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Mattarella a Sassari, l’Università ha ricordato Enrico Berlinguer

Cento anni fa nasceva il leader del Partito Comunista Italiano. «Da lui un profondo rispetto per la costituzione e le sue regole», ha sottolineato il presidente della Repubblica

Sassari. «Esprimo il mio apprezzamento per l’iniziativa. Quando poco fa il rettore ha scoperto la lapide in ricordo di Enrico Berlinguer mi è parso di vedere in questo gesto da un lato l’orgoglio dell’Ateneo per avere concorso a formare un protagonista della vita democratica del nostro Paese e dall’altro lato un omaggio a una figura ampiamente tratteggiata negli interventi di oggi. Mi limito a sottolineare la tensione morale costantemente espressa ed esercitata e il profondo rispetto per la costituzione e le sue regole. Due aspetti inscindibili tra loro, strettamente collegati, che rappresentano un messaggio sempre attuale per la nostra repubblica». Con queste parole il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato questa mattina nell’Aula Magna del rettorato dell’Università di Sassari uno dei grandi protagonisti della politica della seconda metà del 1900, Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano, del quale oggi si celebrano i 100 anni dalla nascita. Una ricorrenza carica di emozione, che ha visto, insieme al capo dello Stato, la partecipazione dei figli del leader comunista e dei massimi esponenti delle istituzioni regionali e cittadine. Accolto nel cortile interno con l’esecuzione del canto sardo “Procurade ‘e moderare”, eseguito dal coro dell’Università, e poi nell’Aula Magna dall’inno italiano, cantato dal tenore di levatura mondiale Francesco Demuro, Mattarella ha subito partecipato allo scoprimento della lapide, coperta da un drappo rosso e blu (caduto non senza qualche difficoltà) dedicata a Enrico Berlinguer, studente in giurisprudenza a Sassari, facoltà nella quale superò 15 esami (su un totale di 22 del piano di studi), tutti con 30 e 30 e lode, prima di trasferirsi dalla sua città a Roma, alla Sapienza, dove però non concluse il corso, ormai completamente dedicato all’attività politica. «La lapide è inserita in un contesto che ne comprende altre, come quelle al presidente emerito Francesco Cossiga e al nostro premio nobel Daniel Bovet», ha detto il rettore Gavino Mariotti al presidente Mattarella.

Il presidente Sergio Mattarella

La cerimonia è proseguita nell’Aula magna con gli interventi del rettore, del presidente della Regione Christian Solinas, della ministra dell’Università Maria Cristina Messa e del professor Omar Chessa, che ha tratteggiato un profilo di Enrico Berlinguer “L’eredità morale e politica di Enrico Berlinguer”. Al termine ha preso la parola il presidente Sergio Mattarella.

L’intervento del rettore Gavino Mariotti

L’intervento della ministra Maria Cristina Messa

Alla figlia di Berlinguer Bianca è stato consegnato un attestato di alta benemerenza, su iniziativa del Dipartimento di Giurisprudenza. «È un’iniziativa che ci emoziona molto – ha detto la giornalista Rai –. Avrebbe fatto felice nostro padre. Dopo la rivolta del pane e i mesi nella prigione di San Sebastiano, decise di aderire al Pci, una scelta di vita che lo avrebbe accompagnato fino alla morte e che però lo portò a non terminare gli studi. Di questo si è rammaricato sempre, per tutta la vita. Questo di oggi è per noi un riconoscimento davvero prezioso. Nostro nonno (Mario, deputato socialista e suo compagno di scuola al Liceo Azuni) disse a Palmiro Togliatti riferendosi all’altro figlio, Giovanni: “No, questo secondo non te lo do prima della laurea in medicina”».

«A quasi 40 anni dalla sua morte questo Paese lo ricorda con emozione, affetto e grande rimpianto – ha detto ancora Bianca Berlinguer –. Ricorda quello che lo accompagnò quando dall’ospedale di Padova andammo a Mestre a prendere l’aereo del presidente Sandro Pertini: sotto una pioggia incessante tantissime persone spontaneamente vollero scendere in strada per l’ultimo addio». Enrico Berlinguer rivive in una frase del padre: “Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita”. «E la sua vita è stata interamente dedicata al raggiungimento di questo obiettivo – ha preso la figlia Bianca –. Il presidente Mattarella con il suo stile sobrio e autentico ci ricorda tanto Pertini. Che non ci lasciò mai soli in quei terribili giorni di Padova, sapendo interpretare quel sentimento popolare di dolore che superava le differenze politiche. Allora ci fu chi salutava con il pugno e chi con il segno della croce. Un’occasione per riconoscere che la vita di papà era stata messa, prima ancora che per il bene del suo partito, a disposizione degli italiani e dell’Italia che amava così profondamente. Arrivati a Ciampino vedendo che sulla sua bara c’era solo la bandiera del Pci mia madre volle che ci fosse anche quella italiana». Un italiano che ha amato insensamente il suo paese, questo era Enrico Berlinguer.

Luca Foddai

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