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“La Bohème”, vince la musica

Un ottimo allestimento tradizionale del capolavoro pucciniano ha garantito una prestazione perfetta di interpreti e orchestra. Si chiude tra gli applausi la stagione lirica sassarese

Bohemequadro2Sassari. Una “Bohème” nel segno della tradizione e in grado di trasmettere sentimenti. Ben lontana insomma dai lugubri modelli del “Regietheater” di scuola tedesca che ormai imperversano soprattutto nel Vecchio Continente e che consentono a registi spesso a digiuno d’opera e basi di storia della musica di snaturare e stravolgere capolavori entrati di diritto nell’immaginario di intere generazioni. Perché “La Bohème” è e deve essere ambientata nel 1830, nella Francia di Luigi Filippo, o giù di lì. E così è stato fatto a Sassari al Teatro Comunale venerdì e domenica scorsi, ultimo titolo della stagione dell’Ente Concerti Marialisa De Carolis. Un allestimento tradizionale rivisitato dal regista Matteo Mazzoni, che ha consentito un’ottima resa teatrale insieme a un meraviglioso riscontro sonoro. Mazzoni, autore anche dei costumi, ha ripreso una scenografia già utilizzata al Teatro Verdi di Sassari nel 1989 in una bella edizione della “Bohème” con un cast di grande livello che comprendeva una sublime Daniela Mazzucato nel ruolo di Musetta. In realtà, l’allestimento scenografico risale agli anni Cinquanta firmato da Nicola Benois, adattato per questa edizione con la collaborazione di Cristian Demuro e arricchito dalle convincenti e mai pesanti proiezioni di Luca Attilii, valorizzate dall’intelligente e cinematografico disegno luci di Tony Grandi.

Boheme
Massimiliano Pisapia (Rodolfo) e Daniela Schillaci (Mimì)

Un plauso all’Orchestra dell’Ente Concerti e al direttore, il tedesco Michael Balke. La nuova disposizione degli strumenti con contrabbassi e violoncelli al centro e fiati leggeri a sinistra ha arricchito i particolari di una partitura complessa, tipica di Puccini, spesso sottovalutato nei cromatismi sonori.

Bene, per non dire benissimo, Massimiliano Pisapia (Rodolfo) e Daniela Schillaci (Mimì), quest’ultima ormai acclamata voce della lirica italiana. Giudizio più che positivo anche per Ilaria Vanacore (Musetta), Zoltán Nagy (Marcello), William Hernández (Schaunard) e Alessandro Spina (Colline). Applausi a scena aperta in particolare per le arie di Rodolfo e Mimì nel primo quadro, le famosissime “Che gelida manina” e “Sì, mi chiamano Mimì”, “Quando me’n vo” di Musetta (che riprende la bella melodia di un celebre valzer scritto da Puccini qualche tempo prima) nel secondo quadro e per “Vecchia zimarra”, l’aria di Colline nell’ultimo quadro. Applausi meritati anche a Bruno Lazzaretti (Benoît/Alcindoro), Marco Puggioni (Parpignol), Fabrizio Mangatia (Sergente dei doganieri), Antonello Lambroni (Un doganiere) e Claudio Deledda (Un venditore). Le parti corali sono state affidate al Coro dell’Ente, guidato da Antonio Costa, e al Coro “Le note colorate” dell’Associazione Rossini, curato da Claudia Dolce: grandi consensi nel secondo atto, con ottimi movimenti di massa.

Una stagione lirica che si chiude quindi col botto e con unanimi consensi. Non solo per il meritato tutto esaurito nelle due recite della “Bohème” e per gli altri titoli in cartellone, ma anche per il grande rispetto garantito al pubblico negli allestimenti proposti. (Lufo)

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