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Re-Start Innesti Urbani con Freemmos, contro lo spopolamento

In corso a Oliena il workshop dedicato alla riattivazione di spazi urbani. La Fondazione Maria Carta racconta il suo progetto

Oliena. Spopolamento e abbandono dei centri minori, un fenomeno che investe la Sardegna e che tocca anche altre aree in Italia e in Europa. Contrastare questa tendenza è fra gli obiettivi di politiche economiche e sociali finalizzate all’esplorazione e sperimentazione di strategie di riqualificazione e riattivazione dello spazio urbano.  È in corso in questi giorni a Oliena, e terminerà il prossimo 15 settembre, “Innesti Urbani 2019 – Restart Workshop”, rivolto a studenti di corsi universitari e post laurea in architettura, design, disegno urbano e ingegneria edile, provenienti da tutto il mondo. L’auditorium comunale “Mario Ciusa Romagna” ospita le conferenze.

Nella prima giornata di venerdì 6 settembre, subito dopo la presentazione del workshop e la prima relazione “Valorizzare e attivare l’identità territoriale e il patrimonio intengibile”, a cura di Raffaella Trocchianesi, del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano, è intervenuto il presidente della Fondazione Maria Carta Leonardo Marras, che ha illustrato il progetto Freemmos, attivato da tre anni proprio con l’obiettivo di sensibilizzare cittadini e istituzioni sul fenomeno dello spopolamento dei piccoli centri della Sardegna. La consapevolezza del problema è cresciuta negli ultimi anni proprio grazie a progetti come Freemmos, il quale, rispetto ad altre iniziative, ha un efficace tocco di originalità: oltre al classico dibattito tra esperti, sociologi, giornalisti, docenti universitari, imprenditori, artigiani e amministratori locali, propone momenti dedicati allo spettacolo e alla musica, con la partecipazione dei più importanti artisti della Sardegna. Una formula che verrà a breve esportata con una tappa di Freemmos in Friuli, terra che con la Sardegna condivide il fenomeno dello spopolamento dei piccoli centri.

Il workshop “Re-Start”, curato dagli architetti Laura Daglio, Roberto Podda, Giuseppe Boi e Barbara Camocini, con il Politecnico di Milano e l’Università cinese di Tenjin, comprende lavori di progetto che riguardano il centro matrice di Oliena, proponendo un approccio di adaptive reuse di un isolato urbano esistente per ospitare un hub fisico e digitale per la conservazione e il trasferimento del ricco patrimonio di cultura immateriale del luogo. Conoscere allora il passato e le origini, attraverso tradizioni e cultura, è importante per stimolare la rigenerazione e la riappropriazione di un centro storico. A Oliena infatti, come in altri comuni non solo della Sardegna, si è preferito lasciare i rioni più antichi per trasferirsi in quartieri moderni.

Al termine del workshop, che vede la partecipazione di corsisti da diversi paesi europei e dalla Cina, i lavori saranno presentati alla cittadinanza, con la realizzazione di un Cultural Resilience Hub coinvolgendo la popolazione urbana e le associazioni locali. Prevista infine la premiazione dei migliori lavori.

«Il workshop Re-Start è riproposto per il terzo anno e ha un sottotitolo, Innesti urbani», spiega l’architetto Roberto Podda, docente di Progettazione architettonica urbana al Politecnico di Milano, sede di Piacenza. «Il tema dell’innesto pensiamo possa contenere la riattivazione di un contesto antico. Si tratta di un problema diffuso in tutta la Sardegna. Vi è un abbandono importante dei centri antichi, in particolare di quelli dell’entroterra dell’Isola. La sfida, da un punto di vista urbanistico, è allora quella di fare convivere i due sistemi, quello nuovo e quello antico. Esattamente come la metodologia dell’innesto in agricoltura. I centri vengono abbandonati, i giovani vanno via dall’isola. Occorre cambiare la prospettiva di sguarda, fare in modo che ciò che ha memoria possa anche avere un valore anche dal punto di vista della socialità, della vita e del futuro».

Conoscere meglio allora la propria cultura e la propria terra, per restituirle nuova vita. E soprattutto non abbandonarla. «Da tre anni portiamo il nostro contributo nei centri più piccoli della Sardegna, non disdegnando tappe anche a Sassari e Alghero. Abbiamo fatto parlare esperti e studiosi, ma anche i protagonisti diretti della nostra società, come imprenditori, artigiani, presidenti di Camera di Commercio e di Confindustria e Confcommercio, gli amministratori locali, coraggiosi baluardi istituzionali sul territorio – ha spiegato Leonardo Marras, presidente della Fondazione Maria Carta –. La nostra isola ha grandi potenzialità che non riusciamo a fare decollare. Faccio un esempio: pensiamo solo alle reti informatiche nate proprio da noi negli anni ’90 e solo dopo nel resto d’Italia. I giovani sono quindi una grande ricchezza, che non possiamo permetterci di perdere. Ma servono risposte, e le dobbiamo avere dalla nostra classe politica. Noi accendiamo delle luci, portiamo il nostro contributo di idee e di analisi. Ma il fenomeno dello spopolamento va contrastato con efficacia e se non ci muoviamo assisteremo a una lenta ma costante emorragia di popolazione in Sardegna, che dall’attuale un milione e 600 mila abitanti scenderà a un milione entro i prossimi 80 anni».

Al termine è stato proiettato un video riassuntivo delle iniziative di Freemmos. La serata si è conclusa con l’applauditissima esibizione dei Fantafolk, ovvero Andrea Pisu (launeddas) e Vanni Masala (organetto), tra i protagonisti degli eventi di Freemmos, che hanno proposto brani musicali della tradizione e loro rielaborazioni.

Il workshop prosegue con conferenze, tra cui quella dell’antropologo e giornalista Bachisio Bandinu e una serata dedicata all’illustrazione della tecnica del canto a tenore con il gruppo Tenore di Oliena, oltre a visite guidate nel territorio, con una tappa nel villaggio di Tiscali. (Lu.Fo.)

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