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Le interviste ai candidati sindaci: Lino Mura

È proposto dalla lista civica “Alternativi per Sassari”. Sicurezza, vivibilità, efficienza, pulizia e modernità. «Il Comune sarà una casa di vetro»

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Lino Mura

Lino Mura, 73 anni, ingegnere in pensione, è candidato sindaco per la lista civica “Alternativi per Sassari”. Volto noto della politica cittadina, dal 2012 al 2015 è stato vicepresidente della Provincia e assessore alle Attività Produttive e allo Sport. Già coordinatore provinciale dell’Idv, è stato anche consigliere comunale per la Dc nei primi anni ’90.

Siamo alla settimana conclusiva di campagna elettorale. Quali sono le sue impressioni?
«La campagna è stata molto impegnativa, ci siamo confrontati in moltissimi incontri con gli altri candidati e mi è sembrato che la maggior parte delle azioni sarà concordata con i cittadini all’indomani delle elezioni: la mia squadra ed io, invece, abbiamo già raccolto i problemi dei sassaresi e messo in campo le modalità e le strategie con le quali vi faremo fronte, perché il giorno dopo il nostro eventuale incarico, ci si metta immediatamente al lavoro sulle richieste raccolte negli innumerevoli incontri con i cittadini. Il bello di questa mia campagna elettorale è stato che la gente di Sassari che mi riconosceva per strada, mi fermava per raccontarmi le difficoltà quotidiane e le incertezze per il futuro, in quelle vie e in quei locali dove non mi hanno incontrato per la prima volta solo adesso che mi sono candidato sindaco, ma che io frequento da una vita.
Ci sono state anche impressioni negative, c’è da dirlo, per la profonda sfiducia di molti nei confronti di amministrazioni che hanno promesso e che non hanno mantenuto; il nostro programma, però, è convincente, è nuovo e coraggioso ed è stato costruito sulle esigenze reali e non solo su vuoti paroloni.
Quello che posso promettere è il mio lavoro al servizio della città e dei cittadini, per migliorare, assieme alla mia squadra, le condizioni ormai insostenibili nelle quali Sassari versa da troppo tempo. Tra i nostri candidati ci sono persone che possono davvero rappresentare i cittadini, pronte a lavorare, con le competenze adeguate, e che non devono rendere favori a nessuno e per questo liberi di servire come me la città di Sassari».
E allora partiamo da una sua idea di città.
«Direi innanzitutto sicurezza, vivibilità, efficienza, pulizia e modernità. La sicurezza sta alla base di una città aperta, che vive, studia e lavora senza ombre, che si muove e opera alla luce del sole: la tutela efficace del cittadino determina una percezione di fiducia costante che porta dietro con sé una garanzia di vivibilità vera, con le energie e le potenzialità che possono emergere e svilupparsi in efficienza e modernità. Per questo motivo vedo un’organizzazione di vigilanza e assistenza molto meglio organizzata ed inserita nel tessuto sociale al servizio della comunità perché la richiesta di controllo e di tranquillità è reale e forte e non può che portare più senso civico, più autocoscienza e maggiore serenità nell’affrontare i doveri di cittadino, sicuri che i diritti sono garantiti».
Centro Storico: Sassari, è un po’ riconosciuto da tutti, ha la particolarità di avere la sua periferia nel cuore della città.
«Io parlerei di centro, non solo di centro storico. La situazione del centro sassarese è particolare, ma non per questo negativa, anzi: questa peculiarità può essere un’opportunità in termini di sviluppo culturale, sociale e commerciale. Il centro offre tutti gli spunti per l’organizzazione di percorsi turistici che parlino della storia e dei costumi della città; i numerosi punti a “stazione storica” devono essere organizzati in modo che vi sorgano anche servizi di ristoro e di offerta della tradizione sassarese in termini di arte culinaria, e tutto questo essere anche corredato delle arti e dei mestieri antichi che fortunatamente a Sassari non sono ancora morti, come il calzolaio, il falegname e lo stagnino, per esempio. Questo tipo di rivalutazione non è solo culturale ma anche sociale ed il tessuto vivente del centro deve avvertire l’appoggio delle Istituzioni nello sforzo di dare impulso positivo allo sviluppo commerciale, con ad esempio sgravi fiscali temporanei o valutabili circa il ripristino delle facciate, delle vie interne, del verde urbano e dell’illuminazione. Se il centro storico viene percepito come bene individuale oltre che della collettività, tutto questo non può portare altro che l’insorgere di un circolo virtuoso verso quella sorta di rivincita del cuore della città che tutti attendono».
E per gli altri quartieri cosa propone?
«I quartieri hanno storie e necessità a sé. Pensiamo quanto grande è diventata Sassari e cosa ingloba la città, dalle periferie, alla zona industriale, all’agro. Le forze dell’Amministrazione dovranno essere strategicamente a disposizione di tutte le diverse realtà ed esigenze ma dal punto di vista di coloro che ci abitano: sarà opportuno sviluppare ciò che le passate amministrazioni avevano messo in embrione, istituendo una sorta di “consulte”, gruppi di rappresentanti di quartiere, che attivamente si riuniscano per fare il punto delle necessità contingenti e che presentino periodicamente relazioni sulla situazione reale e sui problemi da risolvere. Le informazioni puntiformi raccolte daranno, da una parte, la visione di insieme delle criticità da mettere in ordine di priorità, dall’altra, investiranno i cittadini della responsabilità e del ruolo di attori protagonisti nella vita pulsante della città, dando loro quella parte attiva che probabilmente adesso sentono di non avere. Aggiungo inoltre che voglio fortemente che i quartieri non siano più considerati come porzioni di una città ma città stessa, e questo traguardo si può raggiungere operando sul piano urbanistico e pensando alla cosiddetta “Città-territorio” senza periferie, borgate o agro, ma unico tessuto urbano compatto. Così facendo si riusciranno ad organizzare meglio infrastrutture e servizi e si potrà sentire maggiormente l’appartenenza ad un unico nucleo urbano».
Parliamo di giovani, quelli che rimangono ma anche i tanti che partono per studio o per lavoro.
«Anche per loro c’è un disegno concreto. Intanto la predisposizione di spazi non solo ricreativi e sportivi, da ricercare e rivalutare in quelli che già sono presenti, con la creazione di nuovi nelle parti più periferiche dove invece siano carenti. I veri spazi per i giovani sono quelli in cui vi è crescita culturale, opportunità di formazione, di educazione e di integrazione nel tessuto sociale e lavorativo.
Ci vogliono politiche di educazione civica e ambientale promosse dal Comune, con attività che coinvolgono tutte le fasce di età con progetti, bandi e anche premi che possano investire i giovani sulla riqualifica dei loro spazi, del territorio, delle acque e dell’aria, ed iniziando dall’ambiente si deve sviluppare quella sensibilità sociale che tocca conseguentemente il senso civico, la cultura urbana, il rispetto degli altri e dei propri beni e quindi della propria città».
A Sassari aumentano gli anziani. Nel vostro programma ci sono azioni specifiche?
«Qui entra in argomento il problema della salute e della assistenza. Ma è anche, come per i giovani, il problema di una città a misura di anziano. Il sindaco è responsabile della salute dei propri cittadini e deve impegnarsi affinché l’anziano che necessita di cure e assistenza, soprattutto negli ultimi anni della propria vita, abbia risposte dimensionate alle sue possibilità e più strutture adeguate ai suoi bisogni. Però oggi più che mai (se lo sorregge la salute fisica) l’anziano è un cittadino attivo, sportivo, curioso, potenzialmente coinvolgibile in attività costruttive, culturali e turistiche. La peculiarità degli anziani è quella di potersi mettere a disposizione in maniera sinergica delle altre fasce di età e soprattutto dei giovani.
Non ci devono essere promozioni meramente “assistenzialistiche” ma progetti attivi per esempio per “over 65”, come bandi specifici su temi come il riciclo, l’educazione civica ai giovani, il turismo ecc., in maniera da coinvolgerli in progetti e in attività dove la loro esperienza risulta insostituibile».
Cosa farete da subito se vincerete le elezioni?
«Già dal primo giorno avremo tutti gli assessori pronti a lavorare, ognuno con le sue precise responsabilità ed indirizzati dal gruppo di lavoro, dato che abbiamo già in mente gli assessorati chiave per rispondono a tutte le specifiche richieste-necessità della nostra città. Come gruppo abbiamo già le persone con le precise professionalità e quelle che rappresentano una risorsa effettiva, ma sono gli assessorati che daranno l’indirizzo ai lavori».
Ha detto più volte durante questa campagna elettorale che governerà con la massima trasparenza.
«Certo, lo ribadisco. Dopo trenta giorni chiamerò a raccolta ogni assessore per discutere su prodotti e risultati in modo da confermare in itinere la direzione presa ma soprattutto tratterò il Comune come una “Casa di Vetro”, un luogo dove i cittadini possano recarsi ad apportare proposte costruttive o idee giuste e valide affinché l’Amministrazione ed il cittadino non vengano percepite come due cose distinte e separate».

LinoMura2

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