Cronaca

Ricordo di Enrico Berlinguer, il discorso del rettore Mariotti

«Celebriamo insieme una memoria riconoscente per uno dei grandi protagonisti della nostra storia repubblicana»

Il rettore Gavino Mariotti

Sassari. La cerimonia in ricordo di Enrico Berlinguer è stata aperta nell’Aula magna dell’Università con l’intervento del rettore Gavino Mariotti. Di seguito il testo integrale

 

Illustre Presidente Mattarella,
Signora Ministra dell’Università e della Ricerca,
Signor Presidente della Regione Autonoma della Sardegna,
Autorità civili, militari e religiose,
Cari studenti e studentesse,
Gentili colleghi e colleghe,
Signore e signori,

vorrei anzitutto porgere il più caloroso ringraziamento e benvenuto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella per aver accolto il nostro invito. La presenza di cui Ella oggi ci onora, Signor Presidente, testimonia del Suo vivo interesse per il mondo della cultura e per la nostra comunità accademica e cittadina, della quale oggi celebriamo un grande protagonista della storia politica e civile del nostro Paese.

Ringrazio della presenza i figli di Enrico Berlinguer: Bianca, Maria, Laura e Marco che oggi vivranno con noi questa grande emozione per commemorare il loro padre.

Siamo qui in questo luogo solenne del nostro Ateneo e della nostra città per celebrare insieme un ricordo e una memoria riconoscente per uno dei grandi protagonisti della nostra storia repubblicana. Siamo qui per ricordare Enrico Berlinguer nel centenario della sua nascita.

Enrico Berlinguer è nato a Sassari il 25 maggio del 1922. La sua prima formazione, la sua sensibilità umana e culturale, la sua passione politica, hanno trovato le prime radici nel tessuto civile della nostra città. Sappiamo quanto sia stata importante la sua famiglia, profondamente inserita nella storia della Sardegna. Forse è proprio per l’impronta della sua famiglia che Enrico Berlinguer è stato un sassarese tipico ma con dei tratti inconfondibili di una certa sardità. Di un sardo segnato dalle forze fondamentali che quest’isola sa esprimere nel volto e nello stile di chi la abita. Quelle forze che si imprimono, lo sappiamo bene, negli accenti delle nostre parole, in una certa sobrietà dei toni, nel gusto per le cose essenziali e durature, nella passione dei legami forti, nelle grandi amicizie e nelle grandi idee, nel rispetto dello spirito comunitario ma anche nella forza di grandi e creative solitudini.

 Tutte virtù che quest’isola riesce a scolpire nel tratto tipico dei suoi abitanti, naturalmente insieme a non pochi difetti che a volte non conosciamo sufficientemente bene per poterli agevolmente correggere.

Enrico Berlinguer ha portato queste virtù e anche qualche qualche difetto di noi sardi, nel grande mondo dell’impegno politico. Per capire quale sia la sua influenza, il suo carisma, la sua eredità basterebbe ricordare il giorno triste ed epico dei suoi funerali. Molti di noi non possono non ricordarlo. Una folla immensa, l’Italia intera gli ha reso omaggio. Italiani di ogni generazione, di diverse appartenenze politiche e culturali, classi e ceti sociali differenti. L’Italia che si è commossa più volte, rivedendo quelle immagini implacabili del suo ultimo comizio, quella tenace ostinazione e resistenza, quella dedizione a una causa che egli credeva la via maestra per la rinascita democratica dell’Italia. L’Itala intera gli ha manifestato riconoscenza e ammirazione. Ha sentito una perdita enorme, ha sentito che, con la sua scomparsa, si apriva un vuoto incolmabile. Anche chi non ha votato il partito che lui guidava conducendolo a risultati persino clamorosi e alle soglie del governo del Paese, sentiva nella sincerità delle sue parole qualcosa di condividibile e prezioso.

Avvertiva la preoccupazione sincera per il declino della democrazia repubblicana, la intelligente e innovativa dedizione per vie nuove per l’Italia e per l’Europa, nella crisi che veniva da lontano e che già allora riguardava le sorti dell’Europa e dell’Occidente.

Non tutti potevano condividere la sua terza via tra oriente e occidente, tutti però o comunque la stragrande maggioranza degli italiani apprezzava l’impegno formidabile per una vera unità delle energie migliori del paese, per l’unità delle grandi tradizioni politiche e culturali della nazione, per il pieno inserimento del mondo del lavoro nella vita reale della democrazia. Moltissimi erano disposti a riconoscere in quell’intesa sofferta ma tenace tra Aldo Moro e Enrico Berlinguer, persino nella loro affinità elettiva, la speranza per un’Italia che finalmente approda a una democrazia compiuta. Il carisma di Berlinguer è stato grande e forse irripetibile. Sarà il tempo a verificare la solidità di alcune sue fortissime convinzioni, di alcune inimicizie implacabili, certi giudizi perentori e inappellabili. Certo è che Berlinguer sapeva guardare ben oltre l’orizzonte immediato di una campagna elettorale. Nella lunga e vasta storia dalla quale il suo partito proveniva egli era riuscito a dirimere con determinazione e coraggio le cose da abbandonare e quelle da conservare. Ha saputo interpretare di quella storia così profondamente legata alla sofferenza delle classi lavoratrici la volontà del riscatto sociale e culturale, con una attenzione non solo ai momenti del conflitto e dello scontro ma anche ai destini comuni di un popolo e di una nazione. Da Gramsci anche lui un altro grande sardo, egli aveva saputo cogliere l’idea che un nuovo blocco storico fosse qualcosa di più e di diverso rispetto al puro conflitto sociale o di classe.

Enrico Berlinguer ci lascia un’eredità importante che è giusto ricordare, ma soprattutto trasmettere alle nuove generazioni.

Ci sarebbe da chiedersi cosa e come sarebbe stato Berlinguer nel mondo tante volte disperso e vano dei social media. Difficile dirlo. Forse però il suo volto sofferto, solo in apparenza triste, la sua voce sicura e decisa, la sua ironia sottile, ma soprattutto la forza e la sincerità delle sue convinzioni avrebbe trovato un ascolto persino amplificato. Avrebbe forse dimostrato che quando la politica non si disperde nella logica dei piccoli e modesti interessi di parte, quando sa interpretare il mondo in cui vive, soprattutto quanto contribuisce a costruirne uno migliore, ottiene attenzione adesione e consenso. Enrico Berlinguer sarebbe stato un grande leader anche oggi.

Soprattutto oggi, in un tempo in cui sono in pericolo i grandi equilibri che hanno garantito nonostante tutto pace e sicurezza a questa parte del mondo, in cui facciamo fatica a orientarci e trovare nuovi assetti nei molti cambiamenti che ci travolgono, abbiamo bisogno di grandi figure, di grandi protagonisti, di leader autentici per il bene dell’Italia e dell’Europa.

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