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Missione in Libano, “no” alla violenza sulle donne

L’impegno dei “caschi blu” italiani della missione Unifil in Libano per combattere l’orribile fenomeno della violenza di genere

Shama (Libano). Anche il contingente italiano della missione delle Nazioni Unite nel Libano del Sud (Unifil) è sceso in campo mercoledì 25 novembre per aderire alle iniziative simboliche avviate in tutta Italia e nel mondo per la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999.

E lo ha fatto sistemando due stivaletti da combattimento ai piedi di una panchina, entrambi verniciati di rosso, che sono stati posizionati all’ingresso della palazzina comando della base Onu di Shama, quartier generale del settore Ovest di Unifil.

«Un gesto simbolico in ricordo delle vittime di femminicidio – lo ha definito il generale Andrea Di Stasio, comandante del contingente italiano in Libano (e comandante della Brigata Sassari) – attraverso il quale si vuole inviare un messaggio chiaro che sensibilizzi e sproni tutti a operare per un deciso contrasto a un fenomeno inaccettabile, dinanzi al quale non bisogna abbassare la guardia. Occorre dare un segnale forte – ha concluso Di Stasio – affinché non solo le violenze, ma ogni forma di discriminazione, di pregiudizio o di stereotipo sui ruoli e sulle attitudini basati sull’appartenenza di genere diminuisca fino a non ripetersi più».

Sul tema è intervenuto anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, che ha esortato tutti i paesi affinché adottino misure dure contro questo “scioccante aumento” dei casi di violenza, un fenomeno aggravatosi ulteriormente a causa dell’emergenza Coronavirus.

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