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Patrizia Marongiu (Sinistra Sarda): «Proponiamo un Piano straordinario per l’occupazione»

«Viviamo in una società profondamente ingiusta», spiega. «Siamo inoltre favorevoli all’istituzione di un Assessorato alle Pari opportunità»

Patrizia Marongiu

Sassari. Patrizia Marongiu, segretaria della Federazione sassarese del Pci, biologa e insegnante, è candidata per Sinistra Sarda al Consiglio regionale nel collegio di Sassari alle elezioni di domenica prossima. Sinistra Sarda sostiene come candidato presidente della Regione il giornalista e scrittore sassarese Vindice Lecis.

Che senso ha definirsi comunisti oggi?
«Essere comunisti oggi vuol dire riconoscere il fallimento del capitalismo. Viviamo in una società fondata sull’individualismo e sull’egoismo. Una società profondamente ingiusta che non permette l’emancipazione dell’individuo e che condanna i più umili a restare tali. Essere comunisti oggi vuol dire credere che si deve ricercare la giustizia sociale. Per spiegare meglio il mio essere comunista vorrei citare Enrico Berlinguer: “Io sono comunista. Da giovane ho fatto una scelta di vita: stare dalla parte dei più deboli, degli sfruttati, dei diseredati, degli emarginati. E lo farò fino alla fine della mia vita”».

Perché Vindice Lecis è il candidato giusto per la presidenza della Regione Sardegna?
«Vindice Lecis rappresenta il candidato giusto per il suo percorso di vita: coerenza, impegno politico, fermezza nella affermazione dei suoi ideali ai quali mai ha abiurato, cultura, amore per la sua terra, uomo convintamente democratico, empatia e generosità di vero militante comunista. Per queste sue qualità è stato voluto da tutte le componenti della lista Sinistra Sarda».

Cosa manca al nord ovest della Sardegna?
«Il nord Ovest della Sardegna è stato, in questi anni di governo della giunta Pigliaru, svuotato delle sue ricchezze e potenzialità. Il nord Sardegna si è trasformato in un territorio marginale, prigioniero di un lancinante declino, privo di energie vitali. La crisi della chimica ha assestato un colpo devastante a tutto il territorio che non ha saputo guardare oltre e non ha voluto o potuto far rispettare gli accordi per le bonifiche. L’aeroporto di Alghero ha perso migliaia di voli che collegavano la Sardegna con i resto dell’Italia e con l’Europa, facendo sì che si perdessero presenze turistiche e la possibilità di scambi interculturali. Questo è accaduto per una volontà precisa di favorire gli aeroporti di Olbia e Cagliari. Poi la sanità declassata, depotenziata a vantaggio della struttura privata del Mater di Olbia privando del diritto alla salute, con la chiusura di reparti, ambulatori e servizi, i cittadini del Sassarese.
La causa principale, risiede nella profonda inadeguatezza delle sue classi dirigenti, che invece di elaborare un progetto di rilancio del territorio, anche in questo mese di campagna elettorale, mostrano la mancanza di progetti adeguati e l’assenza di quei pensieri lunghi necessari per la rinascita».

Lavoro e precarietà. Esiste una ricetta particolare?
«È proprio il lavoro che è al centro del programma di Sinistra Sarda. Proponiamo un Piano straordinario per l’occupazione in Sardegna che preveda occupazione stabile e qualificata con progetti specifici per incrementare l’occupazione femminile e giovanile. Serve dunque lavoro stabile, qualificato ed equamente retribuito. La Regione deve svolgere un ruolo attivo nell’abbattimento della precarietà, favorendo con la programmazione una rete di investimenti pubblici nei settori del riassetto idrogeologico, nella formazione, nella tutela e valorizzazione dei beni culturali, nello sviluppo della tecnologia. I 285 milioni di euro che lo Stato deve restituire dopo averli scippati alla Sardegna dovranno essere utilizzati in gran parte per creare lavoro e sostenere l’occupazione. La Regione dovrà farsi parte attiva per rivendicare dal governo centrale l’adozione di un fondo da 500 milioni, nel quadro degli interventi per il Mezzogiorno, per superare la crisi edilizia e sbloccare le opere pubbliche necessarie allo sviluppo equilibrato».

Voi di Sinistra Sarda vi ponete come alternativi non solo al centrodestra ma anche al centrosinistra, che a questo appuntamento elettorale ha ripreso il nome “Progressisti”. Qualcuno dice che i voti per voi sono sottratti proprio al centrosinistra e potrebbero essere determinanti per loro per vincere. Siamo tornati al “voto utile” di veltroniana memoria?
«Il vero voto utile è quello che rappresenta i propri ideali quello che fa raggiungere il risultato che ti permette di attuare il programma di governo che presenti agli elettori. Siamo alternativi al centro destra, e questo è ovvio, ma siamo anche alternativi ad un centro sinistra che di sinistra non ha un programma ma solo una continuità e contiguità con la Giunta regionale uscente. Siamo alternativi anche perché nelle nostre liste non abbiamo candidati risultati non conformi al Codice di Autoregolamentazione della Commissione o condannati per la legge Severino. Nelle liste di questo schieramento che si definisce “Progressista” vi sono quattro assessori regionali e quasi tutti i consiglieri uscenti. Dove è il distacco con le politiche che hanno impoverito la nostra Regione? Come possono proporre rimedi al sottosviluppo della Sardegna che le loro decisioni hanno decretato? Quali rimedi alla mancanza di lavoro, alla lunga fila di giovani sardi che richiedono un biglietto per andare via dalla Sardegna a cercare lavoro all’estero? Quale rimedio alla catastrofica riforma sanitaria dell’assessore Arru, visto che viene candidato nuovamente? Cosa potranno fare per far sì che i sardi non siano più prigionieri nella loro splendida Isola? Si fa appello al voto utile perché si dice che bisogna bloccare l’avanzata delle destre, ma chi sono questi paladini dell’antifascismo che dovrebbero far argine alla destra? Sono quelli che candidano chi ha fatto campagna a favore del Sì referendario per stravolgere la Costituzione. Sinistra Sarda, per dirla come ha fatto il suo candidato presidente Vindice Lecis, “è dunque una boccata d’aria fresca, una ventata di valori non corrompibili, un maestrale di passioni politiche e civili, la vera alternativa allo stato di cose presente… un percorso di rinnovamento della politica e della economia della Sardegna. Per dare un segnale di riscossa morale”».

Un’ultima domanda. Ci sono poche donne in politica: è sufficiente la doppia preferenza di genere?
«Sinistra Sarda si batte per la parità di genere costruendo condizioni di vero sostegno, per le politiche di rafforzamento del reddito, per misure di contrasto alla povertà, per una estensione del welfare per le categorie deboli. La doppia preferenza è un primo passo ma non certo un punto di arrivo, come non lo fu il 30 gennaio del 1945 permettere alle donne di esercitare il proprio diritto al voto. Uno dei primi atti del candidato presidente Vindice Lecis è stato quello di firmare un impegno, non formale ma convinto, a una carta di impegni per la parità presentata dall’Associazione Coordinamento 3 – Donne di Sardegna. Sinistra Sarda è favorevole all’istituzione di un Assessorato alle Pari opportunità e alla trasformazione della commissione regionale in commissione consiliare con poteri e prerogative. Bisogna estendere la presenza di donne nei luoghi decisionali delle strutture pubbliche e private. Ci batteremo convintamente e caparbiamente affinché il diritto al lavoro, alla salute e alla istruzione e formazione delle donne venga attuato in modo compito e non rimanga una carta di intenti».

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