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Stop al campus universitario a San Lorenzo

La Soprintendenza scopre un insediamento di epoca romana. Ersu, Università, Comune e Regione chiamati a conservare il finanziamento di oltre 26 milioni di euro

I primi scavi nell’area di San Lorenzo destinata al nuovo campus

Sassari. Uno stop inatteso, che mette in pericolo il finanziamento da 26,3 milioni di euro per la realizzazione del nuovo campus universitario a Sassari. L’area individuata è a San Lorenzo a Sassari. A dirla tutta, è bene già parlare al passato: l’area insomma “era” quella. Adesso bisognerà trovare una alternativa. E questo passaggio andrà fatto in fretta. I tempi infatti sono stretti. La fase progettuale va definita e chiusa entro il 31 dicembre del 2022; il campus va invece realizzato entro il dicembre del 2025. I tempi sono quindi molto stretti. Ma cosa è successo? Perché l’area di San Lorenzo non va più bene? E perché lo si è scoperto solo adesso?

Martedì pomeriggio Massimo Sechi, presidente dell’Ersu di Sassari, affiancato dal soprintendente per l’archeologia Bruno Billeci, presente il direttore generale dell’ente per lo studio Antonello Arghittu, ha illustrato alla stampa i motivi dello stop improvviso e inatteso. L’area individuata, mano a mano che procedevano i rilievi nella fase progettuale, ha rivelato la presenza di numerosi vincoli di tipo urbanistico, paesaggistico, idrogeologico. Che però sono stati superati uno a uno. Fino all’ultima scoperta: dagli scavi esplorativi condotti dalla Soprintendenza, allertata per la presenza di numerosi materiali nel terreno, è emerso che i resti individuati potrebbero essere quelli della mansio Ad Herculem, di epoca romana, ma l’insediamento nasconderebbe livelli di età precedente. La procedura si è conclusa con il parere definitivo acquisito dall’Ersu il 7 luglio scorso, a cui ha fatto seguito l’avvio del procedimento per l’apposizione del vincolo su quasi tutta l’area.

«Adesso dobbiamo pensare a salvaguardare il finanziamento – ha detto il presidente Sechi –. Ammetto che quanto emerso è spiazzante sotto tanti punti di vista: l’ente ha lavorato strenuamente durante questi anni per arrivare al miglior risultato possibile non solo per la popolazione studentesca ma per la città tutta. Questo intoppo non deve però fermarci. È necessario fare quadrato per trovare soluzioni nell’immediato che ci consentano di difendere il finanziamento ottenuto e l’idea di campus all’americana, con servizi estesi, come ad esempio campi sportivi integrati e aree comuni, di studio e di ricerca. Sassari e il nord Sardegna non possono rischiare di perdere investimenti così cospicui».

Fondi tra l’altro già “intaccati” proprio per la prima fase che avrebbe portato all’accantieramento. Ad oggi è stata sostenuta infatti una spesa di oltre 1,3 milioni di euro di cui circa 934mila per l’acquisto dell’area dall’Università di Sassari: circa 2,5 ettari e interessata da vincoli di varia natura. Per la realizzazione dell’opera, adesso stoppata, l’Ersu si è aggiudicato il Finanziamento dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (2007/2013) per 20,5 milioni di euro. Successivamente, manifestata l’esigenza di maggiori risorse, nel 2018 il finanziamento è stato traslato alla programmazione FSC 2014/2020 per un totale di 26,3 milioni di euro. La struttura avrebbe garantito 280 posti letto, con alloggi e servizi accessori (incluse strutture sportive).

«Non rimarremo con le mani in mano. Ma è chiaro che sarà una corsa contro il tempo per trovare alternative», ha ribadito Massimo Sechi. L’acquisto di un altro terreno appare un’opzione da escludere fin da ora. Puntare su strutture esistenti da ristrutturare può allora essere una strada più semplice da percorrere. Il vecchio Turritania? Il brefotrofio? O l’area dell’Inps di via Livorno? La politica dovrà dare una risposta. E anche velocemente.

Un primo commento del sindaco Nanni Campus è chiaro: «La città non si può permettere di perdere più neanche un euro dei finanziamenti ottenuti, dopo che sono andati in fumo già 20 milioni a causa della decisione scellerata di bocciare il primo progetto per la costruzione di un campus universitario. Per questo l’Amministrazione comunale si mette a totale e completa disposizione dell’Ersu e della Regione Sardegna».

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