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“Se non piove” tutti in piazza Santa Caterina

Giovedì 27 dicembre lo spettacolo “Hope hope Hoplà”. Prosegue la 5ª mini rassegna di teatro di strada organizzata insieme a Gurdulù Teatro

Sassari. Dopo il successo del primo spettacolo prosegue la mini rassegna “Se non piove”… L’appuntamento è a Sassari in piazza Santa Caterina il 27 dicembre e il 5 gennaio (sempre alle 19) con la mini rassegna di teatro di strada organizzata insieme a Gurdulù Teatro, con la direzione artistica di Maurizio Giordo.

Una piazza ricca di fascino e dell’ottima birra sono gli ingredienti ideali per fare da sfondo ad un progetto che offre al pubblico tre spettacoli di qualità in un teatro a cielo aperto. Tutto questo ovviamente “Se non piove”; il motto ironico, titolo dell’iniziativa, è anche la condizione che consente allo spettacolo di strada di realizzarsi. Se non piove si va in scena altrimenti si apre l’ombrello o si torna a casa.

La rassegna nasce dal successo di quattro spettacoli di artisti argentini e italiani già organizzati nei mesi scorsi da Gurdulù Teatro e BirrAjò Sassari in piazza Santa Caterina con l’idea di offrire al pubblico una nuova selezione di progetti artistici dall’approccio coinvolgente.

La rassegna, col patrocinio del Comune di Sassari, è realizzata anche grazie al sostegno del pubblico che se apprezzerà i lavori proposti potrà contribuire con libere offerte nel cappello.

Per “Se non piove” l’appuntamento è in piazza Santa Caterina il 27 dicembre alle 19 con la compagnia napoletana Teatro del Sottosuolo che presenta “Hope hope Hoplà”. Il duo di clown “I Nipoti di Bernardone”: Pasquale Imperiale e Vincenzo De Rosa propongono un progetto di giocoleria e clowneria che da vent’anni viene accolto con successo nelle piazze di tutta Italia. Il progetto punta sulla forza di quella semplicità piena di speranza che porta stupore e meraviglia, che fa sorridere l’anima ed il corpo e li rende leggeri. La sorpresa è data magari da un cappello che sembra volare, da una giostra di fuoco, dalla velocità di un numero acrobatico che l’occhio non può svelare, dalla poesia racchiusa in un gesto, dalla risata che scoppia incontrollata per un’azione improvvisa dell’uno o un’espressione dell’altro e dal coinvolgimento diretto del pubblico.

A chiudere la rassegna il 5 gennaio alle 19 è lo spettacolo di Gurdulù Teatro “Com’è nato il Giullare?” di e con Maurizio Giordo. La giullarata presentata in dialetto portotorrese e italiano è tratta, tradotta e liberamente ispirata da “Mistero Buffo” di Dario Fo. Un giullare, Mauriziello da Turris, irrompe sulla piazza, attira la gente a gran voce, saltando, suonando, giocolando… Egli racconta alla gente che prima di diventare giullare era un contadino. Aveva della terra, ma un padrone voleva portargliela via. In suo aiuto arriva Cristo, con un bacio gli dona la parola trasformando il contadino in giullare per andare tra la gente e raccontare la sua storia. Un racconto non solo divertente e festoso ma che tocca, inoltre, temi fondamentali e attuali come la relazione tra gli uomini, la condivisione, la forza di volontà, l’ingiustizia, l’amore, la solidarietà. Uno spettacolo coinvolgente, in cui il registro aulico e popolare si intreccia in una narrazione ritmico-sonora, corporea. Una storia ricca di comicità toccante, il riso si mischia al pianto, e tutto quel che c’è intorno, una campana, un cane, un passante, persino una suoneria di un cellulare, può entrare nel racconto e dare spunto a un’improvvisazione, rendendo la giullarata un evento sempre unico. E tutto il racconto è arricchito dai quei mezzi: strumenti musicali, mimo, giocoleria, micro magia che rendono, il giullare un essere multiplo.

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