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Io apro all’Unesco, nei negozi di Sassari 40 immagini dei nuraghi

Iniziativa dell’associazione “Strada facendo” in collaborazione con “La Sardegna verso l’Unesco”

Sassari. Da alcuni giorni circa 40 negozi nelle vie dello shopping sassarese sono coinvolti nell’iniziativa “Io apro all’Unesco”. Per tutta questa settimana (fino a domenica 25 luglio) l’associazione “Strada facendo” presenta nelle vetrine degli esercizi che hanno accolto la proposta immagini, clip e pannelli fotografici dedicati ai monumenti più significativi della civiltà nuragica. Un vero e proprio evento, per il quale è stato richiesto il patrocinio del Comune di Sassari, organizzato in collaborazione con l’associazione “La Sardegna verso l’Unesco”, nata con l’obiettivo di ottenere dall’Organizzazione delle Nazioni Unite il riconoscimento della monumentalità nuragica quale patrimonio dell’umanità.

Venerdì scorso l’iniziativa è stata presentata alla stampa al Cafè Set di via Roma. Sono intervenuti Michele Saba, referente dell’associazione “La Sardegna verso l’Unesco”, il professor Alberto Moravetti, docente ordinario di Preistoria e Protostoria, Giusy Mura, portavoce del centro commerciale naturale “Stelle del Centro”, e Claudio Maninchedda, responsabile del neocostituito “Comitato via Roma e piazza d’Italia”. La finalità dell’iniziativa “Io apro all’Unesco” è di far percepire all’opinione pubblica il valore, fortemente identitario, delle testimonianze archeologiche ereditate dalla nostra protostoria, per le quali è stato appunto richiesto, all’Unesco – con il patrocinio della Regione, del Banco di Sardegna e della Fondazione di Sardegna -, l’inserimento nella lista del Patrimonio dell’Umanità.

«Il simbolo dell’identità della Sardegna è il nuraghe. Nel passato non siamo stati bravi a valorizzare questo grande patrimonio storico-monumentale e culturale. Nella nostra isola abbiamo un vero e proprio museo aperto. Il Consiglio regionale lo ha riconosciuto approvando una mozione. Noi chiediamo l’inserimento tra i beni riconosciuti dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità», ha ribadito Michele Saba.

Si parla di quasi 7mila nuraghi, collocati in tutto il territorio della Sardegna. «Dimostrano la grande capacità architettonica che i sardi avevano. Parliamo di testimonianze fino al 1100 a.C. circa. Poi tutto cambiò. I grandi studiosi del passato riconobbero da subito le competenze dei popoli che costruirono i nuraghi. Pensiamo a un grande archeologo come Taramelli, così “imbevuto” di sardità e di nuraghi. E non dimentichiamo che a noi è arrivata solo una parte di un immenso patrimonio, che comprende anche tombe dei giganti e bronzetti. Alcuni nuraghi nel corso dei secoli furono smantellati, riciclandone il materiale, anche solo per i muretti nelle campagne», ha spiegato il professor Moravetti.

«Fare rete aiuta e questa iniziativa ci riempie di soddisfazione. Le riproduzioni fotografiche sono esposte da 40 negozi», ha insistito Giusy Mura, come anche Claudio Maninchedda: «A due passi da casa abbiamo un patrimonio culturale immenso. Farlo conoscere meglio è importante. Un primo traguardo vinto».

I pannelli fotografici dopo Sassari saranno esposti a Olbia, fino al 30 luglio.

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