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Trapianti in Sardegna, da Sassari oltre il 50 per cento delle donazioni di organi

Al Grazia Deledda il convegno organizzato dall’associazione Prometeo per sensibilizzare alla donazione

Sassari. L’isola ha buone prospettive di miglioramento nell’ambito delle donazioni e dei trapianti. Sassari ha dimostrato di essere un centro importante, sia dal punto di vista della segnalazione delle donazioni sia dell’attività di coordinamento. Un risultato che si è concretizzato grazie anche al ruolo svolto dalla Rianimazione dell’Aou, da dove sono arrivate oltre il 50 per cento delle donazioni di tutta la Sardegna. Premesse che consentono di essere ottimisti anche per l’anno nuovo. Nascono inoltre nuove prospettive come le donazioni a cuore fermo, possibili grazie alla presenza di professionisti con grandi esperienze.

È quanto emerso questa mattina al convegno dal titolo La donazione degli organi e il follow up dei trapiantati del Nord Sardegna, organizzato all’hotel Grazia Deledda dalla sezione sassarese dell’associazione Prometeo, con il patrocinio dell’Aou di Sassari.

«Questa è una giornata molto importante, fortemente voluta dalla nostra associazione e dall’Aou di Sassari – ha sottolineato il presidente regionale di Prometeo Pino Argiolas – rivolta sia ai trapiantati sia alla promozione della donazione. E Sassari sta facendo dei grandi passi. Proprio oggi abbiamo avuto notizia che nell’isola siamo arrivati a 64 trapianti, con una media discreta. E se si pensa che alcuni organi sono andati anche fuori dalla Sardegna le donazioni stanno andando molto bene. Dobbiamo mettere in evidenza il risultato dalla Rianimazione di Sassari, perché dal Santissima Annunziata sono arrivati oltre il 50 per cento degli organi che sono stati donati in tutta la Sardegna».

Dopo i saluti iniziali del vicesindaco di Sassari Gianfranco Meazza e del coordinatore provinciale di Sassari Marco Di Battista, è stata la volta dei medici dell’Aou di Sassari. A loro il compito di illustrare il follow up dei pazienti trapiantati di fegato, con il dottor Giuliano Alagna dell’ambulatorio di Epatologia, dei pazienti trapiantati di cuore, con il dottor Pietro Sanna della Cardiologia, e dei pazienti trapiantati di rene con la dottoressa Maria Cossu.

E proprio quest’ultima nel suo intervento ha ricordato l’impegno della Nefrologia, dialisi e trapianti dell’Aou di Sassari per l’attività di trapianto. «Un’esperienza bellissima», ha detto la nefrologa ricordando appunto il primo trapianto a Sassari, avvenuto il 24 febbraio 1989. «Era il dicembre 1987 quando nasceva la Nefrologia – ha ricordato ancora – ma il giorno del trapianto è stato il momento più bello. Il trapianto di rene, dal punto di vista chirurgico è più facile rispetto agli altri, ma per noi rappresenta un’emozione che non può essere eguagliata, in particolare quando l’organo riprende la sua funzionalità».

Sono stati 251 i trapianti realizzati a Sassari sino al 2011, anno in cui terminò l’attività. «Abbiamo anche fatto 19 trapianti a pazienti provenienti dalla penisola, da Milano, Genova, dalla Toscana e dalla Campania. Dopo esserci trasferiti dal Palazzo Rosso alla nuova ala del Santissima Annunziata – ha proseguito la specialista dell’Aou – e dopo la realizzazione della nuova sala di Neurochirurgia, dove si sarebbero dovuti effettuare gli interventi, intervenne la legge Balduzzi che fissò la presenza di un solo centro trapianti ogni 2 milioni di abitanti. Il nostro centro venne chiuso. Si potrà riprendere a Sassari a fare i trapianti? Noi siamo pronti», ha concluso.

Il direttore sanitario dell’Aou di Sassari, il dottor Franco Bandiera, che ha ricordato il risultato ottenuto dall’Aou di Sassari nei primi nove mesi del 2021 con 37 segnalazioni di donatori e 20 donatori effettivi, ha annunciato che in Aou i nuovi prelievi di rene saranno effettuati dal direttore di Urologia. «Sassari è stato centro trapianti, penso che nel futuro bisognerà pensare in una logica di rete regionale piuttosto che di centro». La novità a cui ha fatto cenno il direttore sanitario dell’Aou di Sassari ha riguardato poi una nuova metodica di espianto. «Si valuterà il programma dell’espianto a cuore fermo, che in altre regioni già si effettua: noi abbiamo tutti i professionisti e le competenze per attivarlo e svilupparlo, anche se andranno implementate le risorse umane necessarie».

È stata quindi la coordinatrice locale dei trapianti, la dottoressa Paola Murgia, a sottolineare che «dobbiamo continuare a sensibilizzare la popolazione per ridurre le opposizioni». E ha ricordato che l’Aou di Sassari ha di recente deliberato la procedura aziendale per l’accertamento di morte encefalica e donazione d’organo, un documento che illustra e precisa il percorso aziendale riguardante la corretta individuazione del potenziale donatore di organi.

«La Sardegna è una regione dalle grandi potenzialità – ha detto il coordinatore regionale del centro trapianti Lorenzo D’Antonio – e se la donazione è un livello essenziale di assistenza, come è stato ribadito anche più volte, la donazione poggia sul grado di cultura anche degli stessi addetti ai lavori».

Il coordinatore regionale ha evidenziato l’attività delle segnalazioni e delle donazioni negli ultimi quattro anni. Nel 2018 sono state registrate 59 segnalazioni, 37 donazioni e 30 opposizioni; nel 2019 83 segnalazioni, 41 donazioni e 19 opposizioni; nel 2020 66 segnalazioni, 36 donazioni, 15 opposizioni quindi nel 2021 95 segnalazioni, 48 donazioni e 23 opposizioni.

E se questi sono i numeri realizzati in Sardegna, grazie alle donazioni dei sardi anche alcuni pazienti della penisola hanno potuto tornare a nuova vita grazie ai 14 reni, 20 fegati e 1 cuore che hanno varcato il Tirreno.

Sulle donazioni si è soffermato anche il presidente nazionale del centro trapianti Massimo Cardillo, il quale ha ricordato come queste stiano riprendendo nel post pandemia, con un incremento di +7 che mette l’Italia in una posizione intermedia a livello internazionale.

«La rete trapianti in Italia è una rete efficiente – ha detto Cardillo – ed è una eccellenza nel panorama del sistema sanitario nazionale. Però si possono ancora ridurre le opposizioni alla donazione: c’è bisogno di una forte campagna di comunicazione, oltreché di migliorare l’organizzazione degli ospedali, soprattutto per quanto riguarda gli uffici di coordinamento della donazione che si occupano di proporre tutti i potenziali donari».

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