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Sanità: a Sassari cronaca di una morte annunciata?

Il commento di Davide Piredda, medico, e Michele Solinas, coordinatore dei Riformatori. Nemmeno la pesante bocciatura dell’Agenas ha scosso la flemma degli amministratori regionali sardi

 

Asldirezionegenerale
La sede dell’Ats

Sassari. «Ingoiato il rospo de “La pagella di metà mandato” di Franco Meloni, con le sue valutazioni fin troppo generose seppure nettamente insufficienti, nemmeno la pesante bocciatura dell’Agenas, Agenzia Nazionale per i servizi sanitari Regionali, autorevole osservatorio della performance sanitaria, ha scosso la flemma degli amministratori regionali sardi». Lo dicono in una nota Davide Piredda, medico e componente del coordinamento dei Riformatori, e Michele Solinas, coordinatore provinciale dei Riformatori.

«La notizia non ha avuto grande clamore in chiusura di anno, soffocata dal roboante annuncio dell’entrata in funzione della Azienda per la Tutela della Salute (ASL Unica) con sede a Sassari. Diciamocela tutta, non c’era certo bisogno di scomodare le raffinate elaborazioni del Ministero per qualificare l’attuale livello della sanità sarda, ma tant’è che da queste non possono che arrivare drammatiche conferme. Se ne emerge il ritratto complessivo di una regione fanalino di coda con un terzo delle strutture che erogano prestazioni valutate a livelli medio-bassi, liste d’attesa infinite per accertamenti e cure ai pazienti oncologici ed insufficiente tempistica di risposta agli indicatori di intervento nell’emergenza chirurgica, impossibile non riconoscere, specie nel territorio sassarese, patria della neonata azienda unificata, il riflesso di questo quadro generale fallimentare», proseguono Piredda e Solinas, che così proseguono: «Non c’è che da complimentarsi, a Sassari la sequela di disagi derivata dall’incorporamento dei principali presìdi ospedalieri, peraltro facilmente prevista con largo anticipo da chi scrive, è stata ripagata con valutazioni ministeriali tutt’altro che da incorniciare. Permane tra l’altro un contesto di totale indifferenza alla straziante insufficienza nel nord Sardegna di strutture di lungodegenza adeguate per intensità di cure e per numero, che impone di arginare la richiesta con ricoveri per acuzie, alimentando una voragine di sprechi che getta alle ortiche quanto ricavato dai tagli selvaggi. In risposta alle critiche mosse, sempre e solo saccenti rinvii al mittente o talvolta il richiamo alla responsabile collaborazione tra tutte le forze politiche, ben poco coerente con l’atteggiamento di solitaria arroganza nei momenti e negli atti decisionali».

«A poco meno di tre anni dall’insediamento, si deve fare appello alla più fervida fantasia solo a pensare di poter sollevare chi governa dalle responsabilità di questi risultati, di certo le colpe non devono e non possono ricadere sull’eroica attività degli operatori sanitari vessati quotidianamente dal doversi districare tra la penuria di risorse umane e materiali e le giuste proteste di un’utenza oramai estenuata, che le vive sulla propria pelle e che ci vede molto più lungo di quanto si creda (referendum docet). Illudiamoci che la creazione della “sassarese” Azienda per la Tutela della Salute, come concepita dall’attuale Assessorato, possa porre rimedio a questa situazione – concludono Davide Piredda e Michele Solinas – e allora appuntamento al prossimo anno con le future classifiche Agenas, pregandoci la salute e sperando che dopo le pagelle della “Sanità all’epoca dei Professori” non ci tocchi continuare a parafrasare, questa volta in modo letterale, Garcia Marquez con “Cronaca di una morte annunciata”».

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