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Troiane, il lato oscuro dell’animo umano

Al Teatro Comunale di Sassari, nell’ambito della stagione di prosa della CeDAC, grande successo dell’opera di Seneca

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(foto Roberto Pintus)

Sassari. Sabato 9 febbraio al Teatro Comunale di Sassari, all’interno del Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna organizzato dalla CeDAC (La Grande Prosa/Stagione 2018-2019) è andato in scena con grande successo “Laros Troiane” di Seneca con Paolo Bonacelli, Edoardo Siravo, regia Alessandro Machìa. Tutti gli attori coinvolti nella recita hanno dato il meglio di sé facendo calare lo spettatore nell’atmosfera dell’epoca grazie anche a una suggestiva coreografica e a un’attenta ricostruzione dei personaggi e della giusta interpretazione del capolavoro drammaturgo scritto dallo scrittore e filosofo dell’epoca romana Seneca. Così, il fascino ambiguo del “discorso del potere”, oltretutto un dramma di straordinaria modernità ha messo in risalto la lucida ferocia e la capacità di fare il male, lo spirito “demoniaco” che alberga nel cuore degli esseri umani.

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(foto Roberto Pintus)

Nella pièce di Seneca che si ispirò al dramma di Euripide, le donne di Troia – regine e principesse – sopravvissute alla sanguinosa conquista della città e immerse nel lutto per la perdita dei loro mariti e padri, fratelli, figli e nipoti – non hanno avuto timore a guardare in faccia i nemici, i condottieri achei, con l’eroica disperazione di chi non ha più nulla da perdere e attende il solo conforto dalla morte. L’amara sconfitta – dopo dieci anni di assedio – infatti aveva così trasformato le donne in preda e trofeo per i vincitori, ormai ridotte in schiavitù ma eroine di coraggio. Ecuba, infatti, secondo l’interpretazione di Seneca, darà voce al suo dolore per il destino di Troia e la perdita di Priamo e Andromaca piangerà la morte del piccolo Astianatte, mentre la giovanissima Polissena verrà immolata per volontà di Achille; Elena, accusata di aver scatenato il conflitto con le sue azioni temerarie, si lamenterà della sua sorte mentre il coro ricorderà le devastazioni del gioco delle armi. Così, mentre Agamennone – capo dell’esercito ellenico – e l’astuto Ulisse rappresenteranno i due differenti punti di vista – l’uno che invita alla saggezza e alla moderazione, l’altro presago di pericoli e deciso ad annientare quel che resta delle forze avversarie – fosse pure un bambino. Ma è la potenza delle parole a sottolineare gli spaventosi disastri e la sofferenza delle vittime di un’impresa militare, nell’illusione di una gloria effimera e pagata con il sangue.

Seneca rivela così il lato oscuro dell’animo umano e le conseguenze di quella sfrenata ambizione e sete di ricchezza e potere che muovono e travolgono il mondo, senza pietà, incuranti delle vite spezzate. Insomma, ancora una volta una scelta azzeccata per il pubblico sassarese quella di mandare in scena un’opera scritta in tempi ormai tanto lontani dai nostri ma che mostrano l’attualità dei fatti anche per noi.

Giulio Favini

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