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Lettere dal carcere di Constance Markievicz

Stasera (21 giugno) alle 20,30 al Teatro Il Ferroviario la proposta del laboratorio di teatro per studenti universitari Dumas-Uniss-La Botte e il Cilindro

Sassari. Un progetto teatrale che racconta una storia di libertà e di formazione politica attraverso le “Lettere dal carcere” di Constance Markievicz tra le personalità politiche e femminili più importanti della Storia d’Irlanda, prima donna eletta al Parlamento inglese nel 1918 e una delle prime nel mondo a ricoprire la carica di ministro.

Venerdì 21 giugno alle 20,30 la vicenda di ‘Madame’ Markievicz sarà rievocata al Teatro Il Ferroviario nel saggio finale del Laboratorio Teatrale Universitario promosso dalla cattedra di letteratura inglese del Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Università di Sassari (Dumas) in collaborazione con la Botte e il Cilindro.

Il progetto di pedagogia teatrale si offre come servizio per l’intero ateneo in collaborazione con tutti i dipartimenti e offre ogni anno gli studenti una formazione teatrale di base a cui si affiancano: workshop, seminari, conferenze, convegni, rassegne teatrali, che fungono da ponte tra l’Università e la scena teatrale professionale. Il coordinamento didattico è stato curato da Loredana Salis; per la regia: Pier Paolo Conconi; in scena: Ilaria Atzeni, Martina Basoli, Carla Bellai, Francesco Brett, Roberta Campagna, Francesca Chessa, Arianna Cocozza, Federica Doppiu, Enrico Gaspar, Fatma Kadri, Federica Madau, Melania Masia, Noemi Mundula, Rossana Leoni, Paola Loi, Milvia Pintus, Simona Pintus, Stefano Porcu, Sara Putzolu, Valentina Soggiu; contributo didattico: Giuseppe Serpillo, Lucia Angelica Salaris e David Brett.

«L’epistolario di Constance Markievicz ricostruisce non solo un percorso umano di grande determinazione e coraggio – dice Loredana Salis – ma anche la vicenda complessa di una nazione, l’Irlanda, e dell’Europa tutta, in uno dei periodi più travagliati della loro storia». Vissuta tra il 1868 e il 1927 Markievicz è stata anche tra le prime donne a ricoprire la carica di ministro nel neonato Dáil, il Parlamento irlandese (dal 1919 al 1922). Durante la rivolta antibritannica del 1916, la “Easter Rising”, Markievicz rivestì un ruolo fondamentale, tanto da finire di fronte alla corte marziale, che condannandola a morte le commutò la pena in carcerazione a vita “in ragione del suo sesso”. «L’esperienza in prigione – conclude Salis – non servì a piegare una donna determinata, ferma nelle proprie convinzioni, mossa da grandi ideali di libertà e uguaglianza per tutte e tutti. Le lettere scritte alla sorella dalle carceri inglesi e irlandesi dove fu detenuta rivelano la tempra della combattiva politica nata per lottare, senza mai arrendersi. Le pagine dell’epistolario restituiscono al lettore una testimonianza preziosa, il ritratto talvolta duro, talvolta ironico e toccante di una donna che sapeva ridere di sé, che detestava il Censore e l’istituzione da lui rappresentata, e un sistema carcerario disumanizzante ed esclusivamente punitivo». Dalle lettere traspare l’evoluzione degli ideali di Costance germogliati tra le fila del primo movimento suffragista, maturati in seno all’esercito per la liberazione d’Irlanda e poi in carcere dove l’attivista inglese proseguì la sua battaglia con lo sciopero della fame pronta, come tanti prima di lei, a sacrificarsi per la causa di un paese in cui non era nata ma dove aveva trovato e coltivato la sua più grande passione: la libertà.

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