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Nord Sardegna, allarme sanità

Se dalla politica non arriveranno presto risposte credibili iI sindacati Cgil, Cisl e Uil preannunciano l’avvio di una stagione di mobilitazione

Sassari. Nel nord Sardegna (ma in realtà nel resto dell’isola la situazione non è molto differente) è allarme sanità. Lunedì mattina i sindacati hanno lanciato l’allarme e preannunciato che se nelle prossime settimane non arriveranno risposte credibili dalla politica, in particolare quella della Regione, da ottobre partirà una stagione di mobilitazione. Nel Salone Giordo della Cisl in via IV novembre, Antonio Monni (Cisl-Fp), Armando Ruzzetto (Cisl-Fp), Toto Terrosu (Fp-Cgil), Augusto Ogana (Uil-Fpl) e Dario Cuccuru (Uil-Fpl) hanno fatto il punto sul pianeta sanità nel territorio di Sassari. Di seguito il documento rivolto all’assessore regionale della Sanità Mario Nieddu, alla Conferenza territoriale sociosanitaria e ai consiglieri regionali di maggioranza e di opposizione.

 

Premesso che queste Segreterie territoriali di Cgil, Cisl e Uil della funzione pubblica di Sassari, mercoledì 22 luglio u.s., hanno convocato un attivo unitario delle delegate, delegati ed Rsu per l’esame della situazione complessiva del sistema sanitario sassarese, confronto che ha fatto emergere come il settore, oltre le numerose criticità ormai diffuse su tutte le articolazioni aziendali, da mesi è in una fase di “non governo”, ragion per cui l’assemblea ha deciso di alzare il livello di protesta con la proclamazione di una serie di iniziative di mobilitazione, anche a carattere confederale, finalizzate a sollecitare ed esercitare le dovute pressioni nei confronti di tutti i livelli di responsabilità chiamati a dare risposte alle innumerevoli ed inaccettabili condizioni di precarietà con le quali quotidianamente cittadini e lavoratori sono costretti a fare i conti.

OSPEDALE E TERRITORIO l’argomento della “governance” delle due aziende, dove l’eccessiva permanenza dei c.d. “facenti funzioni” e/o dei commissariamenti della Aou di Sassari ed i continui ricambi al vertice della Assl di Sassari, è stato senza dubbio uno dei temi più dibattuti. Infatti è di tutta evidenza l’assenza di una seria gestione e programmazione delle attività, nonché un’auspicata ma vera integrazione tra le attività ospedaliere e territoriali, per cui la triste ed odiosa realtà è che il bisogno di cura resta polarizzato sull’unico Hub di 2° livello, mentre sull’ospedalità territoriale si perdono pezzi importanti. Il caso emblematico della chiusura delle sale operatorie dell’ospedale Marino e della chirurgia dell’ospedale civile di Alghero, nonché il rischio di chiudere altri servizi sull’ospedale di Ozieri, in ragione di una serie di pensionamenti di ben sei primari (Dialisi, Ginecologia, Pediatria, Neurologia, Oculistica, Ortopedia), in aggiunta a questi altri due dal 1° gennaio 2021 (Pronto soccorso e Laboratorio analisi), sono tutti segnali inquietanti che dimostrano il disinteresse e l’inerzia della classe politica ed amministrativa. Analogamente, anche il presidio socio riabilitativo del San Giovanni Battista di Ploaghe si sta progressivamente depotenziando, dove, tra l’altro, nulla si sa del progetto per la realizzazione ed apertura del primo “Hospice” pubblico, regolarmente finanziato ed appaltato: Sassari, va ricordato, è l’unico territorio che non possiede questa tipologia di assistenza. Le uniche due Lungodegenze di Ittiri e Thiesi devono essere oggetto di riqualificazione ed ammodernamento, la tipologia di pazienti in queste realtà esige un luogo di cura più confortevole e con maggiore attività assistenziale. Sempre parlando di territorialità, merita essere citata la difficile situazione della salute mentale, iniziando da un Dipartimento che non è più in grado di garantire assistenza poiché carente di figure professionali; i numeri sono impietosi: a fronte di una popolazione di circa 330 mila abitanti nei distretti di Sassari, Alghero ed Ozieri gli standard minimi di assistenza prevedono un organico di 16 Psicologi e 11 Assistenti sociali… nella realtà le figure professionali dono rispettivamente 5 e 4, a ciò aggiungasi la carenza di Psichiatri, Infermieri, Educatori e Oss. Assai più preoccupante la situazione degli appalti, perennemente in proroga. In questo contesto, dove i rapporti di lavoro sono privati, la minaccia dei licenziamenti e/o la riduzione delle ore contrattuali è dietro l’angolo. Per citare l’ultima vicenda, nell’area di “Rizzeddu” si chiudono strutture per essere messe a norma, ma non si hanno posti letto residenziali di media ed alta intensità per alloggiare temporaneamente i pazienti, per cui questi sono obbligati a subire un trasferimento in altre strutture della Sardegna (la settimana scorsa 13 ospiti sono stati trasferiti in Ogliastra), con buona pace dei progetti riabilitativi e reinserimento sociale. Servizi ambulatoriali che tardano a riprendere le attività sospese a causa del covid-19 e che alimentano le lunghe liste di attesa stanno determinando gravi disagi ai cittadini e pazienti cronici come diabetici, cardiopatici e così via dicendo. Ebbene se il territorio piange, l’ospedale cittadino non se la passa affatto bene, anche di recente abbiamo riacceso i riflettori sulle condizioni a dir poco proibitive presenti nelle geriatrie e medicine del plesso ospedaliero “SS.Annunziata”. Il sovraffollamento del pronto soccorso e delle corsie ospedaliere fanno sì che il fenomeno dei pazienti in barella stipati alla bella meglio, nonché il ricorso ai famigerati “appoggi” nelle unità operative chirurgiche, sono diventate una consuetudine, alla faccia delle misure di prevenzione e sicurezza, sia dei pazienti che del personale. E’ intollerabile inoltre che nulla si sia fatto affinché ai parenti sia permesso l’ingresso in ospedale, con le giuste e dovute misure di sicurezza, per visitare i propri congiunti ricoverati: questa è una vergogna …!!!

RISORSE UMANE lo stato di gestione ed assegnazione delle risorse umane rispetto ai reali fabbisogni è decisamente sottostimata. Non è più rinviabile pertanto bandire concorsi per tutte le figure professionali, sia di area sanitarie, tecnica ed amministrativa, al fine di superare il precariato che tra le altre cose vede il triste primato dell’Azienda ospedaliero universitaria ricorrervi eccessivamente, soprattutto con i rapporti di lavoro somministrati (interinali). È bene rammentare la “fregatura” nei confronti dei professionisti con questa tipologia di rapporto, poiché all’atto di qualsiasi concorso e/o selezione le norme non gli riconoscono alcuna anzianità. In alternativa è necessario predisporre procedure di reclutamento attraverso le stabilizzazioni e concorsi che consentano da un lato di rimpolpare gli organici, dall’altro fare leva sullo scambio generazionale ed abbassare così l’età media degli operatori presenti che si aggira attorno ai 50/55 anni.

LA RIFORMA SANITARIA il dibattito che sta accompagnando l’approdo in consiglio regionale dalla riforma “targata Solinas” non poteva non essere un argomento sul quale confrontarci. Dunque, partendo dal presupposto che fin dal momento embrionale e nascita dell’ATS Sardegna queste organizzazioni sindacali, non solo hanno manifestato dissenso ma sono ricorse anche all’arma dello sciopero reginale, poiché l’ATS, così come è stata ideata ed attuata, ha prodotto quello che è sotto gli occhi di tutti: l’accentramento di un sistema che ha aumentato le distanze tra i bisogni e i luoghi deputati a farsene carico. Per cui e per entrare nel merito del testo in esame, ovvero il superamento dell’attuale sistema dell’ASL unica con il ritorno alle ex ASL, al di là del numero delle aziende che con tutta onestà non è un argomento che ci appassiona, riteniamo possa essere un buon punto di partenza, tuttavia però quello che ci interessa sono le competenze sulle quali possono contare i territori. E a questo proposito, Cgil, Cisl e Uil della funzione pubblica auspicano che la riforma si basi sul concetto attraverso il quale riconoscere al territorio l’ambito di primo intervento verso i bisogni di salute. Insomma vogliamo e pretendiamo, a differenza del passato, una riforma al contrario, partendo quindi dalla valorizzazione delle comunità, considerandole come “sentinelle della salute”, alle quali devono essere assegnate risorse per far funzionare strutture e servizi. Tradotto: realizzare condizioni di protezione e sicurezza, nonché di risposta ai bisogni attraverso strutture funzionali e professionalità capaci di farsi carico del problema; quali l’ideazione dei dipartimenti, delle cure primarie, la strutturazione dei reparti a conduzione prettamente infermieristica, i progetti di qualificazione degli ospedali periferici deputati a diventare Ospedali di comunità o di base, attrezzati per accogliere i servizi “Hospice” e i reparti di Lungodegenza e riabilitazione. È altresì fondamentale ed urgente riattivare le attività previste dell’UVT (unità di valutazione territoriale), per facilitare l’inserimenti dei pazienti nelle strutture dedicate (es. RSA e/o Case Protette e così via dicendo). Così da evitare le inutili corse al pronto soccorso più vicino, nonché ricoveri inappropriati e dispendiosi, decongestionando in questo modo le corsie ospedaliere restituendo al territorio il ruolo che merita, ovvero il presidio di primo intervento verso i bisogni di media e bassa intensità. Una seria riforma deve passare anche e soprattutto da ingenti investimenti sull’edilizia sanitaria, a questo proposito ci domandiamo che fine hanno fatto i 244 milioni di euro assegnati alla Sardegna per l’edilizia sanitaria? In questa logica anche le relazioni sindacali devono tornare ai territori, l’esperienza della RSU regionale (rappresentanza sindacale unitaria) è stato un fallimento. Accorpare le competenze non è sempre la soluzione funzionale al perseguimento e miglioramento del sistema, lo abbiamo visto e vissuto anche in occasione delle riunioni di contrattazione, momenti sui quali è mancata la sintesi ed ha prevalso la contrapposizione tra territori: ogni territorio ha i suoi bisogni e specificità.

CONCLUSIONI. Avviandoci alle conclusioni, sottolineando che quanto sopra non è esaustivo, quello che chiediamo con perentoria fermezza ai rappresentanti della politica locale e regionale e alle Dirigenze delle amministrazioni è un cambio di rotta, un vero e fattivo confronto nei territori, a tal fine per ascoltare le istanze per le quali ci stiamo battendo e soprattutto per condividere un’idea, un progetto realistico di modello di sanità e di assistenza, nel merito del quale, oltre a garantire un servizio sanitario e sociosanitario degno di questo nome, è altresì necessario riconoscere e valorizzare le risorse umane, al di là degli attestati di stima sui quali e con tutta onestà a poco servono. Nel considerare questo documento una sorta di avvisaglia in preparazione di una grande mobilitazione del territorio, in assenza di elementi a garanzia e a riscontro della presente, fin dal mese di settembre p.v. promuoveremo una serie di iniziative, non escludendo la proclamazione dello sciopero territoriale del comparto sanità del nord/ovest.

Le Segreterie Territoriali
Cgil Fp Toto Terrosu; Cisl Fp Antonio Monni; Uil Fpl Dario Cuccuru

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