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“Lu presgiu di la furthuna”, un altro successo per la Compagnia Paco Mustela

Sabato scorso tutto esaurito al Teatro Verdi per la commedia in sassarese di Pierangelo Sanna e Paolo Salaris

LuPresgiu2Sassari. Piccolo gioiello della comicità in lingua sassarese, “Lu presgiu di la furthuna” è uno dei classici del repertorio della Compagnia del Teatro Sociale “Paco Mustela”. Scritta da Pierangelo Sanna, regista e autore anche di altri titoli del repertorio dell’affiatata compagine di attori, e da Paolo Salaris, che ogni tanto affianca Sanna nella scrittura ma soprattutto è il mattatore sul palcoscenico degli ultimi successi della compagnia, la commedia in due atti riprende i temi tipici del teatro sassarese. Dall’ambientazione nel centro storico, con sullo sfondo lo stato familiare caratterizzato dalla difficoltà nella sopravvivenza quotidiana, all’elemento dell’equivoco/errore che a un certo momento della trama sconvolge una routine apparentemente tranquilla. Commedia che diventa farsa, secondo un modello tipico del teatro napoletano della scuola di Scarpetta e dei fratelli De Filippo. “Lu presgiu di la furthuna” è del resto un adattamento dell’originale di Armando Curcio e Eduardo De Filippo “La fortuna con la Effe Maiuscola”.

Importantissimo, inoltre, il registro della lingua. Così il sassarese è il suono del popolo, del povero, mentre l’italiano è la lingua dei borghesi ricchi e dei nobili, ancora presenti negli anni ’60, periodo nel quale è ambientata “Lu presgiu di la furthuna”. Una soluzione non nuova ma che nell’adattamento di Sanna e Salaris costituisce una barriera ancora più esplicita: il sassarese genuino ma anche comico e simpatico, l’italiano distaccato, burocratico e formale. Eppure i due registri linguistici dialogano, si capiscono perfettamente e si integrano a vicenda, facce di uno stesso mondo nel quale si muovono personaggi spesso piccoli e gretti.

LuPresgiu1La trama, ambientata nella Sassari dei primi anni ’60, vede protagonista Franzischinu Sannìa, interpretato da un ottimo Paolo Salaris, bravissimo nel ruolo del popolano sassarese, un muratore squattrinato e pasticcione, che deve barcamenarsi per sbarcare il lunario (stavolta addirittura al limite della legalità e le cose, infatti, gli andranno male) e mandare avanti la famiglia, composta dalla moglie Maria, Chiara Ara, e dal figlio, di fatto adottato, un po’ picchiato, Bainzeddu, un convincente Paolo Pintore. Un giorno la signorina Fiori (Monica Anelli), dama di carità che ogni tanto procura del lavoro a masthru Franzischinu, si presenta a casa di quest’ultimo e gli propone un affare illecito: riconoscere, facendo risultare se stesso come padre, un giovane barone, figlio però di n.n. e che per questo non riuscirebbe a sposare la figlia di un ricco aristocratico. Sannia accetta incautamente e incassa 300 mila lire, che gli sembrano una cifra cospicua. Riconosce il nobile, che a sua volta disprezza profondamente i popolani. Da questo momento iniziano i guai. Il notaio Ganadu (un convincente Nardo Marras) comunica a Bainzeddu che il padre ha ereditato una favolosa eredità dal fratello appena passato a miglior vita: ben 800 milioni di lire, più una villa ad Alghero, 80 ettari di terreno e gioielli per altri 50 milioni. Nell’eredità c’è però una clausola: Franzischinu non deve avere figli, altrimenti l’eredità passerebbe automaticamente al primogenito. E invece lui ha appena legittimato l’antipatico barone, che scorrettamente approfitta della situazione e si impossessa dell’eredità. Disperato, Franzischinu Sannia ha l’idea di autodenunciarsi ai carabinieri. Finisce allora in galera per cinque anni, ma può recuperare l’intera eredità garantendo alla sua famiglia un futuro agiato. Un finale amaro con una morale di fondo: per i poveri non ci sono scorciatoie, la fortuna ha un costo sempre e inesorabilmente molto alto.

Un Teatro Verdi che sabato scorso ha registrato il tutto esaurito. Applausi a scena aperta e grandi risate, per un successo ancora una volta più che meritato. Bravissimi Paolo Salaris, ormai una colonna del teatro in sassarese, e Paolo Pintore: per loro il tributo del pubblico.

Gli altri interpreti erano Monia Mancusa nella parte di Annetta, Andrea Vuolo in quella del marito geloso Carmelo, Manuela Fois, la moglie infedele, Antonio Tedde il medico e Salvatore Pinna nel ruolo del brigadiere dei Carabinieri. La scenografia è stata realizzata da Monia Mancusa che ha curato anche i trucchi. I costumi di grande effetto scenico sono di Anouska Montis, le musiche originali del maestro Gianni Casu, disegno luci e fonica Tony Grandi, riprese video Massimiliano Martinelli, direttrice di scena Monica Anelli, regia Pierangelo Sanna.

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