CulturaSassari

Il sassarese visto dalla Germania

Laura Linzmeier, dell’Università di Ratisbona, è in questi giorni a Sassari per la sua tesi di dottorato sulla fonetica della lingua della seconda città della Sardegna

 

 

LauraLinzmeier
Laura Linzmeier

Sassari. Laura Linzmeier è una giovane dottoranda dell’Università di Regensburg, in Baviera. Rimarrà a Sassari ancora un paio di giorni, poi tornerà a casa, nel sud della Germania, nella città in cui ha insegnato per diversi anni il papa emerito Benedetto XVI (professore ordinario di teologia). A Regensburg, in italiano Ratisbona, nome che rievoca atmosfere medioevali da Sacro Romano Impero, ha sede un prestigioso ateneo nato negli anni ’60, il quarto della Baviera. Laura porterà a Ratisbona un pezzo di Sassari. Tornata per la quarta volta nel nord Sardegna, sta infatti preparando la sua tesi di dottorato su un argomento che può a noi apparire sorprendente perché ad occuparsene è una tedesca: la lingua sassarese. In realtà l’interesse da parte di una studiosa germanica verso l’Isola non deve stupire più di tanto. Il padre della linguistica sarda è stato, guarda caso, proprio un tedesco, quel Max Leopold Wagner che nella prima metà del ‘900 studiò la grammatica, la lingua e la civiltà della Sardegna.

CandelieriSantaMaria
I Candelieri, simbolo di Sassari nel mondo

A Sassari Laura Linzmeier ha parlato del suo lavoro con il professor Fiorenzo Toso, docente di Linguistica Generale all’Università di Sassari e conoscitore delle lingue minoritarie in Sardegna. E ha preso contatto anche con Fabritziu Dettori, giornalista e appassionato cultore della lingua sassarese. Fabritziu, che cura anche un programma televisivo su Telesassari.tv, da alcuni anni impartisce lezioni di sassarese ai bambini della scuola elementare di San Giuseppe nell’ambito di un progetto coordinato insieme alle insegnanti Gabriella Oggiano e Antonella Spanedda. Ai primi di ottobre Laura Linzmeier ha assistito ad una delle lezioni di Fabritziu e, trascinata dall’entusiasmo, si è anche espressa direttamente in sassarese. «Lo devo ammettere: mi ha fatto “vinì lu tzuddu”, mi ha emozionato. Una studiosa che arriva dalla Germania e parla in sassarese è una forma di riconoscimento per il nostro impegno e ci riempie di orgoglio. Sono contento anche per i bambini, che hanno sentito lei che parlava in sassarese. “Tz’à daddu amparu”, ci ha aiutato», dice Fabritziu, babbo di Marianu, che lo scorso luglio ha sostenuto l’esame di terza media facendo ricorso al sassarese. Un evento vero e proprio di cui si sono occupati i media locali ed anche l’Amministrazione comunale: il sindaco Nicola Sanna ha infatti ricevuto Marianu a Palazzo Ducale, complimentandosi per l’impegno, lo studio e l’interesse verso le tradizioni della città.

Laura Linzmeier nelle ultime settimane ha proseguito le sue ricerche sulla fonetica del sassarese. Il titolo del progetto di ricerca – si legge sul sito dell’Università di Regensburg – è “Phonetik und Phonologie des Sassaresischen”.

Laura, perché proprio il sassarese?
«Mi serviva trascorrere un mese qui per il mio dottorato. Si studia e si sono fatte tante ricerche sul sardo, mentre sul sassarese non c’è molto. Mi sono sempre appassionata alle lingue minoritarie e per questo motivo già tre anni fa avevo deciso di approfondire lo studio del sassarese. È la quarta volta che vengo nel nord della Sardegna. Mi interesso in particolare del sassarese e del sorsense».

Nel mondo accademico e nella tua università come viene visto il sassarese?
«A Regensburg sono l’unica che si occupa del sassarese. Il mio è un lavoro di settore e non inquadrato in una ricerca più grande. È un dottorato, diciamo, molto individuale. In Germania ci sono tanti che si occupano del sardo. La linguistica sarda è molto conosciuta e apprezzata».

C’è una figura di riferimento, Wagner.
«Certo. Lui ha aperto la strada allo linguistica del sardo, oggetto di studio anche in altri atenei tedeschi, come nelle università di Tubinga e Stoccarda, dove c’è un grande interesse per le lingue sarde».

Il sassarese è ancora una lingua viva?
«Secondo me dipende molto da dove si va. Per esempio, il sassarese è diffuso come linguaggio giovanile, soprattutto in senso ludico. Invece, tra i quarantenni ed i cinquantenni si sente meno».

Al sassarese manca tuttora un riconoscimento compiuto da un punto di vista letterario, pur essendoci stati nel passato grandi autori come, per esempio, i poeti Pompeo Calvia o Salvator Ruju e, negli ultimi anni, lo scrittore turritano Gian Paolo Bazzoni, recentemente scomparso. E poi l’assenza di norme ortografiche. Questo è un limite?
«Non ci sono ancora regole standard per la scrittura ed indubbiamente serve un’autorità che stabilisca una volta per tutte un’ortografia univoca. L’esigenza più immediata è anche un’altra. Gli adulti dovrebbero pensare a trasmettere la lingua ai bambini. Deve cambiare qualcosa nella testa dei parlanti».

Per tanto tempo si diceva: “no fabiddà lu sassaresu”, parla solo italiano. Ci si vergognava della propria lingua, vista come sinonimo di ignoranza. Un tratto caratteristico di tante realtà linguistiche locali non solo in Sardegna. Il sassarese negli ultimi anni sembra rialzare la testa, grazie al teatro ed alla musica folk.
«Conosco le canzoni sassaresi e questo che dici può essere vero».

Però c’è dell’altro… il futuro del sassarese sarà anche negli extracomunitari che vivono al centro storico, nel cuore di Sassari?
«Va detto che, se vuole, chiunque può imparare una lingua. Parlare il sassarese si pone indubbiamente come strumento di integrazione».

Luca Foddai

Tags
Mostra completo

Articoli collegati

Vedi anche

Close
Close
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: