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Le interviste ai candidati sindaci: Marilena Budroni

È proposta dalla lista “Èvviva la città”. «Non abbiamo paura di un programma elettorale che va oltre i cinque anni. Non abbiamo né padrini né padroni»

Marilena Budroni

Marilena Budroni è docente di Microbiologia agraria nel Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari. È candidata sindaca con la lista “Èvviva la città”, che comprende esponenti di sinistra e del mondo indipendentista. Nel 2014 era stata candidata con la coalizione di Michela Murgia al Consiglio regionale.

Ultimi giorni di campagna elettorale. Qual è l’impressione?
«Fantastica. Colloquiare e incontrare i cittadini è bellissimo anche se la maggior parte di loro è stanca e stufa di questa situazione che dura ormai da venti anni. Le amministrazioni che ci hanno preceduto, sia di centrodestra sia di centrosinistra, hanno ridotto la città in questo stato».
Come sta Sassari?
«Allo stremo. Anche se, come ho sempre detto in queste settimane, è una città che ha resistito, che fa proposte. I comitati di quartiere e altri tipi di comitati, anche quello della metrotranvia o del no al metano, fanno proposte alternative. Ma in questi anni i cittadini non sono stati ascoltati. Noi invece vogliamo ascoltarli, perché abbiamo già un’attitudine all’ascolto. Così è nato il nostro programma. Siamo tra la gente».
Una delle vostre proposte è proprio quella di coinvolgere meglio i cittadini nelle decisioni.
«Ci sono diversi strumenti e saranno calibrati in base alle decisioni che bisognerà prendere. I cittadini devono essere coinvolti non solo dopo che le opere sono fatte, come è successo per il circuito della pista ciclabile, ma lo devono essere nel processo di decisione, innanzitutto informandoli. La prima cosa da fare in qualunque processo partecipativo è dare informazioni corrette ai portatori di interesse. Dopodiché si possono utilizzare diversi strumenti, dal semplice questionario che arriva a casa alle assemblee di quartiere, ai blog, alle piattaforme, le open space technology, insomma, di strumenti ne abbiamo tantissimi. Il problema è che occorre la volontà politica di fare questo. È sicuramente un investimento a lungo termine, un salto culturale. E questo ci contraddistingue: non abbiamo paura di un programma elettorale che va oltre i cinque anni. Non abbiamo poltrone da difendere e non abbiamo né padrini né padroni».
La vostra è una lista di sinistra e indipendentista.
«Già questo racconta cosa è stato fare questa lista. Il nostro è un processo democratico di due anime che si sono incontrate, che fanno proposte e hanno obiettivi in comune. Propongono un percorso per la nostra città, di municipalità forte: i cittadini sono chiamati a prendersi il presente il futuro, ma anche la propria storia e la propria identità».
Al centro storico c’è realmente un’emergenza sicurezza?
«No, non c’è nessuna emergenza nel centro storico, né più né meno come in altri quartieri. È chiaro che il centrodestra ha tutto da guadagnare, perché è sul nemico che si fondano tutte le politiche sia del governo italiano che della campagna elettorale, in particolare del candidato Campus. I problemi del centro storico sono altri: lo spopolamento, la povertà, lo sfruttamento anche delle case in maniera clandestina. È chiaro che non si può nascondere che ci sono problemi. Il centro storico va rilanciato con la metrotranvia, o anche per esempio ascoltando quanto i commercianti del centro storico hanno presentato a tutti i candidati. Rendendosi conto che c’è una sofferenza, per il costo dei parcheggi per esempio, e che c’è stata una politica degli amministratori del recente passato che hanno fatto sì che il centro storico diventasse il problema».
E i giovani? Cosa proponete?
«Abbiamo delle politiche giovanili che riguardano diverse tipologie di progetti. Uno di questi lo abbiamo chiamato “Dei luoghi comuni”, mettere a disposizione dei giovani tutta una serie di edifici e di strutture che l’Amministrazione comunale non utilizza. Esistono piattaforme anche europee che permettono di accedere a finanziamenti, per l’imprenditoria giovanile. Pensiamo che l’università sia una risorsa fondamentale, perché ci sia innovazione, capacità dei giovani di andare a realizzare imprese con startup e spin-off. Il 24 per cento di loro ha un problema grosso, non dimentichiamocelo: non sa cosa fare, non studia, non lavora. Dobbiamo ripartire da qua. Occorre incidere sulla dispersione scolastica e sulla disoccupazione. Guardiamo con grande interesse al movimento “Fridays for future”».
Da sindaca, quale sarà il suo primo atto?
«Proprio questo: la dichiarazione dell’emergenza climatica ambientale. Da qui partono tutti i problemi. Dobbiamo dare risposte, anche dati perché i cittadini possano capire che sta succedendo, ma soprattutto dare soluzioni per l’abbassamento della temperatura globale. L’attuale governo, con il M5s in particolare, non ha firmato un documento, che invece altri paesi europei avevano proposto. Questo vuol dire non avere nessuna intenzione di intervenire. Anche a Sassari possiamo dare un contributo: più verde, meno gommato, dicendo no al metano, eliminando la plastica, per esempio, dalle mense scolastiche o rivalutando tutto ciò che è produzione locale».

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