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Teatro Comunale, tutti i limiti di una struttura

Dalla buca orchestrale troppo profonda all’acustica in alcune parti pessima, dai posti “ciechi” dai quali non è agevole vedere il palcoscenico agli impianti superati

Sassari. L’appuntamento con la Stagione lirica dell’Ente Concerti Marialisa De Carolis – patrocinata dal Comune di Sassari, che concede gratuitamente il Teatro Comunale, e realizzata anche grazie al contributo del Ministero per i Beni e le attività culturali, della Regione Sardegna e della Fondazione di Sardegna – conferma il grande interesse presso il pubblico. Quest’anno i numeri, a vendita abbonamenti ancora in corso, dicono che quasi duemila persone si sono assicurate un posto al Teatro Comunale per le cinque produzioni tra il 27 settembre e il 15 dicembre prossimi. La lirica è quindi uno dei punti di riferimento della cultura e dello spettacolo in città ma anche in tutta l’isola. Un’offerta artistica di primo livello e che si rafforza anno dopo anno, con un evidente apprezzamento di pubblico e critica.

PresentazioneStagionelirica2019Aspetti ribaditi giovedì mattina a Palazzo Ducale in occasione della conferenza stampa di presentazione del cartellone 2019. Sono intervenuti il sindaco Nanni Campus, il presidente dell’Ente Concerti Alessandro Bisail, l’assessora comunale alla Cultura Rosanna Arru, il direttore artistico dell’Ente Concerti Stefano Garau, il vicepresidente dell’Ente Antonello Mattone, il direttore del Coro dell’Ente Antonio Costa, i consiglieri di amministrazione Giuseppe Bassu e Michele Malanga.

Numeri, si diceva, sicuramente positivi, come hanno ribadito il presidente Bisail e il direttore artistico Stefano Garau (nell’intervista video in questa pagina). Ma, soddisfazione a parte, rimangono tutte le criticità che riguardano il Teatro Comunale di Cappuccini, elencate da Antonello Mattone. Una struttura concepita negli anni ’80 e già superata al momento del completamento dei lavori e dell’inaugurazione da parte dell’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel 2011. Ed ecco allora impianti di illuminazione e teatrali di vecchia concezione che impongono costi di utilizzo non più al passo coi tempi. E poi posti “ciechi”, che non consentono una piena visuale del palcoscenico. E, soprattutto, un’acustica pessima, accentuata dalla posizione dell’orchestra, costretta in una buca troppo profonda, anche per il direttore dell’orchestra che fa fatica non solo a vedere il pubblico per i saluti e i ringraziamenti (e viceversa, il pubblico non lo può vedere) ma anche a rapportarsi con i cantanti in azione. Tutti problemi di cui si parla da anni, ma che non hanno ancora trovato una soluzione.

Infine, le dimensioni del palco, queste impossibili invece da rivedere. Lo spazio dietro il sipario si sviluppa in profondità e su un lato. Sull’altro c’è infatti il muro perimetrale. Un limite che condiziona anche la scelta delle opere.

La soluzione a tutto questo? Non c’è. Il Teatro Comunale, lo dice il nome stesso, è di proprietà del Comune e soldi in cassa non ce ne sono.

Un vero peccato, perché la Stagione lirica costituisce una vera e propria “industria della cultura”. Nel corso degli anni, infatti, grazie all’Ente Concerti si sono create e consolidate figure professionali di alto livello tra artisti, tecnici e amministrativi, quasi tutti sardi e in maggioranza sassaresi, che trovano impiego, seppur stagionale, nel difficile panorama occupazionale del territorio. Ogni anno lavorano infatti circa duecento tecnici, cento orchestrali, altrettanti artisti del coro, responsabili artistici e amministrativi, stagisti e apprendisti per un totale di quasi cinquecento persone, tra cui molti giovani. Un patrimonio della città che va preservato e consolidato.

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