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Salutiamoci bene: #iosonoporcospino

Il Conservatorio Canepa partecipa ad un progetto nazionale post lockdown. Per contrastare l’epidemia salvando il valore della socialità

Sassari. Un cortometraggio animato e un video-tutorial che introducono una nuova forma di saluto, un nuovo “rito” da condividere per contrastare la diffusione del Coronavirus e riscoprire al tempo stesso i valori più profondi del nostro essere umani.

Questi gli obiettivi del progetto “Salutiamoci bene” che lavora su un nuovo codice di comunicazione relazionale, post lockdown, basato sui principi delle neuroscienze, a tutela della salute dell’individuo ma anche della sua naturale propensione alla socialità.

Promosso da alcuni studenti della “Luiss Guido Carli”, il progetto coinvolge allievi provenienti da altri 6 atenei italiani tra cui il conservatorio Canepa di Sassari, coordinati da Angelo Monoriti, avvocato e docente di negoziazione alla “Luiss”, ideatore e promotore dell’iniziativa, e da Maria Rita Parsi, psicopedagogista e psicoterapeuta, presidente della Fondazione Movimento Bambino Onlus.

Il Conservatorio Canepa ha contribuito in particolare alla parte musicale del progetto “salutiamoci bene”. La colonna sonora del cortometraggio animato è stata infatti realizzata dallo studente del Canepa Francesco Corrias di Dorgali allievo della classe di musica elettronica condotta da Walter Cianciusi.

 

SCHEDA PROGETTO

“Salutiamoci bene”

#iosonoporcospino dalle neuroscienze un attivatore mentale per contrastare l’epidemia salvando il valore della socialità

1) Il progetto
Il progetto “Salutiamoci bene” – di cui sono promotori alcuni studenti della Luiss Guido Carli e che coinvolge studenti di altri 6 atenei italiani – mette in atto all’indomani della tanto attesa “Fase 2” dell’emergenza Covid 19 un nuovo codice di comunicazione, basato sui principi delle neuroscienze, che può svolgere un ruolo chiave nella lotta alla diffusione del virus, tutelando la salute dell’individuo ma anche la sua naturale propensione alla socialità.
Dopo la quarantena le regole del distanziamento fisico diventano ora per ogni cittadino una necessità urgente da applicare in maniera corretta per evitare di mettere a rischio la propria a salute e quella degli altri. Per adottare correttamente il principio del “distanziamento fisico”, non bastano i decreti. Occorre condurre i cittadini a “motivarsi da soli’. Nella “fase 2” è l’individuo a dover mettere in pratica nel suo quotidiano le giuste regole per riuscire a contrastare realmente, attraverso la prevenzione, il propagarsi del virus.
Gli scienziati confermano, peraltro, che una “fase 2” affidata ad una mera campagna di tamponi, test sierologici e app su vasta scala mancherebbe completamente l’obiettivo di contrastare e ridurre al minimo la circolazione del virus. La riuscita della “fase 2” – dicono gli scienziati – dipenderà, dunque, a livello individuale e collettivo, da una serie di misure monitorate passo passo nelle loro conseguenze (gesti barriera, distanze e contatti gestiti con consapevolezza dai singoli cittadini).
Come precisato da Angelo Monoriti – ideatore e promotore del progetto – «“Salutiamoci bene” nasce per identificare dei “gesti barriera” che possano funzionare come “attivatori mentali” in grado di ricordare costantemente ai cittadini di mantenere il “distanziamento fisico”, senza annullare le regole della socialità».
«Proprio per risolvere un conflitto carico emozionalmente, come quello fra esigenza di umanità e necessità di protezione, e per combattere la conseguente “dissonanza emotiva” – prosegue Monoriti – “siamo giunti alla conclusione di proporre e diffondere un “attivatore mentale comune” qual è il “saluto del porcospino».
Quello che viene proposto insomma è una nuova forma di saluto, un nuovo “rito” condivisibile che, non potendo utilizzare il contatto fisico, si affida allo sguardo e alla gestualità https://youtu.be/TgtEREVDDN0
«Si tratta un gesto che richiede una frazione di tempo in più – dice Monoriti – tempo dedicato a riconoscere l’altro. Si colloca quindi anche nel solco di quella necessità di cambiamento – che deve partire dalle relazioni umane e non dai processi – che dovrà portare ad irrorare la società con azioni che promuovano lo spostamento (anche di poco è sempre essenziale) dalla logica dell’individualismo e del profitto a quella dall’etica del bene comune».
Posare lo sguardo sull’altro è la prima forma di riconoscimento, la prima forma di calore, la prima forma di umanità.
Proprio al fine di diffondere questo “attivatore mentale comune”, il progetto di lavoro ha previsto l’ideazione, la scrittura e la realizzazione di un cortometraggio animato dal titolo #BEHUMANAGAIN #Iosonoporcospino

2) Il gruppo di lavoro
Venti studenti provenienti dalla Luiss e da altri 6 atenei italiani e un team interdisciplinare per studiare come “salutarci bene” al tempo del Covid 19.
Promosso da alcuni studenti della “Luiss Guido Carli”, “Salutiamoci bene” coinvolge allievi provenienti da altri 6 atenei italiani coordinati da Angelo Monoriti, avvocato e docente di negoziazione alla “Luiss”, ideatore e promotore dell’iniziativa, e dalla prof.ssa Maria Rita Parsi, psicopedagogista e piscoterapeuta, presidente della Fondazione Movimento Bambino ONLUS.
Nata da un’idea di Monoriti, autore del libro “Negoziazione – Il Manuale dell’Interazione Umana” (Giuffrè editore) l’iniziativa è stata inizialmente avviata dagli allievi del NegotiatingLab Luiss e da alcuni studenti della Luiss Business School, coordinati dallo stesso Monoriti (con il supporto dei colleghi, Rachele Gabellini, Francesco Rossi e Silvia Nutini) e coinvolge ora oltre 20 studentesse e studenti, ognuno con un suo personale talento e background, iscritti agli altri 6 diversi atenei italiani che prendono parte all’iniziativa: Università La Sapienza di Roma – Scienze delle Arte e dello Spettacolo, Accademia delle Belle Arti Bologna, Accademia delle Belle Arti Macerata; Accademia delle Belle Arti Roma, Conservatorio di Musica “Luigi Canepa” Sassari; Università degli Studi Roma Tre.
Il progetto è stato ora ultimato con la realizzazione di un cortometraggio animato dal titolo #BEHUMANAGAIN #Iosonoporcospino.

3) Una negoziazione per risolvere la “dissonanza emotiva”, ovvero: cosa fare per non rischiare la salute senza perdere la nostra umanità?
Ogni negoziazione mette a confronto interessi e bisogni umani. Dal 4 maggio, la “Fase 2” ha allentato le restrizioni imposte dal governo per l’emergenza Covid19. Ora, la parola d’ordine che si sente ripetere ovunque non è più “autoisolamento” ma “distanziamento sociale”. “In realtà – spiega Monoriti – sarebbe più corretto parlare di “distanziamento fisico”: attraverso il digitale, infatti, siamo riusciti a rimanere “socialmente” vicini persino durante la quarantena ed è auspicabile che si prosegua in questa direzione anche ora finché l’emergenza non sarà terminata”.
Così, ogni volta che incontriamo un parente, un amico, un collega che non vediamo da tempo (perlomeno dall’inizio della quarantena), siamo costretti a negoziare, in una frazione di secondo, fra il nostro bisogno di rimanere umani e il nostro interesse a proteggere la salute nostra e quella di chi ci sta di fronte; negoziare fra la nostra identità relazionale e il nostro istinto di sopravvivenza.
«Il problema nasce – prosegue Monoriti – quando il nostro istinto di protezione non riesce ad avere la meglio sul condizionamento sociale, il che ci porta a stringere la mano all’altro, o addirittura ad accostare le nostre guance alle sue, anche se il Governo ci raccomanda di evitare contatti fisici diretti».
Per la legge, in questa fase, l’esigenza di protezione prevale sul bisogno di umanità. Senza mezze misure. Le circostanze lo impongono. La legge confronta posizioni e prende una decisione. O l’uno, o l’altra. Sacrosanto. Impeccabile.
«Ma – ci invita a riflettere Monoriti – una regola può da sola modificare l’identità relazionale di un popolo? Può da sola una regola farci rinunciare alla necessità psicologica che ci porta ad “avvicinarci” e che caratterizza la nostra “umanità”? Ognuno di noi ha potuto già sperimentare (nei piccoli spostamenti concessi nella “fase 1”) quanto sia difficile “evitare” di compiere quelle azioni pericolose per il contagio, quei “rituali” che fanno parte della nostra “cultura” e ci distinguono dagli altri esseri viventi».

4) Una teoria scientifica contro la “dissonanza emotiva”.
La condizione psicologica scatenata dal conflitto tra la nostra esigenza di umanità e la – altrettanto importante – necessità di protezione viene definita dagli psicologi “dissonanza emotiva”.
Il progetto “Salutiamoci bene” prende spunto da una teoria scientifica relativa alla “gestione delle emozioni” che individua – quale causa delle emozioni stesse – alcune necessità psicologiche umane definite come “le cinque esigenze primarie”.
Si è quindi ricercata una soluzione in grado di mettere in equilibrio due fra le cinque “esigenze primarie”, e cioè quelle che modellano la nostra identità relazionale: “autonomia” e “affiliazione”.
«Ne è scaturita – precisa Monoriti – l’ideazione di un gesto in grado di “assorbire” e “scaricare” la “dissonanza emotiva” dovuta proprio al conflitto fra tali due esigenze».
Del resto, «la nostra ricerca di umanità – prosegue Monoriti – viene ora ostacolata dalla necessità psicologica di “proteggerci” e, quindi, di separarci. Pertanto, proprio per risolvere il conflitto fra esigenza di umanità e necessità di protezione – e per combattere, come detto, la conseguente “dissonanza emotiva” – siamo giunti alla conclusione di proporre e diffondere un “attivatore mentale comune” quale è il “saluto del porcospino».
«Una soluzione, a nostro avviso, in grado di riconfigurare la nostra stessa identità relazionale per fare in modo che gli esseri umani a confronto possano non solo “esistere”, ma “coesistere”».
Proprio al fine di diffondere questo “attivatore mentale comune”, il progetto di lavoro ha previsto l’ideazione, la scrittura e la realizzazione di un cortometraggio animato dal titolo #BEHUMANAGAIN #Iosonoporcospino.

5) È meglio una popolazione ignorante e controllata o ben informata e motivata?
È sufficiente adottare una regola giuridica (mantenete la distanza!) – peraltro senza sanzione – e controllare “a posteriori” il comportamento dei cittadini?
No.
Occorre anche un sistema “preventivo”.
Occorre fare in modo che i cittadini possano MOTIVARSI DA SE’ ad adottare un corretto “distanziamento fisico”.
Questa auto-motivazione non arriva dall’alto, ma è legata ad un nuovo “codice mentale”, un “attivatore” in grado di ricordare, ad ogni contatto, di proteggere l’altro (e noi stessi), senza perdere l’umanità.
 
Riduciamo il contagio. Eliminiamo il disagio.
Un esempio pratico che spiega il concetto.
Recentemente, i candidati presidenziali Biden e Sanders, in uno dei primi dibattiti a due della campagna elettorale, si salutano toccandosi con il gomito. Facendo così non rispettano la distanza di un metro. Possibile rischio contagio!
Il 2 marzo scorso Angela Merkel allunga la mano verso Horst Seehofer che dopo alcuni lunghissimi secondi respinge il gesto di saluto affermando “è meglio evitare”. Il disagio creato a tutti i presenti è stato raccontato dalla stampa di tutto il mondo.
Per contrastare la circolazione del virus e trovare nuovi codici di comunicazione sono necessari automotivazione e consapevolezza.

Il gesto barriera: una nuova modalità di contatto
«L’auto-motivazione non può arrivare dall’alto. Non può essere una legge dello stato che si manifesta come un obbligo ed un eventuale controllo successivo – spiega Angelo Monoriti – ma può essere guidata dall’introduzione di un “gesto barriera” che si inserisca come un “codice mentale”, un “attivatore” in grado di ricordare, ad ogni contatto, di proteggere l’altro (e noi stessi), senza perdere l’umanità ma neppure la salute. In questo modo l’azione sarà più efficace nel contrasto della propagazione del virus perché agirà in maniera preventiva».
Per attivare questa auto-motivazione è necessario trovare nuove forme di “comportamento sociale” (J.Rifkin) che funzionino non solo come “gesti barriera” ma anche come “attivatori psichici” in grado di farci tenere in automatico la “giusta distanza” e fare in modo che i cittadini ne prendano coscienza.
Se il virus gioca con la nostra umanità dobbiamo essere abili nel cambiare gioco.
Per spiegare in maniera semplice a tutti, anche ai più piccoli, il nucleo essenziale del progetto il team propone una dotta parabola nota come il dilemma del porcospino elaborata nel 1851 da Schopenhauer nel volume “Parerga e paralipomena”.

6) Il saluto del porcospino
«Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche. Il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno: di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. Finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione».
Dopo la quarantena, insomma, siamo tutti porcospini bisognosi di calore umano, ma spaventati dal pericolo che ogni individuo rappresenta per la nostra salute. E siccome l’uomo da sempre è un essere poco avvezzo alla solitudine (è un animale sociale, per citare un altro grande filosofo, Aristotele, che ha costruito una società fondata sui rapporti umani e sullo scambio tra persone).
Gli stessi psicologi evidenziano infatti come la connessione sociale con l’altro è quella che ci rende umani e quello che rinforza i legami e ci dà sicurezza.
Ogni società si fonda su regole: giuridiche, economiche e sociali. Siamo stati abituati ed educati a salutare i nostri simili con gesti e regole precise di galateo e bon ton, eppure ora nella fase 2 della pandemia, se non vogliamo propagare il contagio e rischiare di infettarci, dobbiamo adottare nuovi cliché ed abolire le vecchie regole per adottarne di nuove.

#salutiamocibene #behumanagain #iosonoporcospino.
Il dilemma del porcospino ci aiuta a comprendere come la curva del contagio sia strettamente legata al nostro essere umani, ma anche che possiamo rimanere tali tenendo le distanze.

#salutiamocibene #behumanagain #iosonoporcospino. Questi tre hashtag spiegano in un video-tutorial come salutarci con calore, ironia e complicità tenendoci rigorosamente alla distanza di un metro.
Per salutarci bene potremmo fare da ora in poi così come spiega il tutorial visibile a questo link: https://youtu.be/TgtEREVDDN0.
Mettiamoci di fronte all’altra persona rimanendo ad almeno un metro e mezzo di distanza e solleviamo il palmo della mano destra, senza toccarci. Pur rimanendo distanti, attiveremo il contatto visivo (ricordiamoci che posare lo sguardo sull’altro è la prima forma di riconoscimento, la prima forma di calore, la prima forma di umanità). Infine, porteremo leggermente il palmo della mano verso sinistra, verso il nostro cuore.
Ripartiamo da qui. Riduciamo il contagio. Eliminiamo il disagio. Non è un saluto, ma uno sguardo. Nella mano ci sono i nostri nuovi occhi. Come detto, posare lo sguardo sull’altro è la prima forma di umanità. L’altro esiste nella misura in cui viene guardato e attraverso quello sguardo trova senso alla propria esistenza. Non si tratta di essere d’accordo o non essere d’accordo. È un livello superiore. Una connessione interiore. Con un gesto possiamo dire: ti vedo, ti sento, ci sono. Cambiamo le regole del gioco. Non torniamo come prima. Torniamo umani.
«Si tratta un gesto che richiede una frazione di tempo in più – ci tiene a ricordare Monoriti – tempo dedicato a riconoscere l’altro. Solo attivando una logica di riconoscimento dell’altro, indipendentemente dalle gerarchie, sarà possibile procedere verso uno sviluppo cooperativo e sostenibile. Anche la sostenibilità ambientale, infatti, ha come indefettibile presupposto la “sostenibilità delle relazioni sociali”. Questo progetto ha coinvolto chi ha partecipato in egual misura; studenti e professori sono stati considerati nel loro essere, semplicemente, donne e uomini che pensano».

7) #BEHUMANAGAIN
Il cortometraggio animato #BEHUMANAGAIN #Iosonoporcospino nasce da un’idea di Angelo Monoriti che lo ha prodotto e coordinato le attività.
La regia e la sceneggiatura è a cura di Alessandro Valentini (Università “La Sapienza” – Scienze delle Arte e dello Spettacolo).
Il cortometraggio animato si propone come un’esperienza immersiva e riflessiva, seppur dalle note delicate e tenere. Esplora ciò che la quarantena ci ha costretto ad abbandonare e la paura di perdere l’umanità che prima era rilegata al contatto. Ma non è tutto perduto; seppur a distanza, quando torneremo a incontrarci, la rinascita e il ritrovamento dell’altro saranno possibili grazie ad un nuovo modo di salutarci, che intende riportare l’attenzione verso gli occhi, lo sguardo, il primo vero contatto umano. Un saluto che sintetizza un “ti vedo, ti sento, ci sono”. Il personaggio più rappresentativo del cortometraggio è il porcospino che per non pungersi con i suoi simili si pone alla giusta distanza per non ferirsi, ma non così distante da non poter trasmettere il proprio calore. #BEHUMANAGAIN #Iosonoporcospino è il ritrovamento di un’umanità che credevamo persa. Il tutto è accompagnato da una musica avvolgente – curata dagli studenti del Conservatorio di Musica “Luigi Canepa” di Sassari – che punta dritto all’animo dello spettatore con toni rivitalizzanti e soavi.

Il team di lavoro per la realizzazione del cartone animato:
Produttore: Angelo Monoriti
Produttore esecutivo: Francesco Valentini
Regia e sceneggiatura: Alessandro Valentini
Supervisione: Luigi Russo e Angelo Monoriti

Illustrazioni:
Oscar Singarella – Leader IllustrationTeamhic Design – Accademia delle belle Arti, Bologna
Greta Lamelzia – Illustratator – Accademia delle belle Arti, Macerata
Asia De Paola – Illustrator – Accademia delle belle Arti, Macerata
Martina Mastropaolo – Illustrator – Accademia delle belle Arti, Macerata

Animazione:
Vincenzo Villani – Animator – Accademia delle Belle Arti Roma
Alessio Annunziata – Animator – Università “La Sapienza” – Scienze delle Arte e dello Spettacolo

Musiche:
Francesco Corrias – Compositore – Conservatorio di Musica “Luigi Canepa” di Sassari

Doppiaggio:
Alessio Minnielli – Doppiatore

Editor:
Gabriella Impallomeni – Università degli Studi Roma Tre, Dipartimento di Studi Umanistici

Content marketing:
Francesco Caroselli – Luiss Guido Carli
Giulio Zorzi – Luiss Guido Carli
Serena Trotta – Luiss Guido Carli
Alba Lupo – Luiss Guido Carli
Giorgio De Carlo – Luiss Guido Carli
Lorenzo Di Luzio – Luiss Guido Carli
Elisa Galloppa – Luiss Guido Carli
Alessia La Medica – Luiss Guido Carli
Filippo Lampis – Luiss Guido Carli
Hansol Kim – Luiss Guido Carli
Raffaella Perinu – Luiss Guido Carli
Luca Provvisiero – Luiss Guido Carli
Tania Rea – Luiss Guido Carli
Ylenia Meringolo – Luiss Guido Carli

Social Media Manager:
Riccardo D’Amici – Università degli Studi Roma Tre
Edoardo Zeppilli – Luiss Guido Carli

Supervisione della comunicazione:
Marco Geresia e Gianluca Arnesano

8) Conclusioni
Dal gesto barriera alla riscoperta dei valori umani.
Solo ripartendo da questo nuovo saluto potremo riscoprire di nuovo il valore della stretta di mano, il valore di un abbraccio di cui avevamo perduto il significato. In questo modo, impareremo anche qualcosa in più. Non ci saluteremo più semplicemente come facevamo prima, quando ci stringevamo la mano, ma impareremo a guardare l’altro e a realizzare che esiste anche lei/lui (oltre a noi). Un’altra/un altro diverso da noi, che ha l’umano diritto di essere guardato e ascoltato. Senza gerarchie, senza pregiudizi. Impareremo finalmente che, su questa terra, non esistiamo, ma coesistiamo. E allora, ricominciamo da qui. Torniamo umani. Guardiamoci e ascoltiamo. Dedicando all’altro il giusto tempo. Con il cuore. Il cuore del “porcospino”. Quello con cui saluteremo per primi i nostri medici e i nostri ricercatori; coloro su cui riponiamo le nostre speranze e che ora hanno bisogno della nostra umanità, ma anche della nostra protezione (così come loro lavorano incessantemente e con coraggio per la nostra). Fino al giorno non lontano in cui potremo anche stringerci liberamente la mano ed abbracciarci. Ma con una nuova consapevolezza: che saremo tornati ad essere veramente umani!

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