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Ricordare Eugenio Maddalon

Più attuale che mai l’eredità lasciata dallo storico presidente della Cia, una figura fuori dal comune. Due giorni di seminario al Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari

 

 

Maddalon1Sassari. «Per un’agricoltura migliore e moderna, uniti si vince!», questo è forse il motto più rappresentativo con il quale è stato ricordato Eugenio Maddalon, sindacalista, politico, gentiluomo di straordinarie capacità comunicative e precursore dei tempi. Lui che vedeva nel legame tra produzioni di qualità e rispetto dell’ambiente il fulcro centrale dello sviluppo economico dell’isola.

È un’immagine più viva che mai quella dello storico presidente della Cia, emersa nelle due giornate di seminario tenute al Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari ad alcuni mesi dalla scomparsa. I due appuntamenti sono stati caratterizzati da una straordinaria partecipazione di pubblico, in particolare di giovani, ai quali Maddalon teneva più di ogni altra cosa e che negli ultimi anni stanno riscoprendo un rinnovato interesse per le campagne in un orizzonte di crisi che sembra non conoscere confini.

E proprio ai giovani è dedicata l’istituzione di due premi di studio che portano il suo nome: il primo per la migliore tesi di laurea sulle criticità dell’agricoltura sarda, rivolta ai laureandi del Dipartimento di Agraria, il secondo per i lavori più proficui realizzati dagli studenti dell’Istituto Agrario Pellegrini.

La figura di Maddalon è stata scandita da una lunga serie di interventi, profondi e di spessore, con una lente d’ingrandimento non tanto sull’aspetto commemorativo, ma sulla testimonianza progettuale. Competente e propositivo, dietro le battaglie e le conquiste di Maddalon c’è la viabilità rurale, l’elettrificazione dell’agro, la riduzione dei canoni d’affitto, il fondo regionale per le calamità naturali, la gestione dell’acqua, la lotta a siccità e desertificazione.

Nondimeno la determinazione a dare rappresentanza agli agricoltori nelle istituzioni affinché divenissero protagonisti del proprio destino. Due leggi in Regione portano la sua paternità, quelle sulla fauna selvatica e sulla ristrutturazione dell’agricoltura sarda.

In tanti, esponenti del mondo politico, cooperativistico, sindacale, accademico e contadino hanno sentito di ringraziarlo, anche solo moralmente, per l’eredità lasciata, per diritti che ora sembrano banali ma sono frutto di lotte estenuanti di cui egli fu certamente il principale protagonista dal dopoguerra.

«Ricordare Maddalon significa ripercorrere settanta anni di agricoltura sarda» ha affermato in apertura dei lavori Giuseppe Pulina, amministratore di Forestas e coordinatore dell’incontro. Commosso l’intervento del sindaco di Sassari, Nicola Sanna: «Il suo nome era garanzia di veridicità, non era raro sentir dire “mi l’at nadu Maddalon”».

Maria Rosa cardia ne ha ricordato la competenza e la propositività. Luigi Lotto ne ha rimarcato il profondo rispetto per le istituzioni e Giorgio Macciotta ha sottolineato come avesse fatto propria la lezione gramsciana: «Lontano dall’essere un agitatore, la sua visione rivoluzionaria lo spingeva a battersi contro i problemi e non contro gli individui». Un messaggio augurale è arrivato dal governatore Francesco Pigliaru e dal presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau.

Il direttore del Dipartimento di Agraria, Antonio Pazzona, ne ha illustrato i momenti fondamentali della biografia mediante la proiezione di slide fotografiche. Giovanni Maria Canu, a cui è passato il testimone di presidente della Cia provinciale, ha tratteggiato la rara capacità, per un politico, di pensare alla prossima generazione piuttosto che alla prossima legislatura. Sono intervenuti inoltre Paolo Acone, Fabio Chessa, Franco Nuvoli, Paolo Fois e Dino Scanavino.

«Ma non si può pensare a Eugenio Maddalon senza pensare alla moglie Paola Ruiu, che ne ha condiviso attivamente la vita e le idee», lo ha ricordato affettuosamente la figlia Grazia, con la voce rotta dall’emozione: «È stata anche lei una forte personalità, dirigente scolastica e fondatrice della Cigl Scuola. Da sempre mi hanno fatto sentire partecipe di questi valori. Ne sono orgogliosa».

Nella seconda giornata coordinata da Eugenio Cossu, si è cercato di disegnare invece il mondo possibile della nuova agricoltura, alla luce della strada finora tracciata. Tra i relatori sono intervenuti Francesco Cresci, Grazia Manca, Pietro Pulina, Sandro Roggio, Federico Francioni, Bruno Merella, Manuela Sedda e i presidenti di Confagricoltura e Coldiretti di Sassari. «Io sento che Eugenio non ci ha mai lasciato – ha affermato il perito agrario Francesco Moro – perché Maddalon sarà ancora tra noi finché andranno avanti le sue idee».

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