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Scuola e servizi sociali, tutti i sinonimi di “tagliare”

L’Associazione delle donne sardiste (A.Do.S.) di Sassari si rivolge all’assessora Monica Spanedda. Dal 2013 ad oggi in città si registra un progressivo incremento di alunni portatori di disabilità

 

ADOS logo COLORESassari. L’Associazione delle donne sardiste (A.Do.S.) di Sassari, riunitesi nella sede di piazza Castello per avviare la celebrazione dell’8 marzo, ha scelto di manifestare la propria solidarietà alla comunità femminile per eccellenza e per vocazione: la scuola, insieme alle fragilità che in questo momento l’affliggono. Le donne sardiste hanno voluto raccogliere il disagio delle scuole della città, quello delle mamme degli alunni disabili, delle loro insegnanti, delle operatrici dei servizi di assistenza socio educativa, di tutte le donne che a vario titolo, dalle collaboratrici alle dirigenti, la abitano. L’idea é dare un contributo di riflessione ed esprimere vicinanza ad un mondo che coinvolge pienamente l’universo femminile e che in queste ultime settimane si rivolge, guarda caso, ad una donna che ricopre il ruolo di assessora ai Servizi sociali. Ebbene, anche noi donne sardiste le domandiamo se non le pare che a Sassari i termini Rimodulare, Accorpare, Dimensionare, negli ultimi tempi non siano chiarissimi sinonimi del verbo “Tagliare”. Sì perché come lei sa, certe parole o meglio certi verbi, nel definire ogni singola azione, tuttavia, rimandano ad un’unica ragione: il “maledetto” bisogno di risparmiare. Peccato che si vada sempre a ferire il mondo della scuola che nella sua complessità raccoglie malesseri di ogni genere, da quelli strutturali, a quelli sociali, senza trascurare i disagi delle famiglie, la frantumazione dei servizi di assistenza, gli abbandoni, i fenomeni degenerativi.

Dal 2013 ad oggi in città, come in tutta la regione, si registra un progressivo incremento di alunni portatori di disabilità, dato che tenderà a crescere nei prossimi anni. La gravità e la contemporanea presenza di problematiche individuali nelle singole classi, ha reso necessario l’intervento oltre che di ulteriori docenti di sostegno, anche di figure professionali aggiuntive, con specifiche competenze e ruoli. È risaputo infatti che solo grazie alla possibilità di attivare azioni sinergiche è pensabile progettare nella scuola percorsi inclusivi ottimali per alunni con disabilità. L’ingresso dei servizi socio-educativi a fianco ai docenti della classe, nell’ infanzia e nella preadolescenza, è in grado di incidere sulla riduzione delle disuguaglianze e sul futuro aumento delle opportunità di “mobilità sociale” delle persone più fragili. Nella nostra città l’accessibilità a tali servizi è essenzialmente condizionata dalla capacità o mancanza di capacità del Comune di investire su queste fasce d’età, ma anche e soprattutto dalla continuità o frammentarietà nella loro gestione, dalla discontinuità degli stessi, dalla frequente mancanza di interazione tra i soggetti coinvolti (famiglie e scuola) oltreché dal modesto impulso all’innovazione e dalla limitata ed intempestiva diffusione di nuove pratiche. Offrire un servizio che entra a pieno titolo nella progettazione didattica ed interromperlo bruscamente e senza preavviso dopo soli quattro mesi di lavoro, ha comportato l’altrettanto brusco arresto di un processo avviato, che per raccogliere frutti, avrebbe richiesto di essere portato a termine e monitorato in itinere. Impoverire il percorso educativo alla solidarietà e alla formazione individuale favorisce la discriminazione e alimenta lo sviluppo di eventi ad essa connessi. L’inattesa recente “rimodulazione” dunque, imposta alle scuole della città, ossia l’evidente carenza organizzativa ed il conseguente vuoto amministrativo, ha determinato in primis un arretramento del processo evolutivo di molti alunni e poi, il crescente costo a carico delle famiglie, in particolare dei nuclei più fragili e dei contesti più svantaggiati; il disorientamento di classi intere durante il lavoro quotidiano; il tutto, proprio in un momento fondamentale per lo sviluppo delle capacità cognitive che inevitabilmente inciderà sui percorsi scolastici e di socializzazione anche nelle fasi successive della vita dei giovani studenti.

L’Amministrazione, a dimostrazione dello sforzo fatto finora, cita misure descrittive degli interventi operati (soldi stanziati, numero di bandi emessi, autorizzazioni emanate, progetti ridondanti, numero di soggetti effettivamente coinvolti o potenzialmente coinvolgibili). Misure che, per quanto informative, risultano scarsamente utili, non dicono nulla degli effetti ottenuti ad oggi, non risolvono i problemi che le stesse inadeguate misure hanno determinato. Infatti i cambiamenti nelle variabili che gli interventi intendevano modificare vengono attribuite all’esistenza stessa dell’intervento, interpretandole come prova della sua efficacia, viceversa dunque, l’interruzione repentina degli interventi le renderebbe inefficaci. Il monitoraggio poi, pare non sia stato mai effettuato dal comune, né è stato richiesto alle insegnanti. Mentre è risaputo che la misurazione dei risultati sarebbe indispensabile alla trasparenza dell’azione pubblica, nei confronti dei contribuenti e dei cittadini, delle famiglie, di tutti gli operatori coinvolti, quali strumenti utili per stabilire la validità e la durata dell’intervento stesso. Per ricostruire in maniera credibile il risultato di un processo educativo inclusivo, non serve improvvisare. Servono dati e metodi appropriati, che dovrebbero essere raccolti sin da una fase precedente l’avvio dell’intervento stesso, in itinere e a termine. Questo si fa in un progetto serio. Fornire strumenti conoscitivi che partendo dall’esperienza servano a migliorare la fase successiva, dopo aver capito se questi interventi hanno funzionato e nei confronti di chi. Dobbiamo sapere se alla “buona” intenzione della “rimodulazione” corrispondono i miglioramenti – tanto evocati dall’assessora – dei bambini disabili sassaresi o invece siano semplicemente il frutto dell’ennesimo taglio al risparmio, in una previsione di bilancio comunale in tutta evidenza lacunosa; decisamente sbilanciata, insensibile ai bisogni dei cittadini, delle famiglie e della scuola.

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