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La scuola e Trash Remo: composizioni vuote e canzoni stonate

Strutture ritmico-melodico-armoniche sgangherate, testi banali e privi del rispetto dell’accento tonico, interpretazioni sgradevoli, povere di vocalità e ricche di stonature

Il Festival di San Remo 2021 è finito! Strutture ritmico-melodico-armoniche sgangherate, testi banali e privi del rispetto dell’accento tonico, interpretazioni sgradevoli, povere di vocalità e ricche di stonature. Ѐ “Trash” Remo, bellezza!

Si tratta della sagra dell’impreparazione e dell’ignoranza musicale. Su ventisei partecipanti, essendo buonisti, a fatica si potrebbero salvare sette artisti, meno di un misero venticinque per cento. I vincitori, sia pure con alcune riserve pentagrammatiche, rientrano in questa striminzita percentuale. Per fare musica, negli anni Sessanta era sufficiente una voce abbastanza intonata o particolare e una bella presenza scenica. Le canzoni portavano le firme di grandi parolieri e di compositori di elevata competenza. I cantautori, ovviamente, erano protagonisti di altre storie… Poi arrivarono musicisti-cantanti formati nei Conservatori di Musica; penso a Franco Battiato e Mariella Nava. L’onda dei vincitori dei talent, non sempre tra i migliori partecipanti, portò sul palco dell’Ariston il cliché dei maldestri cambi di ottava e dei tentativi di rinverdire strutture accordali ormai obsolete. Il sedicente “Festival della Canzone Italiana”, nell’edizione n. 71 dell’anno VentiVentuno, ha toccato il fondo dell’incultura musicale e testuale, sotto lo sguardo goliardico di due ragazzi ormai sessantenni.

Auspico una rinascita del Festival di San Remo, senza Rap, Trap e Trash. Urgono scelte coraggiose: un direttore artistico con preparazione conservatoriale; una Giuria, poco numerosa, di musicisti e parolieri in possesso di titoli di studio e di chiara fama, che si insedi quale Commissione esaminatrice delle proposte degli aspiranti partecipanti; l’istituzione di un Premio del Televoto, separato da quello della Giuria che decreta il vincitore, e affidato al pubblico musicalmente ignorante. La Scuola deve cooperare attivamente, attraverso la promozione di un curricolo musicale verticale, che cancelli il folle D. Lgs. 60/2017, costola incrinata della Legge 107/2015, la pseudo-riforma renziana dell’Istruzione, e l’ignoranza gelminiana del D.M. 8/2011, incardinato sulle Attività Musicali da affidare a docenti abilitati in Musica e Strumento, ma solo a partire dalla classe terza delle Elementari.

Antonio Deiara

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