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Le interviste ai candidati sindaci: Mariano Brianda

È proposto dalla coalizione di centrosinistra. «La mia è una posizione super partes, fuori dalle logiche di partito. Sassari avrà una giunta composta di eccellenze»

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Mariano Brianda

Il centrosinistra propone come candidato sindaco di Sassari Mariano Brianda, 65 anni, magistrato, presidente della Sezione distaccata di Sassari della Corte d’Appello. La coalizione comprende Partito Democratico, Futuro Comune, Campo Progressista e Italia in Comune. Mariano Brianda è anche vicepresidente del Gruppo Sportivo San Paolo. Suo padre Giovanni Antonio Maria è stato sindaco di Sassari dal 1963 al 1965 per la Dc.

Sono questi gli ultimi giorni di campagna elettorale. Quali sono le sue impressioni?
«È stato un mese intenso, di incontri, di confronti, di scambi di opinioni. La città tutta, le sue e i suoi abitanti, il mondo economico, quello dell’associazionismo, hanno ascoltato le proposte del centrosinistra e mi sembra che si siano posti accanto ad esso per accompagnare e proiettare Sassari verso il cambiamento».
La sua idea di città.
«Penso a una città a misura di tutte e tutti, senza troppo divario tra le diverse fasce di popolazione e tra le varie zone della città. Il primo obiettivo è il miglioramento della qualità di vita delle famiglie e delle persone in difficoltà, perché lo sviluppo deve abbracciare tutta la collettività. Penso a una città con un ritrovato respiro, più verde, più sostenibile, che partendo dal centro, cuore pulsante della sua identità, sappia aprirsi al mare, grande risorsa, e guardare all’area vasta. Penso a una città che sappia riscoprire e valorizzare al meglio il proprio patrimonio culturale e naturale».
Partiamo dal centro storico. Sassari ha la particolarità di avere la sua periferia nel cuore della città.
«È necessario creare le condizioni per il ripopolamento, puntando in primo luogo sull’affitto sociale. Poi si deve lavorare sull’inclusione sociale, la rivitalizzazione culturale, su nuove forme di agevolazione per le attività commerciali e sulla fruizione turistica della Sassari storica. Il centro è la chiave per lo sviluppo di un nuovo progetto urbano, territoriale e sociale».
E invece per gli altri quartieri?
«Vanno ricuciti con il centro della città, tramite l’incremento della mobilità, in particolare quella sostenibile. Cittadine e cittadini delle periferie devono poter usufruire di maggiori servizi. Nuovi spazi di aggregazione daranno luogo a una maggiore socialità e al potenziamento delle attività culturali e sportive. Penso, ad esempio, alla creazione di cittadelle sportive decentrate, dislocate in luoghi differenti della città, che siano spazi aperti alla socialità e possano contrastare il disagio giovanile».
Immigrazione e migranti: esiste davvero un’emergenza a Sassari?
«No, sono sicuro che non esista un’emergenza così come sono sicuro che la nostra sia una città accogliente. Bisogna vivere l’integrazione come una grande risorsa e incentivare i percorsi di inclusione. In questo ambito sarà strategico il dialogo con le associazioni e con i rappresentanti delle diverse comunità presenti in città, che, voglio ricordarlo, compongono la Consulta degli immigrati».
Cultura, ma anche Gremi e Candelieri: cosa propone?
«Sassari deve diventare una capitale della cultura, un centro di riferimento per le eccellenze del territorio, l’Università, il Conservatorio e l’Accademia delle Belle Arti, senza dimenticare, ovviamente, di aprirsi all’Europa. I Candelieri devono avere un segno tangibile della loro presenza in città tutto l’anno. Propongo un concorso di idee per realizzare un’opera che possa rappresentarli, da posizionare in un luogo simbolico per loro».
Per i giovani?
«Per loro… vorrei che scegliessero di restare a Sassari perché vedono qui un futuro lavorativo. La collaborazione dell’Università, a questo proposito, è strategica. Ad esempio, studentesse e studenti dei Dipartimenti di agraria e veterinaria potrebbero seguire un percorso formativo nelle campagne della Nurra, che necessitano di un maggiore investimento di risorse umane. È necessario che siano create le condizioni, formative e ricreative, perché scelgano di restare. La rivitalizzazione del centro storico passa anche da questo, perché immagino il centro come il luogo di residenza degli universitari e delle universitarie».
Invece per gli anziani?
«Penso sia importante che vengano accompagnati nella terza fase della loro vita, che abbiano garantita la mobilità, l’accesso ai servizi e l’assistenza domiciliare quando necessaria. Ma ancora più rilevante è la promozione di progetti dedicati al benessere delle persone “diversamente giovani”, che devono trovare spazi e momenti di socialità. Sarà importante, a questo proposito, il dialogo con le associazioni di volontariato».
Ha un progetto per i primi cento giorni?
«Ne voglio indicare uno in particolare. La prima azione sarà quella di trasferire le riunioni della Giunta comunale nelle periferie urbane, in modo che le cittadine e i cittadini non si sentano lontani dalla politica. Credo fortemente nella partecipazione democratica, nessuna decisione impattante per la città sarà presa senza consultare la cittadinanza. Ogni cambiamento significativo sarà accompagnato sempre da azioni di partecipazione. La politica deve tornare ad essere un servizio alla comunità. E deve essere in grado di migliorare la vita di ognuno di noi. Perché siamo tutte e tutti importanti».
Lei non ha fatto politica prima d’ora.
«No, è vero. Vengo dal mondo del lavoro, fino al 14 maggio, data dalla quale è cominciato il mio periodo di aspettativa, ho esercitato come magistrato. Quella che ho avuto è stata sicuramente una visione privilegiata per poter guardare la città e leggerne alcuni aspetti. E quella che ho assunto, dalla candidatura in poi è, e sarà per tutto il mandato, una posizione super partes, fuori dalle logiche di partito».
Ultima domanda: parliamo di Giunta e assessori. Chi saranno? Ha già qualche idea? E se sì, come procederà?
«Ancora nessun nome. Si distinguerà come una giunta composta di eccellenze, di personalità di spicco, che conoscano profondamente la città e possiedano tutte le competenze per condurre Sassari a un cambiamento. Posso dire già da ora che non ci saranno spartizioni tra le forze politiche in maggioranza».

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