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Sassari, un lungo declino

Trent’anni di un fenomeno accentuato oggi dal virus. È il nuovo libro di Daniele Sanna. Un’analisi dei primi mesi dell’emergenza epidemica, ritornata attuale più che mai

Sassari. Il coronavirus continua a scandire le nostre giornate. Sono passati nove mesi e, a parte le settimane tra luglio e agosto durante le quali ci ha concesso un po’ di respiro, dai primi di ottobre è ritornato prepotentemente a dettare i tempi della quotidianità e anche del nostro futuro prossimo. Un po’ di luce si inizia finalmente a vedere: nei primi mesi del 2021 inizierà la distribuzione del tanto atteso vaccino (o dei vaccini). Sarà una nuova fase, una sorta di transizione verso il ripristino della normalità. Il presente però ci ricorda i numeri dell’emergenza. Ieri, sabato 7 novembre, il Comune ha comunicato gli ultimi dati aggiornati relativi alla città di Sassari: i cittadini positivi al virus Sars-Cov-2 sono 469. Di questi, 37 sono ricoverati in ospedale con il covid: non sono disponibili altre informazioni, ma si può dedurre che tutti gli altri siano in isolamento domiciliare, con o senza i sintomi del covid. Il giorno prima, il 6 novembre, i positivi in totale, della sola città di Sassari, erano di meno, 445.  Numeri che dicono molto sulla situazione in questo momento nel secondo comune della Sardegna. Il 26 marzo scorso, quindi in piena prima fase della pandemia, i nuovi positivi erano nove, ma il dato si riferiva a tutta la provincia, che adesso invece galoppa con incrementi addirittura a tre cifre (ieri, sabato 7 novembre, si sono registrati 242 nuovi casi tra il Sassarese e la Gallura)(aggiornamento: domenica sono stati 154, sempre tra il Sassarese e la Gallura). Un confronto impietoso e preoccupante. Su quella drammatica prima fase della scorsa primavera Daniele Sanna, studioso di storia delle istituzioni finanziarie, ha curato il libro “La crisi di Sassari e il coronavirus. Un lungo declino”, pubblicato da Iskra edizioni e da pochi giorni in libreria. Nato come instant book, 75 pagine, edito in agosto, si presenta innanzitutto come un’analisi dello stato sociale ed economico di Sassari, città che guarda con troppa nostalgia al passato. Tre i capitoli: Un lungo declino economico, La crisi del Covid-19, Una non conclusione, più un’appendice molto ben documentata su come i media locali hanno seguito i 60 giorni di marzo e aprile della prima fase del coronavirus. Settimane forse adesso, con i numeri di una vera ondata epidemica, dimenticate troppo velocemente e che invece hanno costituito la cartina di tornasole dei grandi problemi che la sanità sassarese, legata strettamente tra l’altro con il mondo universitario (l’Aou, ovvero i complessi ospedalieri tra viale Italia e viale San Pietro, è del resto un’Azienda Ospedaliero-Universitaria), non riesce a superare, in questo non agevolata dalla politica regionale, e anzi i vertici dell’Aou ammettono di avere terminato i posti letto disponibili e di essere costretti a spostare e ridimensionare due interi reparti (Geriatria e Gastroenterologia, accorpati ad altri) per liberare spazi per i pazienti covid nell’ala sud del Santissima Annunziata.

L’intervista

Quando è stato scritto il libro?
«Fra aprile e maggio. Ma è a marzo che ho iniziato a raccogliere articoli di giornale e appuntare qualche frase. In quei giorni, per via di un numero limitato di casi di coronavirus concentrati, soprattutto, all’interno di alcune case di riposo, la città sembrava in tilt: la crisi degli ospedali, le draconiane ordinanze del sindaco e le notizie della stampa (che non sempre arrivavano) sono state un buon motivo per l’inizio di un nuovo libro».

Come in parecchie altre realtà, non solo territoriali, l’emergenza sanitaria iniziata lo scorso marzo continua a mettere in evidenza tutte le carenze e i problemi non solo di carattere economico e sociale. Per Sassari c’è anche altro, come dice il titolo: un lungo declino.
«Il declino di Sassari e la recente crisi del coronavirus non sono, purtroppo, elementi così distanti. Si pensi a quanto pesa sulle strutture sanitarie avere un’enorme invecchiamento demografico (frutto anche dell’emigrazione dei nostri giovani). La crisi di Sassari è un fenomeno storico che meriterebbe maggiori studi e approfondimenti anche da un punto di vista storico economico. Una parte del volume è dedicata proprio al lungo declino».

Un punto di svolta sono stati gli anni Novanta. La monocultura (sopravvissuta) del Petrolchimico si avviava alla fine e la classe politica locale non ha capito quale potesse essere una nuova alternativa.
«La crisi che abbiamo avuto negli anni Novanta ha finito per rappresentare un momento importante di cesura. La crisi dell’industria era ormai chiara per tutti. La classe dirigente, anche da prima, avrebbe dovuto ragionare sul sistema produttivo del territorio.  Oltre alla politica, che sembra avere le colpe principali, ci sono anche altri attori: dai sindacati alle associazioni di categoria delle imprese e all’università, non ultimi i media spesso troppo distratti. Per ritrovare delle importanti discussioni sulla crisi di Sassari bisogna ritornare un po’ indietro. Qualcuno forse ricorderà l’inchiesta sulla crisi del territorio condotta nel 1989 da Vindice Lecis».

Esiste una narrazione, ormai consegnata al mito, di una Sassari capitale morale, culturale e politica della Sardegna. Forse lo è stata in passato, oggi non lo è di certo. Però ancora da diverse parti si insiste su questo primato.
«Quanto sta accadendo in questi ultimi anni ci deve far riflettere. I nostri miti crollano. A proposito della classe politica, ad esempio, ricordo che oggi non c’è nemmeno un sassarese nella Giunta regionale. Ma anche sugli altri miti di tipo culturale dovremmo interrogarci. Dopo l’uscita del volume mi è capitato di leggere una lista dove si riportano i nomi e le date di nascita dei professori e degli allievi illustri del Liceo Azuni. Nel documento ne sono riportati circa 30: politici, intellettuali, ecc.. Il penultimo dell’elenco è Luigi Manconi (nato nel 1948), l’ultima Elisabetta Canalis (1978). Sembra che nella seconda metà del Novecento l’Azuni (tanto celebrato) non abbia sfornato allievi illustri, salvo la Canalis. Forse non è così, tuttavia è necessario quando si parla di Sassari – e del suo primato culturale – interrogarsi sul passato e sul presente».

Nell’appendice del libro sono raccontati i mesi di marzo e aprile a Sassari, con riferimenti ad articoli pubblicati da diverse testate. L’Unione Sarda ha avuto un approccio più “aggressivo” sulle criticità del sistema sanitario sassarese. E sul web non sono mancate prese di posizione più nette rispetto ad altre voci più istituzionali. Almeno questo aspetto, la pluralità delle voci, è un segnale positivo?
«È paradossale che sia stato il quotidiano di Cagliari, L’Unione Sarda, a porre con forza il problema del disastro della sanità, puntando il dito su una classe politica sassarese che ha fallito e non ha saputo costruire un sistema sanitario efficiente. La Nuova Sardegna è apparsa meno pungente (salvo rare eccezioni), a maggio ho letto sul quotidiano locale che un caso Sassari non aveva ragione d’essere. Ci sono state voci importanti – non sassaresi – che hanno raccontato i fatti del capoluogo turritano: Vito Biolchini – col suo blog – è uno di questi».

Luca Foddai

Daniele Sanna, La crisi di Sassari e il coronavirus. Un lungo declino, Iskra Edizioni, 2020, pagg. 75, euro 10

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