Sardegna

Riforme Enti Locali, sentiti i parlamentari sardi

Proseguono le audizioni in Consiglio regionale. Sono intervenuti Pier Paolo Vargiu (Scelta Civica), Paola Pinna (Scelta Civica) e Siro Marroccu (Pd), Roberto Cotti (M5S) e Luciano Uras (Sel)

 

PalazzoConsiglioregionaleCagliari. La Prima Commissione del Consiglio regionale ha concluso questa mattina un’intensa settimana di audizioni dedicate al Disegno di legge di riforma degli Enti Locali.

Il parlamentino guidato da Francesco Agus (Sel) ha sentito oggi i deputati Pier Paolo Vargiu (Scelta Civica), Paola Pinna (Scelta Civica) e Siro Marroccu (Pd), e i senatori Roberto Cotti (M5S) e Luciano Uras (Sel).

Luciano Uras ha rimarcato l’esigenza di garantire una riforma che rispetti il principio sancito dall’art.4 della Costituzione sul diritto di ogni cittadino a partecipare al progresso materiale e spirituale della società a cui appartiene. «A livello nazionale si discute di una riforma costituzionale che tende a dimenticare questo principio accentrando le competenze al potere centrale. Ciò avviene perché manca un’idea di Stato – ha detto Uras – non si tiene conto che la Repubblica Italiana è fondata sui valori della solidarietà e della partecipazione. Le autonomie locali fanno parte integrante dell’impianto istituzionale, per questo vanno difese e valorizzate».

Il senatore di Sel ha quindi invitato la Commissione a lavorare perché venga garantito il diritto delle comunità a decidere sul proprio futuro: «serve un contributo originale, non accontentiamoci degli slogan che pretendono di archiviare l’idea di Stato fondata sulla partecipazione, sul decentramento e sul riconoscimento del ruolo delle autonomie locali». Secondo Uras, nel Dl di riforma non si potrà prescindere dal referendum consultivo quando si dovrà decidere sulla formazione delle Unioni dei Comuni o la divisione dei territori in ambiti ottimali. «I nostri paesi hanno un’identità storica e culturale molto marcata – ha concluso Uras – il riassetto istituzionale non può limitarsi a una mera questione burocratica».

Siro Marroccu (Pd) ha parlato di una fase straordinaria vissuta dalla politica nazionale e manifestato l’auspicio che possa essere d’esempio anche per la politica sarda. «Dopo anni di discussioni – ha affermato il deputato del Pd – si è finalmente avviato il percorso delle grandi riforme. Il dibattito coinvolge anche le Regioni a Statuto speciale. La Sardegna non deve fare una battaglia di retroguardia ma avanzare proposte per un cambiamento che consenta un esercizio positivo dell’autonomia».

Marroccu ha poi ricordato il lungo dibattito sulla necessità di una riscrittura dello Statuto. «tutti i tentativi sono naufragati, le proposte di Assemblea Costituente, Commissione Speciale e Consulta non hanno avuto seguito, oggi serve un approccio diverso».

Sulla riforma degli Enti Locali, l’esponente del Partito Democratico ha rimarcato la necessità di un coinvolgimento dei territori per una migliore gestione dei servizi senza però subire pressioni e richieste che potrebbero bloccare il processo riformatore «Bisogna avere il coraggio di decidere e di assumere anche scelte impopolari – ha concluso Marroccu – oggi c’è il clima giusto per arrivare a un risultato concreto».

Paola Pinna (Scelta Civica) ha mostrato apprezzamento per la decisione di procedere alle riforme ma, allo stesso tempo, ha espresso perplessità su alcuni punti del Dl n.176.

La deputata ha invitato la Commissione a «sfruttare in modo intelligente» il privilegio riservato alla Sardegna dalla legge costituzionale 2 del 1993 che attribuisce alla Regione competenza esclusiva in materia di Enti Locali. «Occorre trovare formule congeniali alla specificità del territorio in grado di rispondere alle problematiche esistenti. L’auspicio è che si facciano interventi innovativi fondati sui principi di efficacia e efficienza, ho però l’impressione che il DL n.176 crei un sistema barocco con una difficile determinazione delle competenze e responsabilità». Pinna ha criticato i troppi livelli di amministrazione previsti dal Dl: «volevamo semplificare e abbiamo invece complicato: oggi si parla di province, unioni dei comuni, associazioni di unioni dei comuni e città metropolitane. Un castello di carta che rischia di amplificare la distanza dei cittadini dalle istituzioni. I principi solidaristici, democratici e di rappresentanza vengono sacrificati in nome dell’efficienza governativa».

L’esponente di Scelta Civica ha infine manifestato preoccupazione per la sorte dei dipendenti delle province soppresse: «sarebbe opportuno un riassetto degli enti sub-regionali che porti a capire quali sono le nuove funzioni, quali i costi e di conseguenza quale personale serva per soddisfare l’implementazione di tali funzioni».

Roberto Cotti (Movimento Cinque Stelle) si è detto preoccupato per gli esiti della riforma costituzionale in discussione in Parlamento. C’è uno spostamento del potere verso il Centro. Alla Sardegna verranno sottratte competenze primarie, l’unico dato positivo è che la riforma, grazie a un nostro emendamento, si applicherà solo dopo la firma di un’intesa con le regioni speciali e la modifica dei rispettivi statuti».

Sulla riforma degli Enti locali, il pensiero di Cotti è che «la Sardegna possa giocare una partita tutta sua. Le peculiarità del territorio sardo impongono scelte chiare, i piccoli comuni hanno le loro ragioni, un accorpamento netto è impensabile, meglio pensare a gestioni associate delle funzioni».

Dubbi infine sulla istituzione delle Città metropolitane. «Servono accorgimenti per garantire la partecipazione e le rappresentanze. Prevedere che il sindaco della Città metropolitana sia lo stesso del comune capoluogo non è un segnale di garanzia per le altre comunità che ne fanno parte».

Pierpaolo Vargiu (Scelta Civica) ha invocato una maggiore collaborazione tra i parlamentari eletti in Sardegna sulle grandi questioni che interessano l’Isola e un confronto più serrato tra gli stessi e il Consiglio regionale.

«Sulle riforme istituzionali la politica deve collaborare ma non basta – ha detto Vargiu – per questo noi in passato abbiamo proposto di aprire la discussione a tutta la società sarda. L’Assemblea Costituente poteva essere lo strumento per procedere alle riforme e riavvicinare i cittadini alla politica, oggi sempre più delegittimata e senza autorevolezza».

Il deputato di Sc si è poi soffermato sulla riforma degli Enti locali: «La politica – ha detto – deve ridurre la sua pervasività. La sua presenza in consorzi, comprensori, consigli di amministrazione etc, crea una zona grigia dove è difficile distinguere ciò che è lecito da ciò che non lo è. La vicenda delle società partecipate ha creato alla politica un danno d’immagine incalcolabile».

Vargiu, infine, ha invitato il Consiglio regionale ad utilizzare i poteri attribuiti dallo statuto speciale «non per rallentare le spinte innovative che arrivano da fuori ma per essere all’avanguardia nell’innovazione».

Al termine delle audizioni, il presidente della Commissione Francesco Agus ha annunciato un ulteriore coinvolgimento dei parlamentari nella discussione del Dl n.176 una volta approvato il testo definitivo.

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