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La digitalizzazione delle imprese edili attraverso il Bim

Per gli imprenditori dell’Ance un seminario di approfondimento sulle applicazioni pratiche della modellazione nella progettazione e costruzione

Sassari. Dal prossimo 1 gennaio scatterà l’obbligo del Bim – Building Information Modeling per le opere pubbliche di importo pari o superiore a 50 milioni di euro, secondo quanto previsto dal DM 560 del 2017. Dal 2021 toccherà alle opere di importo sopra i 15 milioni e dal 2022 a tutte quelle sopra la soglia comunitaria.

La progressiva introduzione dell’obbligatorietà dei metodi e degli strumenti elettronici specifici, quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture, nelle fasi di progettazione, costruzione e gestione delle opere e relative verifiche, è stata affrontata dai costruttori dell’Ance in un seminario informativo svoltosi a Villa Mimosa lo scorso 4 dicembre, all’interno del progetto Smart Manager e realizzato grazie alla collaborazione tra Ance e Sfc Confindustria.

Alla presenza di imprenditori e dirigenti di imprese di costruzioni di tutto il centro nord Sardegna, gli esperti in Bim del Politecnico di Milano, l’architetto Alberto Pavan e l’ingegner Mirarchi hanno tracciato lo stato dell’arte e le applicazioni derivanti dall’introduzione dello strumento nelle imprese che, tuttavia, sta mettendo in evidenza alcune lacune.

«L’innovazione introdotta dalla spinta della digitalizzazione nel comparto delle costruzioni –ha dichiarato il presidente dell’Ance centro nord Sardegna Silvio Alciator – ha evidenziato un forte fabbisogno formativo non solo dei progettisti che operano nelle imprese o per conto di esse, ma degli stessi uffici tecnici della Pubblica Amministrazione. Per tale motivo, attraverso la Scuola Edile ed apposite convenzioni con gli enti pubblici, come Provincia e Università, stiamo investendo molte risorse per la formazione continua delle figure tecniche che operano sia privato che pubblico».

L’applicazione del Bim nella progettazione e realizzazione di un edificio, rispetto ai metodi tradizionali, è stato evidenziato, comporta tutta una serie di vantaggi come la riduzione dei costi del ciclo di vita dei manufatti, la minimizzazione degli errori di progettazione, o il miglioramento della comunicazione delle informazioni di progetto finalizzata alla gestione del costruito.

La gestione di questi processi attraverso il Bim, tuttavia, richiede non solo un investimento importante in termini di formazione, ma anche investimenti rilevanti in macchinari e software. «Per tale ragione – evidenzia Alciator – la categoria dovrebbe essere maggiormente e costantemente sostenuta attraverso finanziamenti pubblici, che consentano di superare le lacune della digitalizzazione di cui il comparto delle costruzioni soffre particolarmente».

Molti spunti operativi e applicazioni pratiche sono stati proposti dai partecipanti. Uno in particolare è stato accolto con molto interesse dagli imprenditori. «L’integrazione del BIM con i prezzari regionali per le opere pubbliche – conclude il presidente dei costruttori – consentirebbe una progettazione correttamente stimata negli importi, riducendo il rischio di contenziosi nelle fasi successive dell’appalto».

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