’amore segreto tra quest’ultimo e sua moglie Amelia. Convincente, anche sul piano recitativo, il soprano Giuliana Gianfaldoni (Oscar, il paggio del conte), 23 anni. Un discorso diverso merita Bruna Baglioni, mezzosoprano che ha fatto la storia della lirica, a Sassari nel ruolo della maga Ulrica. L’evento era anche il suo ritorno in città, dove aveva debuttato nello stesso ruolo, sul palcoscenico del Teatro Verdi, nel 1975, al fianco di Carlo Bergonzi e di una giovanissima Mariella Devia. Al termine del primo atto il saluto d’obbligo per lei da parte del pubblico (che forse avrebbe dovuto applaudire con maggiore calore). Coraggiosa, in ogni caso, la sua interpretazione. Nel cast anche due sardi, il basso Gianluca Lentini (Samuel, uno dei congiurati) e il tenore Francesco Congiu (sdoppiato nel ruolo del giudice e di un servo di Amelia), e poi il basso Enrico Rinaldo (Samuel) e il baritono Federico Cavarzan (Silvano). Bene l’Orchestra dell’Ente Concerti De Carolis, diretta dal greco Myron Michailidis, e il Coro del De Carolis, diretto da Antonio Costa.

BalloMaschera2Una trama moderna per l’epoca, con addirittura l’uccisione sul palcoscenico di un nobile, un governatore, diventato nella versione finale quello di Boston, ma che nell’originale avrebbe dovuto essere addirittura il re di Svezia. Un po’ troppo per i censori di metà Ottocento, soprattutto dopo il fallito attentato a Napoleone III ad opera del solito anarchico italiano. Ed ecco allora lo spostamento cronologico imposto a Verdi, che aveva concepito l’opera in un periodo a lui contemporaneo e che dovette portare il tempo degli eventi a due secoli prima. A Sassari il regista Pier Francesco Maestrini, che ha ripreso uno spettacolo nato nel 2004 a Rovigo, ha spostato la vicenda agli anni della composizione di “Un ballo in maschera”. All’incirca, perché la Guerra di Secessione è di lì a poco. Ma a non convincere è proprio l’ambientazione in piena Guerra Civile americana, con la presenza dello scontro tra Nordisti e Sudisti e la evidente forzatura del riferimento all’omicidio di Abramo Lincoln in un teatro, luogo adattato per il ballo in maschera di Riccardo. Con la stridente nota del paggio Oscar trasformato nel Rusty affiancato dal fido Rin Tin Tin (cane conosciuto da chi era bambino negli anni ’50 e ’60), che francamente poteva essere evitata. Una proposta (sia chiaro, anche a Sassari si sono viste riletture ben peggiori di altri titoli) che snatura, forse un po’ troppo, il carattere decadente e macabro, ma anche beffardo, con cui l’opera è stata consegnata alla storia. Ogni tanto allestire una versione vicina a come l’avevano concepita gli autori non guasterebbe.

Belle le scene curate da Alfredo Troisi, a cui si devono anche i colorati costumi.

La replica è fissata per domani, 6 novembre, alle 16,30. Il prossimo appuntamento della Stagione lirica, il prossimo 18 novembre, sarà “L’Arca di Noè” di Benjamin Britten, cuore del Progetto scuole dell’Ente Concerti “De Carolis”. (lufo)

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