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La mancanza di dibattito crea un vuoto sempre più grande

La riflessione di Simone Maulu. «L’arroganza istituzionale che nasconde l’incapacità di discutere civilmente»

Nel mondo in cui viviamo è sempre più difficile trovare o creare luoghi di dibattito politico e sociale ma ancora più difficile è creare un confronto anche acceso, ma leale e corretto, con chi governa. Proprio questa mancanza di dibattito crea un vuoto sempre più grande che separa i cittadini dagli gli amministratori, la classe politica dal cosiddetto “Popolo”, facendoci dimenticare l’importanza del confronto e le modalità con le quali sia giusto e normale portarlo avanti. Pare sempre più difficile scindere il piano politico da quello individuale e questo si nota da come ogni critica o richiesta di chiarimento venga percepita e interpretata come un fatto di carattere personale.

Succede che, invece di rispondere nel merito di un argomento, si tenda a deviare nel magrissimo tentativo di screditare l’interlocutore, attaccarlo per istinto, insultarlo fino a svilire una discussione che non ha mai modo di essere.

Scrivo queste riflessioni perché qualche giorno fa due consiglieri comunali di Sassari si sono attribuiti il diritto di illuminare alcuni edifici pubblici con il tricolore italiano per poi rivendicare la paternità dell’azione sui social. Io, da cittadino, che, come tanti, da quella bandiera non mi sento rappresentato, ho chiesto spiegazioni, anche perché mi è sembrato abbastanza anomalo il modus operandi.

A parte il fatto che sarebbe stato interessante capire che cosa rappresenti la bandiera italiana, per quale motivo costoro l’abbiano preferita a quella sarda o, come ha proposto qualcuno, ai colori di Sassari, avrei trovato quantomeno interessante parlare di simbologia, di cosa unisce veramente un Popolo, cercando di alzare il livello della discussione, con argomenti di maggiore spessore di certi toni da bettola.

Inoltre non sapevo che, a Sassari, due semplici consiglieri comunali potessero incaricare terzi di portare attrezzature atte ad illuminare (per giunta con un simbolo deciso da loro) gli edifici pubblici della città. Anche di questo mi sarebbe piaciuto parlare, perché se questa cosa fosse consentita, se domani mattina ad un cittadino venisse in mente di diffondere un messaggio di qualsiasi tipo utilizzando le facciate degli edifici pubblici, avrei avuto piacere che qualcuno mi illustrasse quale sia l’iter burocratico da seguire. Esiste un modulo da compilare? Chi rilascia le autorizzazioni? Il Sindaco o un’altra figura istituzionale? L’Assessorato alle Manutenzioni? L’Assessorato alla Valorizzazione del Patrimonio?

Perché i consiglieri comunali non sono i padroni della città, e appare chiaro che se lo possono fare loro, lo potrebbero fare anche altri consiglieri, magari dell’opposizione, e magari lo possiamo fare tutti noi cittadini.

Ma ahimè queste domande non hanno ancora trovato risposta. Il dibattito si è ovviamente consumato sui social, dove abbassare il livello della discussione è la regola, dove i due consiglieri venivano difesi da un manipolo di parenti che, con piglio da tifoseria calcistica, provavano appunto a difenderli (non si capisce da chi e da cosa) portando argomentazioni confuse e non attinenti, oltre che esposte in maniera quasi incomprensibile.

Questo atteggiamento ostile qualifica, davanti alla città, chi ci governa. Ma l’incarico di Amministratore Comunale impone un rispetto per la Cittadinanza tutta, proprio per il fatto che un consigliere comunale non rappresenta solo i suoi elettori, ma l’intera Città. Dovrebbe dunque quantomeno impegnarsi a farlo rispondendo, con atteggiamento istituzionale, alla legittima domanda di un cittadino.

Quando si ricopre il ruolo istituzionale è basilare e importantissimo capire da dove nascono i conflitti e mediare, avendo ben chiaro che rendere conto del proprio operato non è una cortesia ma è un dovere, e che il mandato elettorale è un incarico, non un potere assoluto.

Attendo dunque, con gentilezza, la risposta dei Consiglieri o del Sindaco, nel merito della mia domanda, che qui di seguito ripropongo: chi ha autorizzato e con quali modalità l’illuminazione di Palazzo di Città e di altri edifici pubblici di Sassari?

Simone Maulu

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