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Liberazione, Solinas: «È un giorno di celebrazione e riflessione»

«Riportare alla memoria i momenti che segnarono la fine della guerra e del fascismo e i valori della democrazia e di libertà»

Christian Solinas

La Maddalena. «L’anniversario della Liberazione è un giorno di celebrazione, di riflessione e anche di festa per far conoscere e riportare alla memoria i momenti che segnarono, dopo anni di dolore e distruzione, la fine della guerra e del fascismo, la riconquista della democrazia e della libertà del popolo. A distanza di 77 anni questo patrimonio di memoria e di valori è quanto mai attuale, visti i tempi oscuri che stiamo vivendo, ed è quindi importante celebrare degnamente il ricordo della lotta per la Liberazione per promuovere i valori della pace e della solidarietà». Lo dichiara il presidente della Regione, Christian Solinas, nel giorno dell’anniversario della Liberazione, celebrato stamattina a La Maddalena nel corso di una toccante cerimonia alla presenza dell’assessore regionale della Pubblica Istruzione e Cultura, Andrea Biancareddu, per ricordare i caduti della battaglia che si svolse nell’isola de La Maddalena dal 9 al 13 settembre del 1943.

«Sempre nel segno della libertà e della speranza. Il 25 aprile – ha detto ancora Solinas – rappresenta, ora più che mai, una data simbolo, un momento importante di riflessione per ritrovare i veri valori del nostro popolo. Valori indelebili di libertà, democrazia, pace e solidarietà. Bisogna sempre tenere viva la memoria per tramandare ai nostri giovani il significato più vero della parola pace».

Nella battaglia di La Maddalena, combattuta nei giorni immediatamente successivi alla firma dell’armistizio, per liberare l’isola dall’occupazione tedesca morirono 28 militari italiani (tra questi undici sardi, quasi tutti giovanissimi) e ci furono oltre quaranta feriti. Per ricordare quello che fu uno dei primissimi atti della Resistenza italiana, il 13 settembre del 2019 è stato inaugurato a La Maddalena un monumento dedicato ai caduti della battaglia, simbolo della Resistenza combattuta in Sardegna, progettato dall’architetto Almo Bramucci e realizzato dall’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani, grazie anche al contributo della Regione.

«Oggi – ha detto l’assessore Biancareddu dopo aver deposto una corona d’alloro davanti al monumento ai caduti – rendiamo omaggio al sacrificio dei nostri soldati, di giovani sardi che hanno trovato la morte con un atto di coraggio necessario per ridarci la libertà. Il piacere di essere qui, in quest’Isola per commemorare un giorno a noi tutti caro, la Festa della Liberazione. Un giorno simbolo di amicizia, fratellanza di sacrificio e orgoglio per noi sardi. Ai combattenti di allora, ed oggi alle associazioni combattenti, dobbiamo un ringraziamento che non finirà mai. Calamandrei – ha sottolineato ancora Biancareddu – diceva che per trovare la Costituzione devi andare sulle montagne. E invece no. Anche qui a La Maddalena troviamo una Costituzione, dove nel ’43 c’è stato un tributo di sangue. Anche noi in Sardegna abbiamo dato un contributo per un valore che vale come l’amore. Se oggi possiamo considerarci uomini liberi lo dobbiamo al sacrificio di tanti eroi. Questo monumento alla resistenza e al valore di tanti sardi è un sito istituzionale voluto dalla Regione proprio per ricordare quelle tristi pagine di storia recente, nell’unico episodio di resistenza avvenuto nell’Isola».

La Battaglia di La Maddalena è uno dei primi episodi della Resistenza italiana. I giorni dal 9 al 13 settembre 1943 segnarono la reazione dei reparti dell’Esercito e della Marina contro i tedeschi che avevano occupato la Base militare. Durante la battaglia, pur essendo il combattimento favorevole alle forze italiane grazie all’ardimento e alla determinazione dimostrata, il prezzo pagato fu alto: 28 morti, quasi tutti molto giovani.

ll programmato arrivo del Re, della corte e del Governo Badoglio a La Maddalena con al seguito la flotta navale da battaglia con in testa la Corazzata Roma avrebbero creato tutte le condizioni per il libero esercizio dei compiti istituzionali del nuovo governo e avrebbero forse mutato il corso della storia e salvato l’istituzione monarchica.

Si sarebbero rivissuti i giorni dell’esilio dei reali piemontesi in Sardegna del 1799. Ma condizione essenziale perché il Re e la flotta arrivassero nell’isola era quella di tenere i tedeschi lontani dalla piazzaforte maddalenina, tanto più che in quel momento in Sardegna, le forze di terra unite a quelle della Marina, erano superiori a quelle tedesche.

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