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La pantomima del green pass e le corvées del docente valvassino

Il Governo Draghi reintroduce il lavoro obbligatorio non retribuito tipico del Feudalesimo. La riflessione di Antonio Deiara

Il presidente del Consiglio dei ministri, prof. Mario Draghi (foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Potenti strumenti di distrazione di massa continuano a condizionare l’avvio dell’anno scolastico 2021-2022. Dopo le menzogne distribuite a piene mani sugli Organici di Diritto con una riduzione anti-Covid del numero di alunni per classe e sull’abbondante assunzione di “Personale Covid”, la pantomima del Green Pass con scadenza 5 luglio 2022 da controllare tutti i giorni in ogni Scuola della Repubblica nasconde le norme para-feudali del Governo Draghi. Il Decreto n. 188 del 21 giugno 2021, infatti, ordina a maestre e professori di seguire corsi obbligatori di “Formazione del personale docente ai fini dell’inclusione degli alunni con disabilità”, strutturati in “[…] unità formative comunque non inferiori a 25 ore di impegno complessivo”. Il comma 1 dell’articolo 2 individua i destinatari dei corsi obbligatori: “Le attività formative di cui all’articolo 1 sono destinate al personale docente impegnato nelle classi con alunni con disabilità non in possesso del titolo di specializzazione sul sostegno.”, mentre il comma 3 chiude il cerchio: “[…] La partecipazione alle attività formative assume carattere di obbligatorietà e non prevede esonero dal servizio.”.

In un Paese normale, come direbbe l’omino coi baffi, i Sindacati si sarebbero sollevati come un sol uomo per contrastare cotanta arrogante violazione da parte del Governo in carica del Contratto di Lavoro della Scuola e, contemporaneamente, dell’art. 36 della Costituzione. E invece, con l’eccezione della Flc-Cgil, che sta studiando l’impugnazione della norma davanti ai giudici, e dell’Anief, che ha proclamato uno sciopero per il primo giorno di lezione, le altre forze sindacali mantengono un silenzio assordante. Un silenzio ancora più assordante è quello che regna in merito a un’altra norma para-feudale, varata l’anno scorso dal Governo Conte 2 e ribadita quest’anno dal “Governo dei Migliori”. Il Decreto Sostegni Bis, art. 58, obbliga le Scuole “c) a prevedere che a partire dal 1° settembre 2021 e fino all’inizio delle lezioni siano attivati, quale attività didattica ordinaria, l’eventuale integrazione e il rafforzamento degli apprendimenti, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. Non si facciano ingannare i non addetti ai lavori, perché in questo caso “attività didattica ordinaria” significa non retribuita, dato che non rientra nel Contratto di Lavoro attualmente in vigore. Se un Governo di qualsiasi colore avesse osato trattare in modo così tracotante e offensivo non le maestre e i professori ma un’altra categoria di lavoratori, penso ai metalmeccanici, avremmo avuto centinaia di migliaia di cittadini in piazza e un durissimo scontro politico in Parlamento.

Le Scuole di ogni ordine e grado, le maestre e i professori vengono riportati al Medioevo. Il Governo Draghi reintroduce il lavoro obbligatorio non retribuito tipico del Feudalesimo, chiamato “corvées”. Al maestro “Valvassino”, ultimo nella scala sociale, non resta che chinare ancora una volta il capo e ingoiare faticosamente un altro rospo indigesto. Da una finestra della Fortezza Bastiani, mentre preparo la valigia del congedo definitivo, vedo avanzare le orde barbare dei finti amici della Scuola Pubblica con le loro uniformi nere, verdi e azzurre, nell’immobilità sterile di troppi sindacati e parlamentari. Parafrasando Franco Battiato, non mi resta che lanciare un hashtag: “Povera Scuola”!

Antonio Deiara
Docente di Musica in servizio dal 04.11.1980

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