Candelieri 2019Evidenza

Pompeo Calvia e la musica dei Candelieri

Il grande poeta, scrittore e pittore sassarese è stato anche un esperto di musica e tradizioni popolari. In un suo disegno uno spartito per piffero e tamburo

Sassari. Pompeo Calvia è una sorpresa infinita. A cento anni dalla morte la scoperta anche del suo interesse per la musica popolare costituisce un ulteriore tassello di un grande mosaico sulla storia e la cultura di Sassari. A portare avanti l’opera di catalogazione e analisi di un archivio che di fatto è un tesoro di conoscenze sul passato della città è Bruno Lombardi, studioso di culture popolari e in particolare curatore delle celebrazioni su Pompeo Calvia. Nei giorni scorsi, negli spazi recentemente recuperati al pubblico della Biblioteca Francescana dei Frati Minori Conventuali di Santa Maria di Betlem, è stato presentato un frammento di uno spartito che riproduce un passo musicale che i gremi eseguivano a fine ‘800. Un documento che deve essere valutato nella sua importante dimensione demoetnoantropologica, da inquadrare nella memoria della città. Insieme a Lombardi è intervenuto il professor Antonio Deiara, che ha fornito un’analisi musicale del frammento di spartito che Calvia disegnò sulla rivista “Sardegna Artistica” nel 1893 (nel numero 4, nell’ambito di un ampio servizio storico e artistico sui Candelieri), pubblicazione prestigiosa stampata a Sassari da Gallizzi, e che annoverava tra i collaboratori nomi del calibro di Enrico Costa, Pompeo Calvia, Luigi Falchi, Sebastiano Satta, Salvatore Farina, Grazia Deledda, Luigi Canepa, Giuseppe Sartorio, Antonio Ballero e Mario Paglietti. Pompeo Calvia, in una stessa composizione artistica, disegnò 16 scene dedicate alla Faradda e ai gremi, tra cui un frammento, appunto, di pentagramma, con le due chiavi di sol e fa correttamente riportate, per piffero e tamburo, “Andantino quasi allegro” e “un poco più” sopra la linea del piffero. Due parti complete e due spezzoni posti tra il cappelletto di un cero ligneo, i gremianti dei Viandanti e un ritratto di donna.

«Nel mio incarico di responsabile dell’Archivio Siotto-Calvia ha potuto analizzare scritti poetici, storici, letterari in generale, ma anche disegni e dipinti che rimandano ai gremi e ai Candelieri. Ho ricucito così la cronologia di composizione contestualizzando gli elementi di riferimento etnico. Gli elementi piffero-tamburo sono ogni volta rimarcati da Calvia con un’intenzione ben precisa. Era insomma sul campo per documentare e lo faceva in maniera dettagliata e pertinente», spiega Bruno Lombardi.

Dopo i saluti del padre guardiano del convento Salvatore Sanna e di Antonio Mario Siotto Calvia, nipote di Pompeo, è stata fatta ascoltare la registrazione del passo musicale riprodotto da Calvia, eseguita da Daniele Piu al tamburo e da Tony Chessa al piffero-ottavino, maestri entrambi laureati al Conservatorio “Canepa”. Angelino Russo e il nipote Andrea, figlio di Giuseppe, del gremio dei Viandanti, hanno invece proposto alcuni brani che oggi vengono eseguiti durante gli eventi dei gremi e alla Faradda.

Un grande patrimonio musicale e culturale che attende di essere valorizzato. Come? Una proposta esiste già. È il progetto presentato da Antonio Deiara. «Si tratta di una “Scuola di Musica dei Gremi e Candelieri”, da intitolare, perché no?, a Pompeo Calvia, rivolta ai ragazzi, ai giovani, agli adulti e alla terza età, fondata sulla moderna didattica dell’educazione musicale, incardinata su piffero e tamburo, e aperta agli strumenti amati dalle nuove generazioni, con una pluralità di valenze musicali, culturali, sociali e occupazionali», spiega Deiara. Il tutto in attesa dell’istituenda Scuola Civica di Musica di Sassari, già promossa e finanziata dallo storico Consorzio Liceo Musicale Luigi Canepa.

Al termine dell’evento, Bruno Lombardi ha declamato una poesia d’amore che Pompeo Calvia dedicò alla moglie, “A Cristina”, in sassarese, costruita secondo l’intuizione di Guido d’Arezzo, l’inventore della moderna notazione musicale: all’inizio di ogni verso una notae, dal do al si.

Luca Foddai

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