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A Sassari il Pd propone la cittadinanza onoraria a Liliana Segre

Presentata mozione consiliare, sottoscritta anche dagli altri gruppi del centrosinistra a Palazzo Ducale, Futuro Comune e Italia in Comune

La senatrice Liliana Segre con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Sassari. Il Comune di Sassari conceda la cittadinanza onoraria alla senatrice a vita Liliana Segre, deportata dai nazisti ad Auschwitz nel 1944: dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni lì arrivati, Liliana Segre è una dei soli 25 sopravvissuti. È la proposta dei consiglieri del Pd Carla Fundoni (prima firmataria), Giuseppe Masala, Fabio Pinna e Giuseppe Mascia, che hanno presentato una mozione sottoscritta anche dagli altri consiglieri del centrosinistra, Lello Panu per Italia in Comune e Marco Dettori e Mariano Brianda per Futuro Comune.

La senatrice Liliana Segre, cittadina italiana, nata a Milano il 10 settembre 1930 – ricorda la mozione –, è testimone vivente di una delle più grandi tragedie collettive prodotte dalla civiltà umana e segnatamente europea. Cittadina italiana e tuttavia riconosciuta tra coloro (furono circa 48.032) che subirono l’umiliazione della schedatura come «razza ebraica» dalle ignominiose leggi razziste del 1938 e che per questo subirono l’espulsione dalla scuola pubblica all’età di otto anni. Nel momento in cui la discriminazione razzista si tradusse in persecuzione delle vite in Italia come in Europa, nel dicembre del 1943 tentò con il padre e due suoi cugini di cercare la salvezza in Svizzera. Dopo un viaggio «in condizioni disperate», dovette scoprire che per lei e i suoi cari la vicina Svizzera non era quella Terra d’asilo, che pure per molti era stata. Respinta alla frontiera di Arzo, fu consegnata alla Guardia di finanza italiana, affidata poi ai tedeschi e trasferita nel carcere dei Miogni, qui a Varese. Come la stessa Liliana Segre ha ricordato: «Nel carcere di Varese mi separarono da mio papà, che venne destinato al reparto maschile. Ero sola. Mi fotografarono e mi presero le impronte digitali come si fa con i delinquenti. Ero io quella?» Accanto al suo nome, a giustificare la sua detenzione, era appuntata una sigla: «O.P.». La giovanissima Liliana Segre, che all’epoca aveva appena tredici anni, era stata detenuta per motivi di «Ordine pubblico». Una ragazzina di 13 anni era pericolosa semplicemente perché era nata italiana ed ebrea. Dopo cinque o sei giorni, Liliana Segre fu trasferita presso il carcere di Como e di lì, poi, presso quello milanese di San Vittore. Il 30 gennaio del 1944, Liliana Segre fu trasferita presso il Binario 21 della Stazione centrale della capitale lombarda e caricata su un carro bestiame. Destinazione: Auschwitz. Nel momento in cui varcò i cancelli di Auschwitz, cessò, per i suoi aguzzini, di essere una persona e diventò semplicemente un «pezzo», uno «stück», indicato non più con un nome, ma con un numero scritto sulla pelle: il 75190. Uscì da quel luogo, sulla cui soglia sembrò fermarsi la civiltà e la razionalità umane, il 1° maggio del 1945. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni deportati in quel luogo, Liliana Segre era una dei soli 25 sopravvissuti.

Il centrosinistra in Consiglio comunale

Della sua storia e della storia di chi come lei subì quell’esperienza e non sopravvisse a essa, Liliana Segre si è fatta, soprattutto a partire dagli anni Novanta, testimone instancabile. Allo stesso tempo, nella sua testimonianza, ha sempre cercato di trasmettere due fondamentali insegnamenti civili e morali: non restare indifferenti di fronte all’imbarbarimento e alla violenza che in diverse forme si riaffacciano nella storia; non coltivare alcun sentimento di odio anche nei confronti di chi è responsabile della nostra e dell’altrui sofferenza.

L’alto valore morale e civile del suo impegno è stato riconosciuto, oltre che da innumerevoli altre istituzioni, anche dal Presidente della Repubblica italiana, il quale il 19 gennaio del 2018, a ottant’anni dall’introduzione nel nostro Paese di leggi razziste, ha voluto conferirle la nomina di senatrice a vita.

Il valore collettivo della sua storia personale, dell’impegno che Liliana Segre ha profuso nell’educazione morale e civile delle giovani generazioni; il valore etico della sua testimonianza, sempre finalizzata a un agire responsabile e «senza odio» e riconoscendo il valore della memoria come leva fondamentale per «mantenere vivo il ricordo del passato» come strumento per ribadire la nostra avversione «contro ogni potere totalitario, a prescindere da qualunque ideologia» – come è stato recentemente richiamato dalla Risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019 sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa;

Recenti episodi – è ricordato nella mozione – hanno portato il Senato, tramite propria determinazione, all’istituzione di una commissione monocamerale di controllo per combattere razzismo, antisemitismo e ogni forma di istigazione all’odio. Proprio in relazione alle sue battaglie, dal 7 novembre, dopo le minacce via web e lo striscione di Forza nuova esposto nel corso di un appuntamento pubblico cui partecipava a Milano, il prefetto Renato Saccone ha deciso di assegnare una scorta alla senatrice Liliana Segre.

Il gruppo consiliare del Partito Democratico e i gruppi consiliari di Futuro Comune e Italia in Comune alla luce di quanto detto, con il presente atto, chiedono al sindaco e a tutto il Consiglio Comunale di attribuire la cittadinanza onoraria del Comune di Sassari alla senatrice Liliana Segre quale segno di riconoscimento del valore universale della lotta contro ogni forma di discriminazione e di violenza.

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