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Le interviste ai candidati sindaci: Giuseppe Doneddu

La sua idea di città: «Ripartiamo dalla Pubblica Amministrazione». È proposto dal Partito Comunista

Giuseppe Doneddu

Giuseppe Salvatore Doneddu è il candidato sindaco proposto dal Partito Comunista. 75 anni, ha insegnato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Sassari dove è stato professore ordinario di Storia economica. È stato già candidato sindaco nel 1995, quando si presentò con Rifondazione Comunista.

Siamo all’ultimo giorno di campagna elettorale. Le sue impressioni?
«Mah, l’impressione è che tutto sommato sia stata una campagna abbastanza corretta. Naturalmente si notano degli screzi tra liste che dovrebbero essere in qualche modo affini, che hanno lo stesso bacino di voti. Ma rispetto ad altre campagne elettorali devo dire che è stata tranquilla».
Lei è candidato sindaco per il Partito Comunista. Cosa pensa del centrosinistra che guida il Comune da 14 anni?
«Quando sono stato in Consiglio comunale tra il 1995 e il 2000, con Anna Sanna sindaco, ero all’opposizione. Ritengo che ogni cittadino dovrebbe farsi almeno un mandato da consigliere per capire come funzionano le cose, capire perché certe città sono in queste condizioni. Si vedono molto bene tutte le scelte che purtroppo si fanno non nell’interesse dei cittadini».
Mi sembra di capire dalle sue parole che del centrosinistra sassarese non dà un giudizio positivo…
«No, senza dubbio. Le stesse vicende dell’ultimo mandato, che hanno riguardato in particolare il sindaco Sanna, hanno dimostrato che ci sono state delle pressioni fortissime dovute non a inimicizie personali ma ad altri interessi, ritengo».
La sua candidatura è insomma totalmente alternativa a tutte le altre in campo per queste elezioni.
«Certo. La nostra proposta riguarda essenzialmente il problema del lavoro. Vediamo che la città è in crisi, e non solo, perché è solo una parte minima di questo disgraziato paese. A chi gli chiedeva se l’Italia fosse un paese povero, De Gaulle, che conosceva le sfumature della lingua italiana, rispondeva: “No, è un povero paese”. Noi viviamo in un paese dominato da tutto fuorché dalla volontà di andare avanti in maniera civile. Quindi, nel nostro piccolo, Sassari non si differenzia. È una città in grande crisi, è la città che in Sardegna perde il maggior numero di abitanti e questo vorrà dire qualche cosa. È una città in cui i giovani non possono progettare il loro futuro e devono emigrare in gran parte all’estero. Tante famiglie vivono sotto al livello di sussistenza. Non so come mi sarei comportato in queste situazioni. In altri tempi le persone avrebbero reagito in maniera diversa».
La vostra idea di città?
«Ricominciare partendo da una progettualità che finora è mancata. Si è andati avanti settore per settore, privilegiando scelte che non avevano niente a che fare con la visione complessiva di sviluppo della città. Quindi ripartire da una progettualità ben calibrata e razionale, che comprenda l’utilizzo della macchina amministrativa. Molti candidati dicono che bisogna coinvolgere di più il privato. Io dico che bisogna ripartire invece dal pubblico. E forse questa è una delle cose che ci differenzia maggiormente da altre proposte. La macchina amministrativa ha pure dei funzionari valenti ma che deve essere calibrata secondo le nuove esigenze e le nuove tecnologie».
Un esempio?
«Creiamo un ufficio del piano, chiamiamolo così. Dove ci siano professionalità che sappiano manovrare bene gli ultimi ritrovati della tecnologia, che abbiano competenze per mettere su carta i progetti che i politici individuano per l’espansione economica e sociale della città. Tutto questo ci permetterebbe di accedere a forme di finanziamento in maniera seria e oculata, senza essere costretti per esempio a spendere i soldi per una pista ciclabile che poi è in queste condizioni soltanto perché li abbiamo ricevuti. Facciamo noi le scelte e non lasciamocele imporre».
Questo punto di un maggiore intervento pubblico la differenzia nettamente dagli altri candidati.
«Più pubblico ma anche maggiore coinvolgimento dei cittadini. A Barcellona sta mio figlio e ci vado spesso, conosco bene l’esperienza della sindaca Ada Colau. È interessante l’attivismo tra i diversi rioni e quartieri cittadini. C’è proprio un’attività perpetua da parte degli abitanti che gestiscono gli spazi associativi, che chiedono nuovi servizi e nuove strutture. Mi auguro che un coinvolgimento dei cittadini avvenga anche a Sassari, andando verso azioni concrete e superando il mugugno tradizionale».
La prima cosa che farà da sindaco?
«Intervenire subito sulla pubblica amministrazione. Cerchiamo di capire quanti soldi ci sono realmente in cassa. Si vocifera di decine di milioni di euro per la metropolitana di superficie, per le periferie e per altri progetti. Ci sono davvero? E poi mettere mano a quella registrazione della macchina amministrativa che ci consentirà di partire con i progetti specifici».

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