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A spasso nel tempo

Visita al Neanderthal Museum di Mettmann (Duesseldorf, Germania). Di Valentina Guido

di Valentina Guido

Ricostruzione dell'Homo di Neanderthal
Ricostruzione dell’Homo di Neanderthal

A prima vista sembra un fotomontaggio. Ma quella freccia gigante esiste davvero nei boschi della valle di Neander (foto), e indica la grotta in cui nel 1856 alcuni operai, impegnati nell’estrazione di calcare, trovarono i resti dell’uomo di Neanderthal. Siamo in Germania, nel Land del Nordrhein-Wesfalen, a pochi chilometri da Duesseldorf.

Poco lontano da quella grotta, sorge un’ellisse di vetro smerigliato, simile a ghiaccio verde. Al suo interno si trova il museo di Neanderthal, che nel presentare i resti dell’ominide vissuto tra i 200mila e i 40 mila anni fa, ambiziosamente tenta di ricostruire l’intera storia dell’uomo. Tanto che la visita assomiglia molto a un viaggio nel tempo dalla preistoria alle metropoli moderne, evocato, più che raccontato, attraverso reperti autentici e ricostruzioni; spicca la statua parlante di Lucy, un australopiteco ritrovato nel 1974 in Etiopia, vissuto 3,2 milioni di anni fa, che addirittura racconta la propria storia in “prima persona” nell’audio guida confezionata con perizia (tedesco e inglese le lingue disponibili). E poi ancora video, installazioni, passatempi di vario genere per bambini di tutte le età. C’è persino un’enorme clessidra e qua e là, proiettato sui muri e sui pavimenti, qualche monito sull’evoluzione che suona più o meno così: “L’evoluzione va avanti. E noi dove stiamo andando”? (foto)

La storia delle scoperte di Neanderthal è complicata fin dall’inizio. Scambiati per ossa di orso, i resti di un cranio, degli arti inferiori e superiori, i frammenti del bacino e di una scapola oltre al alcune costole, rimasero ignorati fino a quando non vennero ripresi seriamente in considerazione, sulla scia del successo della teoria evoluzionista di Darwin. Il naturalista tedesco Johan Carl Fuhlrott aveva ipotizzato fin da subito che si trattasse di resti umani, ma la consapevolezza di trovarsi di fronte a una specie di ominide diversa da quelle note, arrivò molti anni dopo. Durante gli scavi realizzati tra il 1997 e il 2000, vennero trovati altri reperti che fanno parte dell’attuale collezione del museo di Neanderthal.

Luogo ben noto alle scolaresche della Germania centrale, condotte qui almeno una volta durante il corso di studi, il museo e la valle annessa sono posti poco battuti perché scarsamente pubblicizzati a livello turistico, eppure valgono il viaggio. Al di là del fascino della preistoria testimoniata dai reperti, è però l’abilità nel presentarli che fa la differenza. Non basta riempire le teche, e questo i tedeschi lo sanno bene. Molto più importante è creare intorno a quei resti un’atmosfera totalizzante, capace per almeno un paio d’ore di lasciare il mondo fuori per far respirare ai visitatori l’atmosfera delle glaciazioni, complice la mostra temporanea che recentemente esponeva i grandi animali della steppa: il mammuth, il leone, il rinoceronte, il bovino estinto uri.

E questa aura il museo di Neanderthal sa crearla molto bene.

 

Museo di Neanderthal – Mettmann (Nordrhein-westfalen, Germania). Raggiungibile in 20 minuti in treno o metropolitana di superficie dalla stazione di Duesseldorf.

Aeroporti più vicini: Duesseldorf (da Olbia e da Cagliari), Colonia (da Olbia e da Cagliari), Eindhoven (da Alghero).

https://www.neanderthal.de/en/home.html

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