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“Sassari beddu e caru”

A cura di Bruno Lombardi ritorna (per adesso in formato digitale) la raccolta di poesie in lingua sassarese di Antonino Calvia, fratello di Pompeo

Sassari. La famiglia Calvia riserva l’ennesima sorpresa. Stavolta protagonista è Antonino, fratello del più conosciuto Pompeo, ma altrettanto grande personalità nella Sassari a cavallo tra XIX e XX secolo. “Sassari beddu e caru” è una raccolta di poesie in lingua sassarese scritte nel 1888 e adesso riscoperta da Bruno Lombardi, scrittore e cultore appassionato della storia della città, responsabile dell’Archivio Siotto Calvia. Per il momento la silloge è disponibile in formato digitale kindle.

“SASSARI BEDDU E CARU di Antonino Calvia: poesie manoscritte di fine ‘800 in lingua sassarese con traduzione in italiano, e lettera dedicatoria a Sebastiano Satta”. A cura di Bruno Lombardi

 

Antonio Calvia Diana nasce a Sassari nel 1870, dall’illustre Salvatore Calvia Unali e Antonietta Diana Casabianca; 14esimo figlio della coppia e fratello del celebre Pompeo Calvia, Antonino muore di malattia il 2 novembre 1908 a Cagliari, alla vigilia della sua ulteriore nomina a rettore del Convitto Nazionale. Trentotto anni di vita, onorati da numerose qualità umane, artistiche e professionali: sì, perché Antonino Calvia è stato un pregiatissimo intellettuale; capacità intellettuali che lo hanno portato a diventare avvocato, censore di convitti nazionali, conferenziere di fama internazionale, critico d’arte, poeta e scrittore teatrale. Interessante, sapere che grandi poeti e scrittori quali d’Annunzio e Carducci lodavano grandemente la personalità e la preparazione culturale di Antonino Calvia e ne condividevano il sentimento d’amicizia. Medesima condizione confermata anche dai Reali d’Italia, che assistettero ad una conferenza del Calvia dedicata allo stato delle opere d’arte italiane svendute all’estero. Celebri le conferenze d’arte del Calvia su Van Dick, il grande pittore fiammingo, sul Salmo 121 e sul Canto XI del Purgatorio di Dante. Autore di diverse opere letterarie, Antonino Calvia le lasciò pressoché inedite, nel senso che alcune di queste furono esposte in pubblico ma senza offrirle in alcuna pubblicazione libro. Tra queste, numerose, ricordo: il romanzo “Il porto di Genova”, il dramma “Le allodole”, il monologo poetico “Il ventaglio”, le “Conferenze d’arte”, il libro di “Pensieri”, e i sonetti poetici di “Sassari beddu e caru”. Antonino Calvia non si è mai sposato e il suo corpo giace nel cimitero monumentale Bonaria di Cagliari. Il sepolcro lo modellò lo scultore Francesco Ciusa e divenne un’opera d’arte commemorativa nata dall’estro del famoso artista, commissionata per sottoscrizione popolare di città legate alla figura del giovane avvocato e conferenziere. Antonino Calvia veniva descritto in molte città italiane come «un figlio della forte, generosa e negletta Sardegna». In questo volume, che ho voluto curare sotto gli auspici del nipote diretto, il dottor Antonio Mario Siotto Calvia, è presente quell’eco culturale immortale riservato ai grandi personaggi della nostra storia italiana. Antonino Calvia è restituito al mondo intellettuale a più di 100 anni dalla sua scomparsa.

SASSARI BEDDU E CARU è una breve raccolta poetica scritta da Antonino Calvia nel 1888 e ripresa in mano dallo stesso nel 1908 a pochi giorni dalla sua morte. In questo lasso di tempo di un ventennio l’insieme poetico è completato da una lettera dedicatoria all’illustre Sebastiano Satta.

Nella lettera dedicatoria di “Sassari beddu e caru” di Antonino Calvia a Sebastiano Satta notiamo un’ottima amicizia tra i due, dove viene citato un “cenacolo” di artisti-studenti in via Munizione Vecchia nel centro storico di Sassari. In quel ritrovo, covo d’arte, è interessante notare come il nuorese e il sassarese comunicavano e si confrontavano senza limiti di comprensione, in una vera e propria condizione di ricerca linguistica, di indirizzo antropologico, direi. Scritte a 18 anni di età, le poesie di “Sassari beddu e caru” non paiono risentire dell’inesperienza giovanile del Calvia. Infatti, si nota una certa padronanza del rapporto tra lingua scritta e lingua orale, che ben si riflette nella traduzione di ogni singola poesia in lingua italiana. Sì, perché è anche questa l’innovativa forma letteraria proposta: allegare alla poesia principale in sassarese la sua corrispettiva traduzione in italiano. Perché scrivere in due forme linguistiche? Per poter richiamare l’istruito lettore cittadino ad una maggiore conoscenza delle consuetudini popolari di Sassari e per poter avvicinare alla lettura un pubblico d’oltremare e isolano che non conosce il linguaggio sassarese. In queste due dinamiche comunicative emerge, a mio avviso, un’impronta di indirizzo di ricerca linguistica che si lega all’affermazione stessa del Calvia nella lettera al Satta: «Le pagine sarebbero stati come sonetti e canti… che valessero a far conoscere le differenze etniche tra il nuorese e il sassarese». Il progetto poetico del Calvia e del Satta non fu pubblicato nel 1888, e neanche nell’ottobre-novembre del 1908, come Antonino si era promesso di fare, poiché muore pochi giorni dopo. E questo fatto, seppur ingiusto, offre una riflessione: prima di morire la raccolta poetica lo rimanda idealmente e spiritualmente alla sua amatissima città, quella Sassari indimenticabile celebrata in “Sassari beddu e caru”. Oggi sono onorato di offrire quello che era stato tolto per la degna e giusta collocazione di Antonino Calvia nella Storia d’Italia. E Sassari e la Sardegna dovranno ricordare questo grande personaggio.

Le poesie di “Sassari beddu e caru” vengono accennate da Pompeo Calvia nel 1908 e 1909 su alcune riviste letterarie e come forma di omaggio alla memoria di Antonino Calvia. Ma il titolo dell’opera non è citato, come non sono elencate le poesie, salvo “Lu ninniddu”, che viene pubblicata su di un numero del periodico artistico e letterario “L’isola” del 1909. La pubblicazione che presento oggi, nel 2020, è inedita e integralmente riferita all’originale del Calvia. Egli l’ha prodotta in due copie, e quella integrata con la lettera rivolta al Satta è la definitiva e pronta per la pubblicazione negata dalla morte del nostro illustre.

Non tutte le poesie di Antonino sono dei sonetti, come, appunto, “Lu ninniddu”: forse l’autore ha voluto integrare anche altri tipi di liriche, per diletto o come uno studio personale, non solo come ricordo dei giorni della giovinezza. Scritta su di un quaderno, la raccolta poetica di “Sassari beddu e caru” è un insieme di 14 poesie che presenta forme culturali multiple legate tra loro: poetica, sociale, linguistica, storica. Storica, perché gli scritti sono simili a finestre che si affacciano sulla Sassari del 1888, in cui è possibile rilevare lo stato delle lingue sassarese e italiana parlate in città e degli aspetti di vita sociale che indicano interessanti sfumature e particolarità. Tra le poesie del libro abbiamo “Lu carraiolu”, una poesia che parla dell’arte acquaiola di Sassari e rimanda anche al luogo storico della fontana di Rosello.

“Li Candareri” sono due poesie che l’autore dedica alla processione dei Candelieri di Sassari, conosciuta anche come Faradda. Nel primo sonetto l’autore descrive i sei ceri lignei al corteo di mezz’agosto e riserva una “polemica” alla mancata partecipazione del Gremio dei Sarti. Nel secondo sonetto l’autore descrive il corso, con il Gremio dei Massai, la Giunta Comunale e la banda cittadina, i facchini che portano il cero ligneo, e viene citata la chiesa di Santa Maria in Betlem, dove si conclude la Faradda.

“A Lu Latti Dozzi”: la poesia è un sonetto ed è dedicato al luogo e al culto della Madonna del Latte Dolce, ancora oggi presente e vivo a Sassari.

“I l’olthu” è una poesia che racconta dell’amore ancora nascosto tra un ortolano e una bella giovane. Lei sembra in un primo momento spaventata, ma poi si ricrede ascoltando le parole dell’ortolano innamorato e abbagliato dallo splendore degli occhi della ragazza che canta mentre sta lavando i panni.

Bruno Lombardi

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