Sassari

No all’arcivescovo a San Donato? Solo una mancata comunicazione

L’accusa di Giancarlo Carta (Forza Italia): «Sollevare muri aumenta le tensioni religiose». Ma dalla scuola spiegano: mai pervenuta alcuna richiesta formale per la visita pastorale

 

 

 

scuolasandonato2Sassari. Solo un problema legato ad una comunicazione, mai avvenuta, tra dirigenza e Curia. Non c’è insomma nessuna porta chiusa all’arcivescovo padre Paolo Atzei da parte della scuola di San Donato, nel cuore del centro storico di Sassari. Il presule è in queste settimane impegnato nelle visite agli istituti scolastici della diocesi e da San Donato, secondo quanto riportano autorevoli testate anche nazionali, avrebbe ricevuto un no. La notizia, dopo quello accaduto nell’istituto comprensivo di Rozzano, sta sollevando un comprensibile polverone ed è stata ripresa anche dai media della Penisola. Ma c’è davvero stato un no all’arcivescovo?

Tutto sarebbe partito dalle segnalazioni di alcuni genitori ai consiglieri comunali, in particolare a Giancarlo Carta (Forza Italia). «Sono venuto a conoscenza della notizia da alcuni genitori indignati con la scelta fatta dalla dirigenza del plesso di San Donato di non permettere al vescovo di Sassari di salutare i bambini delle scuole elementari», racconta Carta. «Ritengo che sollevare muri come quello sollevato dalla dirigenza della scuola di San Donato non serva assolutamente alla causa dell’integrazione ma aumenti le eventuali tensioni religiose di cui certamente non vi era bisogno. Le persone non cattoliche sanno bene che sono state ben accolte nella nostra città, non hanno certamene bisogno che i nostri simboli religiosi vadano offesi e messi alla porta. In quella scuola ci sono insieme ai bambini di altre professioni di fede tanti sassaresi e cattolici che avrebbero avuto piacere di conoscere il loro vescovo nell’approssimarsi del Natale. Invece questa sconcertante decisione glielo ha precluso. Alla dirigente – rimarca Giancarlo Carta – vorrei ricordare che la stragrande maggioranza di questa città è cattolica e da che mondo e mondo a Natale e Pasqua trovo giusto che il vescovo vada dai suoi fedeli per spiegare bene il significato religioso dell’evento troppo spesso purtroppo dimenticato. Io penso che nessuno si sarebbe offeso. E se anche fosse (che qualcuno si offenda) penso che sia giusto che un ospite che si deve integrare lo faccia rispettando le regole del luogo dove si trova. Non il contrario».

Accuse e critiche respinte al mittente. Dice la dirigente Patrizia Mercùri (dal suo tono di voce si coglie l’amarezza per una polemica che rischia di oscurare il grande e positivo lavoro fatto finora dalla scuola): «In realtà il vescovo con me non si è mai interfacciato direttamente. A scuola si è avvicinato solo il parroco di San Donato. È vero che non è stata data la disponibilità per una questione di tipologia di questo plesso». Ma semplicemente per una questione organizzativa, legata anche alla tempistica. Nessun no a padre Paolo insomma. «Nelle scorse settimane non abbiamo certo impedito le visite a Bancali e a Caniga, con i bambini dei plessi  che dipendono da questo circolo didattico. Tra l’altro a Caniga l’arcivescovo è andato il giorno dopo rispetto a quello concordato e la porta della scuola è stata aperta senza problemi per la visita», prosegue la dirigente. Nel caso di San Donato non è pervenuta nessuna richiesta formale. «Non sapevamo neanche quale fosse la data della visita. E comunque, proprio per ridurre al massimo i problemi organizzativi, l’idea era di portare i bambini in chiesa. Ma i docenti hanno fatto notare che le classi sono costituite per metà da alunni di altre religioni e non avendo la disponibilità della compresenza di altri docenti non sapevano a chi affidarli in quelle ore dell’incontro». Perché anche alla scuola elementare l’ora di religione prevede la libertà di frequenza. Un soluzione alternativa era quella di permettere ai genitori di portare i bambini in chiesa. Sull’argomento visita pastorale non si è però più ritornati nei giorni successivi ed in nessun collegio dei docenti o consiglio di istituto è stato deciso alcunché. Anche perché l’attesa richiesta ufficiale non è ancora pervenuta. Insomma, si è trattato semplicemente di una mancata comunicazione tra dirigenza della scuola e Curia e di un conseguente impedimento organizzativo.

«In tutti questi anni abbiamo fatto tanto con progetti all’insegna dell’interculturalità, del dialogo ma anche del rispetto della legalità. E siamo dell’idea che i ragazzi debbano conservare la nostra indentità. E anche tutti gli altri la loro, per integrarsi meglio. Viviamo nella parte più difficile del centro storico e questo spesso viene dimenticato», spiega Carmela Noce, vicaria della dirigente per la scuola primaria del Circolo di San Donato. «Con la Curia ci piacerebbe collaborare e speriamo di potere interagire presto». L’auspicio è quello di una maggiore collaborazione con la chiesa sassarese alle iniziative portate avanti nel quartiere ed in particolare a San Donato. Perché l’integrazione passa attraverso dialogo e reciproca conoscenza. (luca foddai)

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