Sassari

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Protocollo d’Intesa tra Università di Sassari e Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria. Ratificata collaborazione decennale

FirmaProtocolloAmmPenitenziariaSassari. Mercoledì mattina nell’aula magna del Polo Bionaturalistico di Piandanna, il rettore Attilio Mastino ed il provveditore regionale dell’Amministrazione Penitenziaria Gianfranco De Gesu hanno firmato un Protocollo di intesa tra l’Università di Sassari e il P.R.A.P. della Sardegna, che ratifica e sviluppa la collaborazione già da molti anni attiva tra i due enti. Era presente anche la delegata rettorale per l’Orientamento Patrizia Patrizi. La firma dell’Intesa è finalizzata a consentire l’effettività del diritto allo studio, costituzionalmente garantito agli articoli 33 e 34, anche alle persone detenute. La sottoscrizione dell’Accordo rientra nell’ambito delle iniziative che si svolgeranno durante le Giornate dell’Orientamento “Destinazione UniSS – Un biglietto per il futuro”, nel Polo Bionaturalistico di Piandanna, dal 24 al 28 marzo, durante le quali l’Università di Sassari apre le porte a studenti, famiglie, docenti delle scuole superiori per presentare la propria offerta formativa.

La stipula del Protocollo risponde alla volontà di implementare la collaborazione istituzionale che l’Ateneo di Sassari ha già avviato da diversi anni con l’Amministrazione Penitenziaria: in particolare si intende riaffermare e rafforzare le finalità generali individuate nel precedente Protocollo di Intesa, stipulato il 19 maggio 2004 tra l’Università e il D.A.P. (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria). Il Protocollo del 2004, finalizzato alla formazione dei detenuti, alla ricerca, alla sensibilizzazione culturale nel contesto detentivo, e alla realizzazione di interventi mirati al miglioramento dell’ambiente penitenziario, coinvolgeva inizialmente gli Istituti Penitenziari di Sassari e di Alghero, ed è stato poi esteso agli altri Istituti Penitenziari del Nord Sardegna.

Il nuovo Protocollo riprende quanto già previsto nell’accordo nazionale del 2004, ma introduce importanti novità: oltre a ridefinire la durata degli accordi, quella più importante risiede nella formalizzazione dei Poli universitari penitenziari della Sardegna e nella richiesta all’Università di Sassari di fare da Ateneo capofila. Si tratta di un riconoscimento di grande valore da parte del P.R.A.P., frutto dei risultati ottenuti e dell’esperienza maturata in seno alla lunga tradizione di collaborazione dell’Università con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il Dipartimento per la Giustizia Minorile, il settore Politiche Sociali del Comune di Sassari. Risale invece al 2010 una convenzione quadro con il Tribunale di Sorveglianza di Sassari, per una più attenta analisi delle prospettive di evoluzione del sistema di esecuzione delle pene.

Secondo quanto previsto dal Protocollo con il P.R.A.P. i detenuti, italiani e stranieri, presenti negli Istituti Penitenziari di Sassari-Bancali, Alghero, Tempio-Nuchis e Nuoro, che intendano immatricolarsi o che siano già iscritti a corsi universitari, potranno seguire le attività formative proposte dall’Università di Sassari e usufruire dei servizi di orientamento, consulenza, tutorato e ricerca messi a disposizione dall’Ateneo. Gli studenti ammessi, detenuti negli Istituti Penitenziari del Nord Sardegna e in condizioni economiche disagiate, godranno inoltre dell’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie, secondo quanto stabilito recentemente dagli Organi collegiali dell’Università. In più, grazie alla Convenzione sottoscritta nel 2012 con l’Ersu che estende una collaborazione già attiva, verrà erogato annualmente un contributo per l’acquisto del materiale didattico necessario per lo studio.

Patrizia Patrizi, delegata del rettore per l’Orientamento studentesco e per le iniziative d’Ateneo connesse al Protocollo d’Intesa con il Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria attivato nel 2004, nonché agli accordi con la Giustizia minorile e con il Tribunale di Sorveglianza, si dichiara molto soddisfatta per questo nuovo ed importante traguardo, che offre una possibilità di cambiamento alle persone recluse e che consente, attraverso una sempre più proficua collaborazione tra l’Ateneo e l’Amministrazione Penitenziaria, di contribuire fattivamente ai processi di reinserimento e di inclusione dei detenuti: «È il nostro modo di partecipare, per quanto di competenza dell’Università, alla costruzione di comunità sociali inclusive e solidali: comunità fondate sulla responsabilità, sulla volontà di ciascuno e di tutti di investire energie per una convivenza pacifica, tesa a perseguire il benessere delle singole persone (siano esse autrici o vittime di reato) e della collettività. In questa direzione vanno anche molti nostri programmi di ricerca-intervento. È la direzione che Europa 2020 ci sollecita ad assumere».

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