EvidenzaSpettacoli

Il regista cinese Wang Bing all’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi”

Sarà ospite a Sassari il 26 e 27 aprile per due eventi al Mas.Edu di corso Pascoli. Sarà lanciata la laurea triennale della Scuola di Cinema

Sassari. L’ospite di eccezione, nell’incontro organizzato dall’Accademia di Belle Arti “Mario Sironi”, sarà Wang Bing, il regista cinese – vincitore della sezione Orizzonti al festival di Venezia e del Pardo d’oro al festival di Locarno – che arriverà a Sassari il 26 e 27 aprile (9,30- 13 e 15-18,30) per due momenti che si svolgeranno al Mas.Edu in corso Pascoli. Wang Bing ha fatto suo un particolare stile in cui il documentario si fa drammaturgia del reale e da cui emerge un quadro duro di microcosmi cinesi relegati ai margini dell’ufficialità. Bing riesce a svelare contraddizioni e aspetti sconosciuti, con uno stile estremo, spesso crudo ben oltre il limite posto dal reale. Il suo cinema ripercorre momenti importanti della storia cinese, mantenendo un occhio di riguardo per piccole capaci di trasformarsi in grandi storie.

L’incontro con il regista cinese lancia la nuova laurea triennale della Scuola di Cinema dell’Accademia Sironi che si chiama “Arte del cinema e tecnologia degli audiovisivi” e che prenderà il via il prossimo anno accademico 2022/2023.

Un triennio che si propone di fornire agli studenti le competenze tecniche e linguistiche per affrontare tutta una serie di diverse tipologie di professioni legate direttamente al linguaggio e alla tecnica dell’audiovisivo, a cui si lega il già operativo biennio in Cinematografia documentaria.

«I corsi triennali e biennali in cinema della nostra Accademia – è il commento del direttore Antonio Bisaccia – saranno in grado di dare agli studenti quelle competenze che permetteranno loro di raccontare il territorio della Sardegna sotto numerosi punti vista, tutti ugualmente affascinanti: etnografico, sociologico e antropologico e la presenza di un regista di così alto profilo rafforza l’idea, il progetto e il percorso della nostra Accademia che è stata recentemente indicata dalla rivista “Artribune” come migliore Accademia d’Italia ex aequo con Venezia».

Dal videoclip musicale, al video d’autore e promozionale, passando per il reportage, e comprendendo la finzione cinetelevisiva e il documentario. Il documentario, appunto, un genere già esplorato in Accademia dove da qualche anno è attivo il biennio specialistico. Una curvatura formativa che accrescerà le competenze degli allievi per far emergere e concretizzare le loro passioni nell’ambito del cinema e dell’audiovisivo, in un territorio, quello della Sardegna, in cui una Nouvelle Vague del cinema è sotto gli occhi di tutti.

All’incontro con il regista prenderanno parte anche i giovani allievi del Liceo scientifico internazionale ad indirizzo cinese del Convitto Nazionale Canopoleno di Sassari che potranno confrontarsi su una realtà affascinante, complessa e che caratterizza il loro percorso di studi.

Biografia di Wang Bing. Nato a Shaanxi nel 1967. Rivelatosi agli inizi del 2000 come uno dei più personali e rigorosi registi del cinema cinese contemporaneo, è andato costruendo un particolare stile in cui il documentario si fa drammaturgia del reale e da cui emerge un quadro spesso duro e sgomento di microcosmi cinesi ai margini dell’ufficialità, dei quali sono rivelati, fin nelle pieghe più nascoste, contraddizioni e aspetti sconosciuti, con uno stile estremo, per durata e crudezza. Al Festival internazionale di Marsiglia nel 2003 si afferma con Tiexi qu (Il distretto di Tiexi), film di quasi dieci ore che in tre parti segue l’implacabile declino di un complesso industriale cinese. Sono seguiti: He Fengming (2007; A Chinese memoir), dove in tre ore la cinepresa scruta e ascolta le memorie e le confessioni di un’anziana dissidente politica; Brutality factory (2007), un cortometraggio intenso e crudele sulla tortura politica inserito nel film collettivo O estado do mundo; le 14 ore di Caiyou riji (2008; Crude oil), girato tra i lavoratori di un insediamento petrolifero nel deserto di Gobi; Tong dao (2009; Coal money), che si inoltra nella condizione di sfruttamento dei minatori della Cina del Nord; Wu ming zhe (2010; Man with no name), ritratto accorato di un uomo che volontariamente si è ritirato in una grotta scegliendo di non parlare più e sottraendosi irriducibilmente alla società; Jiabiangou (2010; The ditch, 2010), ispirato a un libro di Yang Xianhui, Goodbye, Jabiangou, e che ritorna nel deserto di Gobi per rievocare le condizioni inumane dei campi di internamento e lavoro dei primi anni Sessanta nella Cina maoista, con una visione ossessiva e claustrofobica; San Zimei (2012; Tre sorelle, 2012), che persegue con sguardo lucido e insieme pieno di pietà, ma ugualmente attento a restituire il reale come esperienza politica, la vita di una famiglia contadina negli spazi, concretissimi e insieme emblematici, di un villaggio sperduto tra le montagne cinesi con Three Sisters (Sān zǐmèi) vince al festival di Venezia nella sezione Orizzonti. Dopo aver sconvolto pubblico e critica con il potentissimo Til Madness Do Us Part (Feng Ai) del 2013, documentario ambientato in un manicomio cinese, nel 2017 vince il Pardo d’oro al Festival di Locarno con il toccante Mrs. Fang.

Tags

Articoli collegati

Back to top button
Close
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: