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Mattone: «Statuto dei Massai del 1523? È un fraintendimento»

Lettera pubblicata dal Comune di Sassari sul suo sito istituzionale. Bruno Lombardi aveva annunciato la “scoperta” di un importante documento

Il professor Antonello Mattone

Sassari. Quel documento non è uno statuto e non è neanche sconosciuto, dal momento che è stato già classificato e analizzato da un grande storico del diritto come Antonio Era. Bruno Lombardi, cultore delle tradizioni sassaresi, una decina di giorni fa, aveva presentato alla stampa una sua “scoperta”, lo statuto cinquecentesco del gremio (all’epoca corporazione) dei Massai. Una tesi che non può essere però accolta, fa notare il professor Antonello Mattone, profondo conoscitore di storia dei gremi e dei candelieri, docente universitario e attualmente componente della Commissione Storica per la Faradda. In una lettera pubblicata mercoledì 15 settembre sul sito web del Comune di Sassari spiega perché quella di Lombardi non è una scoperta ma solo un fraintendimento. Il documento non è uno statuto, o una parte. È invece un’ordinanza civica, già pubblicata e studiata, sui danni arrecati alle coltivazioni dal bestiame.

https://www.comune.sassari.it/it/novita/news/Lettera-del-prof.-Mattone-su-presunto-statuto-dei-Massai-presente-nel-Libro-delle-Ordinanze-dellArchivio-Storico/

Massai, individuato l’antico statuto del 1524

 

Lettera del prof. Mattone su presunto statuto dei Massai presente nel Libro delle Ordinanze dell’Archivio Storico

La “scoperta” da parte del Sig. Bruno Lombardi di un presunto primo statuto della confraternita sassarese dei Massai risalente probabilmente al 1522/23 (la data è incerta) è frutto di un fraintendimento. Il documento era già noto perché era stato già trascritto e pubblicato in una buona edizione da Antonio Era nei Testi e documenti per la storia del diritto agrario in Sardegna, Sassari, Gallizzi, 1938 pp. 379-381 e regestato dallo stesso autore nel saggio “Un antico libro di ordinanze del Comune di Sassari, in “Studi Sassaresi” serie II, XXI, 1948, n. IV, doc. n. 17, p. 268. Non si tratta infatti di uno statuto ma di un’ordinanza civica relativa ai danni arrecati ai coltivi e alla possibilità per i proprietari dei fondi di “tenturare” (catturare) e “maguedare” (macellare) il bestiame trovato a pascolare nei coltivi (“laores”), soprattutto vigne e orti. Si tratta di un antico istituto giuridico del diritto sardo del Medioevo che appare già nei condaghi del XI-XIII secolo e venne ripreso successivamente negli Statuti trecenteschi, in particolare in quelli di Sassari del 1316 e nella Carta de Logu di Arborea. È evidente che nel testo si parla dei massaios, cioè dei proprietari terrieri, ma solo come fruitori della disposizione normativa a protezione dei coltivi e delle recinzioni.

Gli Statuti dei gremi sono articolati in capitoli o rubriche che disciplinano l’attività della corporazione, il culto del Santo Patrono, le attività mutualistiche, la “previdenza sociale” e l’importanza del lavoro artigianale. Lo Statuto della confraternita reca sempre la vidimazione della municipalità che ne sanziona il suo riconoscimento giuridico. In genere viene controfirmato sia dai rappresentanti dell’amministrazione civica che dai membri della confraternita. Gli Statuti dei gremi sassaresi (si iniziò a chiamarli gremi soprattutto nel periodo piemontese) sono inseriti nell’antico Libro di ordinanze del XVI secolo o conservati negli archivi di Stato di Cagliari e di Torino e, per quelli più recenti negli archivi gremiali. Il governo sabaudo, a più riprese, tra il XVIII e il XIX secolo, sentito il parere della Reale Società Agraria ed Economica di Cagliari, aveva chiesto alle rappresentanze gremiali di inviare i propri statuti, nell’eventualità dell’abolizione delle confraternite, che venne realizzata con la legge del Regno d’Italia del 1864 che, introducendo il lavoro libero trasformò le associazioni artigiane in confraternite devozionali. Vi è una lunga tradizione di pubblicazione degli statuti gremiali (che si può dire nel complesso sono stati per l’80% pubblicati) da parte di studiosi quali Michele Pinna, Raffaele Di Tucci, Antonio Era, Gino Barbieri, Ginevra Zanetti, Francesco Loddo Canepa e Maria Teresa Ponti. Sarebbe auspicabile ora da parte del Comune procedere ad un codice diplomatico degli Statuti gremiali, con accurate trascrizioni, per evitare futuri fraintendimenti.

“La scoperta” del Sig. Lombardi non è tanto uno scoop quanto una bufala frutto dell’incapacità di leggere e trascrivere il documento cinquecentesco e di non conoscere affatto la tradizione storiografica sugli statuti gremiali. Spiace che gli studenti della facoltà di Agraria dell’Università di Sassari abbiano voluto ingenuamente pubblicizzare questa “scoperta” assolutamente inattendibile.

Prof. Antonello Mattone
componente della Commissione Storica per la Faradda

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