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Lo Sprar a Sassari fino al 30 giugno, e poi?

«Lo stop al progetto è una scelta politica», dichiara Giuseppe Suriano per la direzione del Gus

Lo scorso 6 febbraio si è svolta la 5ª Commissione consiliare permanente presso il Palazzo Ducale di Sassari per trattare il seguente argomento all’ordine del giorno: audizione dell’assessore ai Servizi sociali Antonello Sassu relativamente allo stato dei fondi e la gestione dello Sprar.

La commissione si è svolta alla presenza dei consiglieri di maggioranza e di minoranza e del pubblico.

Sprar chiude, verso nuovo progetto

Va purtroppo constatato come l’assessore Sassu abbia dato una restituzione della gestione dello Sprar partendo dal follow up di monitoraggio che, periodicamente, un funzionario del servizio centrale del ministero degli interni provvede a redigere a fine ispezione e invia come feedback all’ente gestore ed all’ente appaltatore.

Lo stesso assessore, pur richiamandosi al buon senso e reclamando una sua imparzialità, nel suo intervento sottolinea esclusivamente i blandi aspetti negativi provvedendo a criticare l’ente gestore accusandolo di essere stato inadempiente nella manutenzione ordinaria delle strutture (che per dover di cronaca l’ente gestore ha comunque provveduto a ripristinare con celerità) e procede estremizzando le criticità creando un parallelismo tra umidità delle case o mobili non in perfetto stato con la qualità di accoglienza e presa in carico effettiva quasi ad inficiarne la natura stessa dell’operato dell’Associazione Gus.

L’assessore ha continuato nel suo “imparziale” intervento a chiamare in causa l’Associazione per non aver ottemperato, nonostante un formale richiamo, alla mancanza dell’operatore all’integrazione all’interno dell’equipe di progetto (figura alla quale si è successivamente ottemperato dopo opportuna selezione della figura più adatta fra i tanti curricula ricevuti) senza contestualizzare la situazione dei beneficiari, tutti avviati al lavoro o tramite contratti o tirocini o corsi formativi, e non tenendo comunque presente che un follow up è uno stato aggiornato dell’andamento del progetto che ad ogni modo certifica e ne giustifica allo stesso tempo la natura del progetto stesso salvo la successiva risoluzione delle complessità evidenziate.

Lo stesso assessore nel dare le cifre degli inserimenti dei beneficiari nel progetto Sprar legge dati numerici degli inserimenti non analizzandoli in maniera seria e legando la presenza di un numero minore di beneficiari rispetto alla capienza massima a colpe dell’associazione e non già alla diminuzione (in tutta Italia). L’assessore dimentica o fa finta di dimenticare che inizialmente il progetto ha avuto una capienza ridotta (sui n. 31 posti finanziati) perché il 21 settembre 2017 una struttura dal Gus presa in locazione per l’accoglienza è stata oggetto di un attentato incendiario che l’ha resa inagibile (si trattava di una villa asseverata per l’accoglienza di 10 persone). Si è quindi reso necessario reperire nuove strutture (con la mole di lavoro che ciò implica) per tornare ad una capienza di 31 beneficiari. Gli ultimi nulla-osta del Ministero sono arrivati a gennaio 2018. E risulta altresì priva di veridicità l’affermazione che il progetto non è mai stato “pieno”: da agosto 2018 a ottobre 2018 il progetto ha ospitato 31 beneficiari (ad ottobre infatti entra in vigore il c.d. “decreto sicurezza” che togliendo garanzie ai richiedenti asilo limita il numero degli aventi diritto ad una seconda accoglienza riducendo quindi il numero su base nazionale dei potenziali ospiti degli Sprar). Poi se a tutto ciò finora detto si aggiungono le affermazioni di considerare automatica la presenza di 62 beneficiari all’anno (considerando i 6 mesi di accoglienza e la capienza “a regime” di n.31 beneficiari) è palese da parte della nuova Amministrazione una totale non conoscenza delle regole e del funzionamento dei progetti ex-sprar: è operativamente utile, nel raggiungimento dei risultati che il progetto si propone, infatti che le prese in carico vengano prorogate laddove sono in corso percorsi che non possono essere interrotti (formazione, formazione-lavoro, cure sanitarie ecc.) per cui nella quasi totalità dei casi i sei mesi diventano 12 mesi. Come è del tutto ovvio, a chi conosce la materia, che gli inserimenti dipendono dalle assegnazioni operate da Servizio centrale dietro segnalazione delle Prefetture, e non già dai progetti in essere. Vige il principio (stupisce che un assessore alle politiche sociali lo ignori) del servizio “vuoto per pieno”.

Una comunicazione, quella dell’assessore, utile solo a trasferire dati di comodo e poco rispettosi della realtà del progetto ai consiglieri ed alla comunità presente in aula. Nel suo intervento/comizio critica il percorso di accoglienza evidenziando come alcuni beneficiari abbiano seguito alcuni corsi (a suo dire superflui) rispetto ad altri non valorizzando invece la differenziazione della proposta di un progetto che prova appunto a rispondere alla persona ed alle sue esigenze e desiderata.

Il GUS vuole evidenziare come non sono state prese in considerazione nella sua argomentazione temi molto importanti quali, ad esempio, i facilitati percorsi di autonomia individuale che portano i beneficiari a decidere di uscire anticipatamente dal progetto per seguire un proprio percorso di vita. All’Assessore, ovviamente, non è venuto in mente nel suo intervento di soffermarsi su quello che ha comportato il decreto Salvini su immigrazione e sicurezza in termini di reale accesso all’accoglienza Sprar. Non sono stati menzionati i differenti tempi di maturazione delle persone accolte e l’aspetto giuridico che li riguarda che fa sì che alcuni dei beneficiari possano avere differenti gradi di accesso ai servizi ed alla scuola.

Constatiamo, purtroppo, come non siano state sottolineate le reali condizioni dell’accoglienza (buone), lo stesso grado avanzato della natura dei progetti, come la parola stessa sottolinea, evidenziandone lo sviluppo temporale, graduale e progressivo delle dinamiche che riguardano lo stesso. Dispiace constatare come in aula un altro consigliere abbia evidenziato maliziosamente la natura finanziaria del progetto forse alludendo velatamente a qualche strano movimento monetario, affermazione per fortuna ripresa da una degli altri consiglieri presenti la quale ha ribadito come i progetti Sprar siano rendicontati al centesimo.

Come Associazione ONG e quindi ente senza scopo di lucro(e non come azienda sottolineato da qualcuno dei presenti ina aula) dispiace come il fenomeno accoglienza sia stato trattato senza evidenziarne i processi di realtà e la complessità che la stessa comporta, come non ci si sia soffermati sugli aspetti positivi dello stesso andamento del progetto, aspetto ripreso solo da una consigliera di minoranza in maniera oggettiva la quale è andata a sottolineare alcuni dati favorevoli allo Sprar ed alla gestione e conseguente reale opera di inclusione dello stesso: come i 20 tirocini attivati ed i 60 corsi effettuati, o le soluzioni lavorative ed abitative trovate nel territorio, fattori positivi che sono evidenziati per circa l’ottanta per cento dallo stesso report di monitoraggio dell’ispettrice del Servizio Centrale del Ministero degli Interni (l’inclusione degli stessi beneficiari e la gestione del servizio sono evidenziate positivamente).

Probabilmente un progetto così importante meritava un’analisi più ampia, scendendo in profondità nel fenomeno stesso e analizzando la composizione e la natura storica dell’accoglienza nella città di Sassari, rileggendo il fenomeno Cas (centro di accoglienza straordinaria) e la mappatura del territorio.

Nessuno del pubblico è potuto intervenire nonostante una esplicita richiesta del gruppo consiliare di minoranza rigettato immediatamente dalla maggioranza che ha negato ai cittadini presenti di poter intervenire e di poter esplicitare con argomentazioni valide e oggettive la complessità del sistema accoglienza contribuendo magari ad aiutare a capire il fenomeno a chi per scelta di tifoseria si gira dall’altra parte.

Sassari aderisce al progetto LGNet Emergency Assistance

Come Associazione ci sentiamo di dire che la soluzione alla non continuazione dello Sprar non può essere la partecipazione al Fondo Fami per il progetto LGNet Emercency Assistance con il contributo dell’Ersu o di altri enti senza capire che non sono questi i progetti di intervento a 360 gradi sulla persona (infatti lo Sprar interviene con modalità pedagogiche sul beneficiario affiancandolo ed agganciandolo a più servizi proiettando la persona verso la sua autonomia emancipativa). La mancanza dello Sprar avrà una ricaduta economica sul welfare cittadino, infatti rinunciando allo Sprar si farà a meno di un finanziamento di euro 1.357.800, che appunto rendicontati al centesimo andrebbero ridistribuiti per i servizi nel territorio e potevano fungere da trampolino di lancio per beneficiari che partono da una posizione sociale di forte svantaggio.

Purtroppo per l’ennesima volte si è assistito ad interventi di pura propaganda che nulla possono apportare di positivo al territorio di Sassari. L’associazione Gus si augura nell’interesse della comunità sassarese, in particolare, che il fenomeno venga sempre più emancipato da proclami politici ed osservato con la giusta lente di ingrandimento e trattato in profondità con l’ausilio di tecnici del settore, lontano dalle negative strumentalizzazioni politiche da qualsiasi parte esse provengano. La questione sociale non ha colore politico ma solo linee di intervento, una di queste appunto lo Sprar modello complesso ma virtuoso dell’accoglienza.

La Direzione del GUS
Giuseppe Suriano

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