CronacaPolitica

Insularità in Costituzione, insieme Comitato Promotore e Fasi

Vicina la soglia delle 50 mila firme necessarie per depositare la proposta di legge di iniziativa popolare

Cagliari. «Siamo vicini alla soglia delle cinquantamila firme necessarie per depositare la proposta di legge di iniziativa popolare». Il Comitato Promotore per l’Insularità insieme alla Fasi, la federazione che raccoglie gli emigrati sardi in Italia, venerdì mattina hanno fatto il punto della situazione. «Durante le sue brevi vacanze nell’isola – ha detto Roberto Frongia – il Presidente della Repubblica ha ricordato che i sardi hanno diritto ad avere pari opportunità. È esattamente ciò che chiediamo».

Inserire il principio di insularità nella Carta Costituzionale offre un ventaglio di vantaggi molteplici, tra cui una rinnovata autonomia, che deve essere rilanciata in modo nuovo. Per quale ragione? Per il semplice motivo che la Sardegna, in quanto isola, fa storia a sé, con tutto ciò che ha comportato e che comporta per la nostra cultura, per la nostra storia millenaria e per le nostre tradizioni: l’insularità rappresenta l’incontestabile necessità per i sardi di organizzare il proprio assetto istituzionale, economico e sociale con una Autonomia di scelta assai più ampia e profondamente diversa dalle altre regioni. Ma è necessario gridare con altrettanta forza che i sardi non vogliono più ricevere il “pesce pescato da altri e regalato dallo Stato”, proseguendo un andazzo che li condanna ad essere servi senza dignità. Vogliono, al contrario, che siano azzerati gli attuali svantaggi strutturali legati all’insularità e che sia dunque finalmente consentito loro di competere con pari punti di partenza con tutti gli altri cittadini italiani. Essere “un’isola” comporta costi aggiuntivi che devono essere compensati in nome della coesione nazionale, con l’obiettivo di rendere uguali i punti di partenza di tutti i cittadini italiani.

La presidente della Fasi Serafina Maxia ha ricordato che il problema dell’insularità si trascina da troppi anni per questo la federazione ha deciso di lavorare accanto al Comitato. Con la firma è possibile esercitare un diritto dando alla soluzione del problema un contributo fattivo. I sardi non chiedono un privilegio, ma diritti, le stesse opportunità dei connazionali. Tonino Mulas, già presidente della Fasi, oggi responsabile trasporti della federazione, ha sottolineato come siano stati coinvolti nella raccolta delle firme i 70 circoli della Fasi sparsi in tutta Italia. Ha poi rammentato che il problema della continuità territoriale deve essere condotta in modo unitario. Troppo alti i costi che i sardi sopportano sia sul fronte del trasporto marittimo sia su quello aereo.

Rita Dedola del Comitato Scientifico ha ricordato la trasversalità dell’iniziativa, mentre la coordinatrice del Comitato Scientifico, Maria Antonietta Mongiu, ha concluso mettendo in risalto che “il Comitato per l’insularità in Costituzione non ha interrotto la sua azione in questa estate così problematica per la nostra nazione. Queste settimane sono state anzi un’ulteriore opportunità per la raccolta di firme ma pure di diffusione del progetto e del percorso che abbiamo intrapreso.

«Ci corre l’obbligo oggi esprimere la nostra solidarietà e il nostro cordoglio per i morti di Genova vittime di incuria dei tanti che hanno disatteso uno dei cardini della nostra Costituzione: l’art. 9 che impone a tutti e specie a chi ha ruoli istituzionali di rispettare il paesaggio come parte fondante dell’identità nazionale. Il crollo del ponte di Genova – è stato detto –, così frequentato da noi sardi, è una metafora che ci interpella sulla necessità di investire di più non solo sulla manutenzione e sul prendersi cura dei luoghi ma anche sull’urgenza di una maggiore coesione tra le mille patrie della nostra nazione dove le pari opportunità tra le stesse non sono ancora del tutto agite».

Dopo quasi due anni di raccolta di firme, di iniziative, di confronti per modificare la Costituzione e far riconoscere il principio dell’insularità nella stessa, un bilancio si deve fare. In primis quello che riguarda i numeri che impressionano per quanto concerne sia la prima sia la seconda raccolta. Ciò scardina uno dei luoghi comuni diventato stigma e disastrosamente persino autostigma che i sardi non sanno organizzarsi e strutturare attività unitarie: quel pocos locos y malunidos che, come altri, è un luogo comune inventato da chi non ha voluto assumersi la responsabilità della funzione nonostante il ruolo.

Onore di conseguenza ai tanti volontari che con gratuità e spirito di servizio hanno donato il loro tempo. Stando nelle piazze e nei mercati non hanno solo chiesto meccanicamente una firma ma hanno dialogato, hanno spiegato, e soprattutto hanno riconnesso l’opinione pubblica alle istituzioni repubblicane e autonomistiche. Da ciò una costante azione positiva che ha sortito un inaspettato bilancio sociale e un bilancio etico-culturale costituito da un profondo e radicato recupero di senso sull’idea di un’insularità positiva, quella alla base del nostro Statuto e di cui molto spesso la politica politicante e reificata ha persa nel tempo persino l’anagrafe e quasi del tutto la grammatica.

Tanto percorso ha scardinato quel denso risentimento che è stata una cappa che ha sovrastato l’agire delle classi dirigenti – che non sono solo i politici ma chiunque abbia un ruolo sociale – costituendo un facile alibi alle incapacità perché va detto che all’ossessione del ruolo e della sua conservazione in forme pervicacemente autoriferite non ha sempre corrisposto un’altrettanta capacità di svolgere la funzione corrispondente.

In chiusura va ulteriormente ribadito che la grande campagna per l’insularità in Costituzione condotta da sardi e da sarde valorosi non sono solo 50mila nomi da consegnare ad ottobre ma la ripresa della dialettica tra sardi nell’isola e nel mondo; la presa d’atto che l’insularità sono persone, luoghi, storia e storie, di cui a tutt’oggi poco sappiamo; il diritto alla mobilità, all’istruzione, all’intrapresa come ogni cittadino europeo.

Ecco perché il Comitato per l’insularità ha finito per essere una piattaforma in cui riconoscersi oltrepassando il limite che spesso ci siamo posti. La pedagogia sociale e civile che abbiamo esercitato intanto su noi stessi ci ha spinto a volerci assumere più consapevolezza e con essa più responsabilità. Da ciò l’urgenza a rimettere in discussione non solo lo Statuto ma i modelli di sviluppo spesso eterodiretti che come raccontano i numeri ci hanno collocato come fanalino dell’Europa e dell’Italia.

Tags

Articoli collegati

Back to top button
Close
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: