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La poesia nel canto popolare della Sardegna

Successo lo scorso 26 marzo del convegno del Sodalitziu Culturale Otieresu

Tre, lo sanno tutti, è il numero perfetto. E tre erano i relatori, tre i cori sardi e tre i “solisti” del convegno “La poesia nel canto popolare della Sardegna. Ieri e oggi”. Lo scorso 26 marzo, all’auditorium del Centro Culturale San Francesco di Ozieri, due ore di format innovativo, vivace e coinvolgente sono volate via. Ha aperto la serata il Coro Città di Ozieri, con i pentagrammi della tradizione di Ammentos de ajania di Mario Coloru e l’innovazione di Sos fiores nos naran di Menotti Gallisay di Nuoro, vincitore del Premio Logudoro della XVI Edizione del 1997, magistralmente armonizzato e diretto dal M° Daniele Manca. Antonio Deiara, docente di musica già supervisore al Conservatorio di Sassari, ha coinvolto il pubblico con esperienze quotidiane e di estrazione classica della prosodia, e con “Ite bos cantan narade” del tetravincitore del Premio Logudoro Antonio Maria Pinna, curato dalle voci del “Lachesos” di Mores; il coordinatore della giuria della Biennale Ozieri si è congedato con la musica e le immagini emozionanti del Procurade de moderare per Soli, coro femminile e orchestra giovanile, nel 2017 brano conclusivo della prima opera in lingua sarda “Paraulas e Sonos de Sardigna” di Gian Battista Ledda, oggi inno ufficiale della Regione Sardegna.

Il Coro Sant’Alene di Tula, istruito e diretto con autorevolezza dal M° Giovanni Marongiu, si è espresso con due brani: Ammentos e Su ballu ‘e mesu ‘idda. Ricche di pathos le letture di Carmela Arghittu. Gian Battista Ledda, per quattro decenni docente di teoria e semiografia al Conservatorio “Luigi Canepa”, ha presentato frammenti audio della sua “Paràulas e Sonos de Sardigna”, opera rappresentata in forma di oratorio nella parrocchiale di Alà dei Sardi l’8/7/2017 sotto l’egida del Coro “Sant’Austinu” e del Comune guidato da Francesco Ledda: s’Intrada con i campanacci sardi, il concertato di Monti Prama dedicato ai Giganti di Cabras e dell’Isola, la Corsicana insolitamente affidata a una tromba, un violoncello e due arpe, sa Dispedida di Maddalena Morittu vincitrice del Premio Ozieri e altri pentagrammi hanno ammaliato il pubblico. Su Cuncordu ‘e Santu Nicola di Nughedu San Nicolò si è presentato con due arrangiamenti tradizionali: nel centenario di Cicito Masala Su manzaneddu de sa tessitora e Maria filonzana, canto della tradizione orale.

Roberto Carta, esperto di lingua sarda e attuale sindaco di Oschiri, ha disegnato con mano leggera e profonda competenza il passato, il presente e l’auspicabile futuro della Sardegna non più sardofona. Da Michelangelo Pira a Peppino Mereu, da Antioco Casula Montanaru a Pauliccu Mossa di Bonorva, Carta ha concluso con i parametri di ieri e di oggi. La prima dei tre solisti, la cantautrice Laura Mulas, accompagnata dal musicista Luigi Piga di Tempio Pausania, ha emozionato i presenti con una sua nuova composizione: Pedra. La conduzione della serata, a lei affidata dal presidente Gavino Contu, è stata perfetta.

L’ossimorico Don Malo da Berchidda, giovane trapper in lingua sarda (e non solo), secondo solista, ha chiuso la sezione pentagrammatica della serata. Interessanti gli interventi degli “spettascoltatori”, incoraggiati dalla moderatrice Laura Mulas, che hanno espresso pareri e idee sulle tematiche oggetto della conferenza del Sodalitziu Culturale Otieresu. Pregevole il lavoro del regista Gianni Ladu, terzo “solista” sostenuto da un’eccellente squadra.

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