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Il violino funambolico di Baràti

Al Teatro Verdi di Sassari un concerto emozionante che ha conquistato il pubblico. Da Bach a Ravel, passando per Brahms, Cajkovskij, Ysaÿe e Sarasate

Baraticoncerto1Sassari. Krisfòf Baràti non è solo un talentuoso violinista ungherese. Nome di punta del concertismo internazionale, possiede una grandissima tecnica, che si traduce in una padronanza assoluta dello strumento, un magnifico ‘Lady Harmsworth’ del 1703, gentilmente concessogli dalla Stradivarius Society di Chicago. Ma oltre a questa caratteristica importante è anche un immenso esecutore, un interprete sopraffino, che riempie di sentimento pagine di autentici pilastri della composizione classica. Un peccato insomma non essere presenti venerdì scorso al Teatro Verdi per il suo concerto inserito nella stagione “I grandi interpreti della musica”, curata da Teatro e/o Musica. Accompagnato al pianoforte dalla brava Rina Garolda Harasova, Baràti ha eseguito musiche di Bach, Brahms, Čajkovskij, Ravel e Sarasate. Applausi inizialmente nella norma, che con il passare dei brani si sono trasformati in un’autentica acclamazione.

Musica vera insomma, a cominciare dalla Sonata n.1 in sol minore per violino solo BWV 1001 di Johann Sebastian Bach, un vero e proprio caposaldo della musica del 1700 (ma quante composizioni bachiane lo sono? Tante, da perdere il conto). Quattro movimenti, che comprendono la celebre fuga, poi modificata nella tonalità, re minore, e trascritta nel preludio e fuga per organo BWV 539, composti negli anni passati come kappelmeister alla corte di Köthen: la partitura manoscritta reca la data del 1720. Nel repertorio dei più grandi violinisti del 1900, da qualche anno è stata riscoperta la versione originale, che si discosta per fortuna solo in pochi passaggi da quella pubblicata dall’editore nella seconda metà del 1800, in piena riscoperta del genio di Eisenach.

Baràti, nella prima parte del concerto di venerdì, ha eseguito, insieme a Rina Garolda, anche la n. 2 in la maggiore per violino e pianoforte, op. 100 di Johannes Brahms. Composta nell’estate del 1886 durante un soggiorno a Thun, tra le montagne svizzere, e per questo ribattezzata Thuner-Sonate, la sonata trasmette con la linea melodica ricca di cantabilità di chiara derivazione liederistica una piena e serena intimità.

Più virtuosistica invece la pagina di Eugene Ysaÿe (1858-1931) sempre per violino solo, la Sonata No. 3 ‘Ballade’, dedicata a George Enescu. La più famosa delle sei sonate op.27 di Ysaÿe per violino è in realtà la più breve, poco più di sei minuti.

Il concerto è proseguito con la toccante e melodica Meditation, Op. 42 n° 1 di Pëtr Ilic Cajkovskij, composta nel 1878 per violino e pianoforte, eseguita con pathos, per poi esplodere nella Tzigane per violino e pianoforte di Maurice Ravel, composta tra il 1922 e il 1924. Due i bis, dall’esecuzione funambolica, entrambi di Pablo de Sarasate, tratti dalle Danze Spagnole: Zapateado (1880), op. 23 n.2, e Romanza Andaluza (1877) op.22 n.1.

Venerdì 29 marzo salirà sul palco del Teatro Verdi un’artista originale e virtuoso che da qualche tempo con le sue esibizioni al mandolino affascina il mondo musicale: Avi Avital accompagnato dall’Orchestra di Venezia. Il programma prevede musiche di Vivaldi, Bach, Mendelssohn e Bartok. (lufo)

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