EvidenzaPolitica

Il Pd: sul Turritania serve uno shock

Sulla riqualificazione di Porta Sant’Antonio il gruppo consiliare dem insiste sul recupero «dell’idea progetto che sosteniamo dalla fine del 2018» con «un serio percorso partecipativo»

Sassari. Il dibattito sul destino dell’ex Hotel Turritania, simbolo del degrado del cuore della città, e sulla riqualificazione di Porta Sant’Antonio ha registrato nei giorni scorsi un’importante presa di posizione (riportata dai due quotidiani sardi), quella del responsabile della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro Bruno Billeci. La sua risposta è stata netta: il Turritania è vincolato e non si può toccare. Sulla tema della sistemazione di quella porzione di centro storico interviene nuovamente il gruppo consiliare del Pd a Palazzo Ducale. Le parole del soprintendente aggiungono «solo interessanti elementi di riflessione che ci convincono ancor di più della necessità di tenere invece accesa la discussione sulla riqualificazione dell’area di Porta Sant’Antonio allargando il perimetro di progetto ben più in là della sola piazza occupata dall’ex Hotel Turritania – scrivono Fabio Pinna, Giuseppe Masala, Giuseppe Mascia e Carla Fundoni –. Il tema in discussione non è l’abbattimento del Turritania, ma capire cosa serve effettivamente per arrestare il declino socio economico di quella parte della città che da “porta d’ingresso principale”, inesorabilmente dal 1942 è diventato simbolo del degrado di Sassari. A distanza di quasi 80 anni, oggi la città ancora una volta mostra tutta la sua contrarietà e l’istintiva ribellione a quell’oltraggio subito nel lontano 1942, torto rimasto indelebile nella memoria di questa città. Città offesa dall’allora podestà di Sassari che fece prevalere la propria autorità ordinando di edificare in quel preciso luogo quell’edificio, così segnando pesantemente lo sviluppo della città per i successivi decenni. E ciò nonostante le dichiarate perplessità dello stesso Vico Mossa, la supplica dei francescani della chiesa di Sant’Antonio Abate, la deroga alle regole urbanistiche del tempo e le perplessità di una città la cui vita si sviluppava intorno al suo principale ingresso rivolto verso il mare e il porto. Una violenza subita non solo dal punto di vista della pianificazione territoriale, ma una mortificazione che accumula, da allora, danni sociali ed economici per un tessuto urbano, quello della parte bassa del centro storico, al quale è stata preclusa la possibilità di connettersi in maniera ordinata ai successivi sviluppi urbanistici e ad un piano della mobilità che l’accompagnasse adeguatamente. Problemi sui quali da anni si contorce la politica locale senza mai trovare soluzioni capaci di annullare gli effetti di quel peccato originale figlio di una autorità che non guardava all’interesse della comunità, ma più propensa a lasciare ai posteri segni indelebili del proprio passaggio.

«Per questo oggi riteniamo sia arrivato il tempo per sostenere un atto di giustizia più ampio che risponda all’interesse collettivo, realisticamente sognando una vasta riqualificazione di quell’area che affronti e risolva il problema delle connessioni urbanistiche compromesse ottanta anni fa, per poi incoraggiare quelle radicali azioni di rigenerazione urbana che diano nuova linfa e speranza ad una parte della città, quella del centro storico basso, che altrimenti dovrà rassegnarsi ad essere il simbolo di un degrado che, per chi legge la storia con una minima cultura progressista, diverrà inevitabile nei prossimi decenni. Perciò, anche attraverso l’idea progetto che sosteniamo dalla fine del 2018, riteniamo sia arrivato il momento di osare e ripercorrere la strada inversa intrapresa nel 1942, sicuri che oggi l’interesse collettivo sia da misurare attraverso un serio percorso partecipativo che coinvolga la città e non ripiegarsi ancora una volta a più comode e facili soluzioni, seppur mascherate da nobili intenti di natura benefica o sociale. Esattamente le stesse giustificazioni addotte dal Podestà Crovetti nel 1942», concludono i consiglieri del Partito Democratico.

Tags

Articoli collegati

Back to top button
Close
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: