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Massai, individuato l’antico statuto del 1523

È quanto sostiene Bruno Lombardi, autore di tante ricerche sui gremi e sui candelieri. Il manoscritto è conservato nell’Archivio Storico Comunale

Sassari. È un mondo che continua a riservare sorprese. Gremi e candelieri non sono solo Faradda, ma identità di un’intera comunità. L’Archivio Storico Comunale conserva i documenti del passato di Sassari, veri e propri tesori in parecchi casi ancora da analizzare. Di Bruno Lombardi, autore di tante ricerche sui gremi e i candelieri, l’ultima scoperta. L’antico statuto dei Massai risalente al 1500 esiste ed è anche ben conservato. Un manoscritto che in realtà è da sempre sotto gli occhi di tutti, restaurato e classificato. Di più. È inserito in una raccolta delle “ordinazioni” (questa era la veste normativa degli statuti delle corporazioni), che comprende l’ordinanza del 1531, la prima arrivata fino a noi che menziona l’ordine di ingresso dei candelieri a Santa Maria, e altri testi che riguardano sarti, calzolai, falegnami, fabbri, pittori, pellicciai e non solo. Il manoscritto non è stato segnalato da Enrico Costa né dagli altri storici che hanno studiato i gremi e le corporazioni di arti e mestieri. Insomma, finora, e questa è una domanda che attende una risposta, non era stato preso in considerazione. Per quale motivo? «Nessuno cita questo testo. Negli anni ci si è limitati a riportare quanto affermava Costa nella sua pregevolissima opera “Sassari”: per gli agricoltori non trovasi nessuna ordinanza nel 1381 e negli anni dal 1521 al 1564. Eppure il documento si nota che è stato ben conservato e anche “cartulato”», dice Lombardi.

Bruno Lombardi

Qualcosa non tornava insomma. E così è cominciata la ricerca. «Non ero per niente convinto che i Massai non avessero avuto uno statuto prima di quello del 1743, che ho analizzato in un altro studio. Altre corporazioni come i Fabbri o i Pittori uno statuto lo avevano. E dato che il ruolo rivestito dagli agricoltori nell’economia sassarese era fondamentale non era possibile che la confrarìa ne fosse priva». Costa parlava in effetti solo di mancato ritrovamento, lasciando intendere che un documento, in forma di ordinanza da parte delle autorità cittadine, ci poteva essere stato. «Il manoscritto che ho individuato possiede delle caratteristiche che io attribuisco inconfutabilmente ad uno statuto dei Massai-Agricoltori», spiega Bruno Lombardi. A cominciare dalla lingua, un sardo logudorese contaminato dal catalano e da altri segni e parole di evidente derivazione latina e italiana, segno che dietro c’era una persona sicuramente colta, forse un ecclesiastico. È vero, rispetto agli altri statuti del 1500 giunti fino a noi manca il titolo, «ma è il contenuto dell’ordinazione ad offrire la certezza della mia “scoperta”». C’è una data, apposta apparentemente a matita, il 1523, seguita da un punto interrogativo e da un “4”, forse dal Costa. Quindi qualcuno lo ha letto, analizzato e poi scartato. Un errore. «La struttura è uguale a quella delle ordinazioni degli altri gremi – riprende Lombardi –. Si inizia con un’introduzione nella quale i governanti della città rimarcano il fine del loro mandato rivolto al buon governo della Repubblica di Sassari. E poi vengono indicate le norme necessarie a favorire l’agricoltura in perpetuo. La parola “massayos” è associata a grano, orzo, mietitura e rasiere. Segue una regolamentazione del pagamento dei danni provocati ai campi coltivati dal bestiame, la quantità di cereale mietuto e altre prescrizioni. Non si menzionano invece gli aspetti religiosi della vita della corporazione. Ma questo è comune ad altri statuti, come quello dei Pittori, composto addirittura di una sola pagina con riferimenti esclusivamente professionali».

Il testo però non è firmato. Questo potrebbe anche significare che non sia stato terminato o che semplicemente ne manchi una parte, andata perduta.

La ricerca di Bruno Lombardi (disponibile su Amazon) è stata presentata in anteprima venerdì scorso nella Sala Milella dell’Università di Sassari, in occasione di un incontro con la stampa organizzato e patrocinato dalla IAAS Italia (Associazione nazionale studenti di agraria) e dalla IAAS ASA Sassari (Associazione Studenti di Agraria comitato locale di Sassari). Sono intervenuti, oltre all’autore dello studio, il Gremio dei Massai e Gaetano Piras, direttore nazionale IAAS Italia.

La conferenza stampa all’Università

La corporazione dei Massai ha da sempre un ruolo di primo piano nel tessuto economico e sociale della città. Alla Faradda del 14 agosto affiancano il sindaco al momento del brindisi “A zent’anni” e accompagnano la Municipalità dal Palazzo di Città, antica sede dell’Amministrazione comunale, fino a Santa Maria di Betlem per lo scioglimento del Voto all’Assunta. Non solo. Ai Massai è affidato il gonfalone del Comune, che viene restituito al sindaco solo al termine della Discesa, al rientro a Palazzo Ducale, dove avviene l’intregu, lo scambio della bandiera tra gli obrieri del gremio. «Possibile che esistano altri testi, anche statuti che includano le dinamiche religiose dei Massai-Agricoltori del 1500, come espresso nello statuto del 1743. Eventualità da non escludere», conclude Bruno Lombardi. Una nuova ricerca che potrebbe riservare parecchie sorprese.

Lu.Fo.

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